Ero già stato in Costa Azzurra per visitare i luoghi legati a Jean Cocteau1. Ci sono tornato recentemente sulle tracce di un altro artista, Pierre-Auguste Renoir, visitando la sua casa-museo a Cagnes-sur-Mer.

Nel 1908 Pierre Auguste Renoir si trasferì da Parigi al Domaine des Collettes a Cagnes-sur-Mer per alleviare i disturbi articolari che lo affliggevano, insieme alla moglie Aline e ai tre figli Pierre, Jean e Claude in una confortevole (e piuttosto brutta) villa fatta costruire da un architetto di Nizza in una posizione elevata. Oggi, nella sua antica dimora, trasformata in museo nel 1960, sono conservate tele originali del pittore che illustrano il suo periodo cagnese: paesaggi, ritratti, nudi e nature morte. Vi sono inoltre esposti mobili, accessori per la pittura (scatola dei colori, pennelli, tavolozza) appartenuti a Renoir e una sorprendente collezione di sculture.

La villa è un grande edificio con varie terrazze; il suo interno, decorato con gusto ottocentesco e borghese, è alquanto formale e include un grande atelier affacciato sul giardino. Il viale principale che porta all'ingresso della villa è fiancheggiato da palme, e attorno vi è una magnifica tenuta costellata di ulivi secolari che l'artista ritrasse più volte col sole che si riflette sulle foglie argentee. Dalla casa si vedono il borgo medievale di Haut-de-Cagnes, le colline circostanti e, in lontananza, il mare. Il panorama è appena turbato dagli “ecomostri” che punteggiano la moderna località balneare.

Nel giardino delle Collettes, un atelier in legno e vetro, tuttora visitabile, permetteva a Renoir di godere degli effetti dell’aria aperta senza subirne gli inconvenienti.

Renoir a Cagnes

Nel prendere possesso della sua nuova casa Renoir osservò: “Mentre mi riscaldo e osservo attentamente, avrò acquisito la grandezza degli antichi pittori”. A Cagnes Renoir rivendicò una totale libertà artistica. Qui, lontano dalla critica parigina, libero dalle esigenze dei suoi committenti e ispirato dalla bellezza dei luoghi, si dedicò al piacere di dipingere per se stesso. Alcune giovani ragazze di Cagnes, assunte come domestiche, gli servirono da modelle; Renoir le dipinse con corpi pieni e sensuali e volti illuminati da una luce abbagliante. Fu a Cagnes-sur-Mer che Renoir si avvicinò per la prima volta alla scultura.

Negli ultimi anni Renoir è costretto sulla sua poltrona dall’artrite. Le sue mani raggrinzite non riuscivano più ad afferrare nulla e doveva farsi legare lunghi pennelli alle dita contorte e dolenti. Pur afflitto da reumatismi articolari, Renoir continuò a dipingere con frenesia fino al suo ultimo giorno, il 3 dicembre 1919. La tecnica, la libertà e la padronanza del colore del pittore affascinano ancora di più proprio perché Renoir è costretto sulla sua poltrona dall’artrite. Egli offre una lezione di pittura e di vita.

Fu nel periodo trascorso a Cagnes che elaborò il suo ultimo stile; affrancatosi dai dubbi della giovinezza e dalle esigenze della disciplina accademica, inaugurò una nuova intensità di forma e colore.

Renoir godeva di grande prestigio presso le nuove generazioni di pittori all’inizio del XX secolo, come uno dei pilastri di una modernità classica. Sono molti i giovani artisti che compirono il pellegrinaggio alle Collettes: Matisse, Bonnard, Modigliani, ma anche Denis, Marquet e Manguin.

Renoir nella pittura…

Devo confessare una cosa: pur ammirando l’impressionismo, che con l’abolizione del chiaro-scuro aveva dato avvio all’arte moderna, da giovane non amavo Renoir. Grande appassionato delle avanguardie quali fauvismo, cubismo, dadaismo, espressionismo e perfino (beata gioventù!) arte concettuale, pop art e arte povera, trovavo sdolcinate e retrograde le sue tele con i nudi opulenti rosa confetto, le bambine dalle gote rosse al pianoforte, vestite di trine o i ritratti delle signore borghesi avvolte nei velluti e nelle sete.

Con l’età e l’esperienza però, mi resi conto che Renoir, più di qualunque altro, aveva attinto alla lezione dei grandi maestri del passato: Tiziano, Tintoretto, Rubens. Si era riappropriato dei loro contorni sfumati tramite una fitta trama di pennellate vibranti e multicolori, rimettendo i corpi, pur nella loro isolata plasticità, in “fusione" entro l'atmosfera. Quanto ai paesaggi, un nuovo senso di libertà formale governa il segno che, veloce, ripetuto, sovrapposto, ricrea la rigogliosa vegetazione, rendendo il trascorrere delle ore del giorno.

