Galleria Continua è lieta di presentare Instrument, una mostra di Zhanna Kadyrova, artista ucraina il cui lavoro esplora i temi della speranza e della resistenza in un intreccio di tempo, di spazio e di Storia. Messaggera di un’arte che parla del presente, Kadyrova indaga la propria esperienza personale facendosi testimone della guerra e della vita quotidiana in Ucraina, invitandoci ad un riflessione sull’umanità.
Affermata nel panorama artistico internazionale, nel 2025 riceve il Premio Nazionale Taras Shevchenko dell’Ucraina per le arti visive e, sempre nello stesso anno, vince l’Her Art Prize per artiste internazionali. Con la mostra Security guarantees, l’artista rappresenterà l’Ucraina nel Padiglione nazionale alla 61ma Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia.
Kadyrova trasla sul piano artistico l’ordinarietà che si trova costretta a vivere e a subire, mostrando la forza che può nascere dall’orrore. L’arte è il mezzo tramite il quale può trasmettere la sua esperienza personale, farsi sentire e contribuire al bene comune. Vedo che ogni gesto artistico ci rende visibili e fa sì che le nostre voci vengano ascoltate, afferma l’artista.
Costretta a lasciare la sua casa e il suo studio a Kiev dopo l’invasione russa del 24 febbraio 2022, Zhanna Kadyrova si stabilisce in un piccolo villaggio nei Carpazi, una zona montuosa priva di qualsiasi infrastruttura. Nel nuovo contesto, senza strumenti di lavoro e materiali tradizionali, inizia a osservare il paesaggio locale e in particolare i fiumi di montagna, i cui ciottoli levigati le ricordano per forma e dimensione i tradizionali palianytsia, grandi pagnotte di pane di frumento tipiche dell’Ucraina. Da questa constatazione nasce il progetto Palianytsia. Questa parola ha assunto un nuovo valore all’inizio della guerra: gli occupanti russi non riescono a pronunciarla correttamente, per questo motivo il termine è diventato presto uno shibboleth, un modo di distinguere gli amici dai nemici. L’associazione tra le due forme, porta l’artista a proporre delle tavole imbandite in cui i sassi, alcuni dei quali tagliati come per essere a disposizione dei commensali, suggeriscono un senso di abbondanza e di condivisione. Palianytsia è un progetto umanitario a sostegno degli artisti impegnati nella difesa del territorio ucraino. Tutti i fondi raccolti vengono devoluti dall’artista per le necessità urgenti al fronte - in tre anni di attività, sono stati donati oltre 550.000 euro.
Instrument, l’installazione al centro di questa personale, è un’organo suonabile espressione dell’analogia formale tra uno strumento musicale e i resti di missili lanciati dall’esercito russo sul territorio ucraino, lacerati dalla forza dell’esplosione. Commissionato dal Pinchuk Art Centre di Kiev nel 2024, è stato presentato per la prima volta alla mostra From Ukraine: dare to dream, evento collaterale della 60ma Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia (2024). Successivamente all’anteprima veneziana, l’opera è stata trasferita e installata nell’edificio della stazione ferroviaria di Leopoli, trasformando uno spazio di transito quotidiano in un luogo di incontro culturale e sociale. Qui, per quasi un anno - fino all’estate 2025 - Kadyrova ha organizzato performance tetrali e un programma pubblico di concerti con musicisti ucraini e internazionali, che hanno suonato e dato vita all’opera con la propria scelta musicale. Altre attività sociali, compreso un progetto per veterani di guerra, hanno arricchito il programma gratuito e rivolto all’intera comunità, intorno all’opera Instrument. Le registrazioni dei concerti confluiscono ora in un nuovo video a cura dell’artista, che verrà presentato in occasione di questa mostra.
Presentata a San Gimignano con la performance della musicista Chiara Saccone, Instrument offre una toccante meditazione sullo spirito incrollabile della cultura in tempo di guerra. In quest’opera, come sostiene l’artista Pavel Sterec - che con Kadyrova ha collaborato alla realizzazione di diversi progetti - l’arte diviene capace di sovvertire e trasformare i gusci di metallo in simboli di resurrezione e speranza, mostrando l’importanza di avere il coraggio di lottare e di contrapporsi alle aggressioni. Instrument permette di ritagliarsi un momento di ascolto interiore. Apre la possibilità di cullarsi, trovare per un attimo riparo e risvegliare un senso nuovo e più forte di determinazione.
La serie Behind the fence (2014) nasce dall’esperienza diretta dell’artista durante una visita alla penisola di Biryuchyy, sul Mar d’Azov, area che guarda verso la Crimea che fin dal 2014 è stata invasa dall’esercito russo. In queste opere, Kadyrova impiega elementi di vecchie recinzioni sovietiche per creare installazioni che richiamano con forza concetti di separazione, chiusura e violenza. Questa indagine si rinnova e si amplia nell’opera Souvenir (2023), in cui conchiglie in plastica vengono trasformate in sculture dotate di spioncini. Qui, frammenti di memoria personale emergono come ricordi fotografici legati all’esperienza dell’artista nel 2014 nell’area di Biryuchyy, luoghi oggi distrutti e preclusi a causa dell’occupazione russa. Presentata nello spazio Torre della galleria, Souvenir si configura come una riflessione poetica e intensa sull’inaccessibilità delle terre natali, sulla perdita, e sulla persistenza del vissuto individuale all’interno di un contesto di guerra. Le conchiglie, oggetti di svago e memoria, diventano qui potenti metafore di identità e nostalgia di un territorio non più raggiungibile, ricordando al pubblico non solo ciò che è stato, ma anche ciò che continua a essere negato e distrutto.












