Ungi di olio il mio capo Il mio calice trabocca.
(Salmo 22)
I Salmi non sono solo tra le più antiche preghiere attestate nella storia umana, ma si rivelano pure in se stessi dei capolavori linguistici, spirituali e narrativi, per tutti. Siccome i Salmi appaiono ricchi di immagini tanto da poter in certi passi essere visti quali “racconti per immagini”, sintesi esperienziali religiose “per immagini”, mi sono chiesto quali siano i “luoghi” principali dei Salmi. Non tanto i simboli, ma proprio i “luoghi”, cioè gli immaginari, le dimensioni, i modelli, le situazioni tipiche e ricorrenti in cui l’uomo si avvicina a Dio e Dio si avvicina all’uomo.
Una componente molto evidente dei Salmi, infatti, è la loro esperienzialità e trasparenza interiore; nel senso che la voce del salmista è quella di un uomo che prega, che invoca ed evoca Dio all’interno di una consolidata esperienza di relazione con l’Altissimo, di pratica, di devozioni, di inni e di ritualità spirituali. Ma ciò che più ci può affascinare e coinvolgere dei Salmi è la loro dimensione interiore e di un’interiorità intima quanto mistica, concreta, quasi fisica, cardiaca.
Per questo ciascuno di noi, cristiano o meno, può identificarsi e riconoscersi nella voce accorata e appassionata del salmista, perché è una voce che sale dall’abisso umano, in profonda autenticità, per elevarsi verso l’abisso celeste di Dio. Un movimento di ascesa e di discesa che ci rivela molto sia dell’uomo che di Dio. Ma ci sono anche altri movimenti: di combattimento spirituale, di oltrepassamento, di passaggio e di meditazione-custodia del cuore.
I Salmi si distinguono dalle preghiere egizie e cinesi perché non possono ridursi a oratoria rituale e a celebrazione poetica delle qualità divine, ma esprimono e veicolano sempre un cuore acceso e vitale che non solo supplica e loda Dio, ma soprattutto si confida con Dio, gli parla, condivide con Dio i propri nascosti travagli quanto le speranze e le gioie. Per questo sentiamo questa voce come una voce senza tempo, sempre giovane e vicina al nostro spirito e allo spirito di ogni tempo.
Dentro questi processi dinamici profondi possiamo distinguere e precisare ben sette “luoghi di prossimità” fra il divino e l’umano, ciascuno dei quali ricco a sua volta di immagini e immaginari frequentati, vissuti e interiorizzati/interiorizzanti:
il cuore con le sue declinazioni temporali o spaziali intime (mattino, sera, notte, il letto);
i luoghi di Dio: Sion, Gerusalemme, il santuario, il trono, il monte santo, la tenda, la casa, la città, la “terra dei viventi”, la voce di Dio;
la geografia sacra di Israele: Giuda, il Sermon, il Galaad, l’Hermon, il Basan, le tende di Kedar;
Israele quale stirpe santa: l’Alleanza, i patriarchi le tribù, Mosè e Aronne; le tribù, “Giacobbe”, l’“eredità”, il popolo di Dio, i precetti della Legge, il “consacrato del Signore”;
i momenti festivi, sociali e pubblici: l’“assemblea dei giusti”, la “moltitudine festosa”, il corteo, i rami frondosi, le porte, l’altare;
la lode pubblica e rituale a Dio: l’indicazione degli strumenti eletti come la cetra, l’arpa, i tamburi, le trombe, il flauto, i cembali, il canto (Sal. 33;150);
il tempo dell’angoscia quale tempo a suo modo rivelativo, epiteofanico: la prova, i nemici, la battaglia, le persecuzioni.
Consideriamo i Salmi più solitari e interiori; cosa c’è di più intimo del letto, dove nessuno ci vede e ci sente? Il salmista ci racconta un’esperienza di conversazione con Dio che può accadere anche di notte e nella solitudine e nell’umiltà di un letto. Se Mosè aveva parlato faccia a faccia con Dio per quaranta giorni e quaranta notti sul Sinai, circondato da nubi per celare la luce eterna divina, ciascun credente ‒ ci insegnano i Salmi ‒ può aprire il proprio cuore direttamente a Dio per ascoltarne il palpito e accogliere le ispirazioni e le grazie celesti che la misericordia di Dio elargisce ai cuori ardenti e tenaci.
Le indicazioni temporali, infatti (mattino, sera, notte), rinviano alla casa e quindi alla dimensione centrale del cuore, cioè dei recessi più profondi della propria anima. Nell’intimità umile di un letto, di notte come di mattina, ecco lo spirito umano che si proietta verso Dio (Sal.5) e il letto diventa sia luogo di ascesa che luogo di meditazione e il sonno segno del giusto rapporto con Dio:
nel silenzio, nel vostro letto, esaminate il vostro cuore. (Sal.3)
E ancora:
io mi corico, mi addormento e mi sveglio: il Signore mi sostiene (…) io mi corico e subito mi addormento perché tu solo, Signore, mi fai riposare. (Sal.4)
Il rapporto del cuore del salmista con Dio appare quindi costante, vitale, profondamente prossimo, tanto da stupirsi con gioia del risveglio da vivi e da concepire la sera e la notte quale rituale continuo affidamento fiducioso al proprio Signore eterno.
Il letto appare luogo spirituale rivelativo sia della fedeltà del credente che dei momenti di angoscia quanto di esaltazione che la sua anima vive nascostamente all’interno della dimensione del vegliare con Dio (Sal. 6, 7, 63).