Renoir si interessa al nudo en plein air e alla sua integrazione armoniosa nel paesaggio, proponendo una visione atemporale della donna identificata con la natura, in cui i paesaggi del sud e il suo giardino costituivano la cornice di un nuovo Eden pittorico. Matisse vi vide «i nudi più meravigliosi mai dipinti: nessuno ha fatto di meglio... nessuno» (un’opinione un po’ azzardata, mi pare…).

Non a caso, nel 1886 si tenne l'ultima mostra impressionista, in un clima di tensioni. Renoir non vi partecipò ed inaugurò il suo nuovo stile classicheggiante.

(Con tutto ciò, continua a farmi sorridere il paragone di un pittore moderno con gli inarrivabili grandi Maestri sopra menzionati…)

… E nel ricordo

Il figlio di Renoir, Jean, nato nel 1894, divenne un famoso regista cinematografico2, un vero mostro sacro per i topi da cineteca della mia generazione (ma i giovani d’oggi, abituati ai ritmi da videoclip e agli effetti speciali AI-generated troverebbero i suoi film inguardabili).

Nel 1962 Jean Renoir rievocò la sua infanzia e prima giovinezza trascorse a Les Collettes e la figura del padre, nel libro Pierre-Auguste Renoir, mon père.

Il libro mi ha un po‘ deluso, abbonda di aneddoti poco interessanti e parla a malapena della pittura del padre. Svela comunque gli “altarini” del pittore raccontando come, di origini modeste, avesse iniziato come decoratore di porcellane in una fabbrica e poi dipinto insegne per i negozi (è forse lì la radice di quella “volgarità” che gli riscontravo da giovane? D’altronde anche i “padri” dell’arte moderna, Cezanne, Gauguin e Van Gogh furono autodidatti e agli inizi della loro carriera sapevano a malapena tenere in mano il pennello).

Scrive Jean Renoir della dimora di Les Collettes:

Il pensiero di Cagnes mi evoca immediatamente l’immagine di mio padre. È lì che ha trascorso la maggior parte dei suoi ultimi anni; è lì che è morto. A casa sua, alle Collettes, il profumo degli aranci è sempre lo stesso e i vecchi ulivi non si sono mossi (…) L’ombra degli ulivi è spesso violacea. È sempre mutevole, luminosa, piena di allegria e di vita. Lasciandosi andare, sembra quasi che Renoir sia ancora lì e che da un momento all’altro lo si sentirà canticchiare strizzando l’occhio alla sua tela. Fa parte del paesaggio. Non ci vuole molta immaginazione per vederlo, con il suo cappello di tela bianca posato in modo buffo sulla testa.

Ma la parte più interessante del libro è costituita dalle citazioni dei pensieri di Renoir sull’arte. Eccone un florilegio:

Non c'è arte senza mestiere. Il mestiere è il pilastro, la solidità dell'arte. È quella cosa che si può imparare solo mettendo le mani in pasta, poco a poco

Un pittore non può essere grande se non conosce il paesaggio

Una mattina, uno di noi, non avendo più il nero, usò il blu: era nato l’impressionismo

Se ho dipinto con colori chiari, è perché bisognava dipingere con colori chiari. Non era il risultato di una teoria, ma di un bisogno, un bisogno che era nell’aria, in tutti, inconsciamente, non solo in me. E i pittori ufficiali, con il loro bitume, erano pazzi.

La pittura è fatta per decorare le pareti; dev'essere più ricca che si può. Per me un quadro dev'essere qualcosa di amabile, di gioioso e di bello, sì, di bello!

E a proposito dell’ultima citazione: quest’anno sono stato alla Biennale di Venezia; interessantissima, per carità, e molto rappresentativa del nostro tempo. Ma di “bello”, inteso nel senso di Renoir, non vi ho visto proprio niente…

E per finire in “bellezza”

Ho visitato la casa-museo di Renoir a Les Collettes lo scorso lunedì 7 ottobre. Nella notte dello stesso giorno i ladri l’hanno svaligiata, portandosi via due quadri (l’indomani era il giorno di chiusura). Non sono stato io, lo giuro! (E comunque i quadri sono stati recuperati dalla polizia un mese dopo il furto).

Note

1 Vedi l’articolo su Meer edizione italiana del 28 ottobre 2024: La Costa Azzurra di Jean Cocteau.
2 Tra i suoi film più noti: Boudu sauvé des eaux (1932), La Grande Illusion (1937), La Règle du jeu (1939), French Cancan (1954). Nel 1959 girò nella tenuta di Les Collettes uno dei suoi film meno memorabili, Le déjeuner sur l’herbe.