Di fronte ad un cuore che pensa a Dio con tutto se stesso emerge tutto un immaginario che da Dio visualizza un movimento di grazia discendente: il trono di Dio, gli occhi di Dio sul giusto (Sal.25), le mani di Dio dentro le quali è la nostra vita (Sal. 34, 116) fino a immagini tanto potenti quanto dolci e intime ad alludere a dimensioni di intreccio fra divino e umano: l’“ombra delle ali di Dio” (Sal.36;91), gli “atri del Signore” (Sal.84).
Per quanto riguarda i “luoghi di Dio”, si va dal vertice mistico-fisico del “Monte Sion” quale sede e capitale sulla terra di Dio (Sal. 30; 48; 65; 78); fino a forme più delicate e prossime come la “casa del Signore” e il Tempio quale “sgabello dei piedi di Dio” (Sal.122, 125). Immagine di grande consolazione, consolidamento e incoraggiamento è quella del Tempio/Tenda di Dio, in quanto indica la vicinanza della Presenza divina al popolo eletto e si configura sia quale luogo privilegiato della lode e dell’adorazione che quale luogo a cui si rivolge la preghiera a Dio per favorirla e potenziarla (Sal.5; 27; 48).
Il “santuario di Dio” è sia qualcosa di celeste e di altissimo, sia una dimensione-ponte verso il cuore del fedele. Dal suo santuario Dio “si affaccia” sul giusto ascoltandone la supplica (Sal. 96; 102), mentre i “pascoli” del Signore indicano il riposo dell’anima nel giusto nelle delizie spirituali concesse da Dio (Sal.23;83).
I Salmi sono anche le preghiere che celebrano e ringraziano un Dio che possiede determinati territori in quanto li ha scelti e santificati: Mio è Galaad, mio Efraim (Sal. 60;68;108), per cui questi luoghi diventano dei varchi e delle sedi spirituali che avvicinano il giusto alle profondità di Dio.
Si tratta di una precisa geografia sacra quanto concreta quanto mistica dove le immagini più forti sono quelle dei “monti santi” teofanici di Israele dove Dio ha manifestato una sua speciale predilezione come il Tabor e l’Ermon (Sal. 89; 125).
Un tema che appare parallelo ai carismi e ai doni celesti che Dio concede alle dodici tribù israelitiche a partire dalla benedizione di Giacobbe (Gen. 49). I luoghi israelitici quali luoghi teofanici si rivelano dimensioni permanenti in quanto spirituali e tradizionali: la storia della salvezza non passa, ma continua a rinnovarsi per cui le “acque di Meriba” sono sempre vive e prossime quale segno della prova del cuore del credente (Sal.81).
Altro medium importante a cui attinge la vita del giusto rispetto alla trascendenza di un Dio assoluto è Israele stesso quale santa stirpe, eredità, insieme di precetti salvifici (Sal. 119) e abitazione spirituale: la casa di Aronne (Sal.122); “Giacobbe” e i suoi figli (Sal.47; 48; 53; 77); i consacrati di Dio come Mosè e Aronne (Sal. 105;106); la stirpe di Abramo (Sal. 105); e immagini affascinanti che sembrano condensare dimensioni spirituali invisibili e difficili da afferrare eppure vicine per autorivelazione divina: il “rotolo del Libro” (Sal.40), il “libro dei viventi” (Sal.69); l’Alleanza (Sal.78), le tende di Kedar (Sal.120).
La preghiera dei giusti nei Salmi si ravviva anche per e nei momenti festivi e rituali di cui restano varie risonanze: i cortei religiosi con rami frondosi (Sal. 68; 118), l’altare di Dio quale luogo teofanico e ispirativo (Sal. 26;43), le “soglie antiche” e le “porte di Sion” quale varco epifanico e teofanico nella sua dimensione sociale, festiva e pubblica (Sal.9; 24; 87), l’“assemblea dei giusti” (Sal.1;26;35;42) fino ai gesti dell’aspersione (Sal.51) dove il giusto entra a far parte vivente del rito che si perpetua per sempre nella preghiera e nella sua gestualità spirituale nel momento che viene interiorizzata.
La “porta” appare segno vivente e manifestativo dell’incontro fra Dio e i giusti; luogo di avvicinamento e di reciproco svelamento e glorificazione (Sal. 24; 122). Ma la grandezza della fede e della misericordia di Dio fanno sì che anche il tempo della prova, del travaglio e dell’angoscia diventi un tempo rivelativo e trasfigurativo di incontro con la presenza divina (Sal.6; 31; 56; 77; 86).
Il linguaggio diventa talvolta fecondamente ambiguo in quanto, ad esempio, l’immagine della “Via” e delle “vie” viene ascritta sia ai disegni provvidenziali di Dio sia ai “sentieri” dei giusti e dei credenti (Sal. 16; 50; 77) fino alla messianica ed escatologica “via santa e piana” che porta alla “terra dei viventi” (Sal.18; 25; 27).
La via del giusto lo rende progressivamente parte della vita del Tempio e i suoi gesti si assimilano ai sacrifici del Tempio: alzerò il calice della salvezza (Sal. 116); la mia preghiera sia davanti a Te come incenso; le mani alzate come sacrificio della sera (Sal. 141).
Un altro degli innumerevoli insegnamenti dei Salmi: la via regale è data proprio dall’incrocio delle vie del Signore con i sentieri degli uomini fino all’unificazione nella “via piana e retta” (Sal. 1; 50) o il “giusto cammino” (Sal. 23).
Un altro processo importante che emerge tra i Salmi è la dimensione del cambiamento, la cui ineffabilità viene visualizzata tramite immagini di radicale inversione che manifestano la grandezza misericordiosa di Dio quando cambia il cuore umano: il deserto che diventa giardino, la steppa palude (Sal. 66; 107). Ci sono preghiere più ricche, immaginifiche, traboccanti e prossime al cuore dell’uomo dei Salmi?















