La vetta e l’abisso si occhieggiano
sapendo che l’una vale l’altro.

(Giuseppe Manfridi, “Shakespeare sul Titanic”)

Perché a nessuno sia venuto in mente che i due giovani del Bacio di Hayez siano Giulietta e Romeo è un mistero assurdo! Appare evidente che l’idea del dipinto del 1859 derivi direttamente dalla sua precedente opera: L’ultimo bacio di Romeo e Giulietta del 1823. La figura che scende lentamente le scale non potrebbe essere il frate alchimista in cui Hayez avrebbe potuto identificarsi simbolicamente?

Torniamo a Shakespeare e al magnifico grande studio di Giuseppe Mandridi appena pubblicato (Shakespeare sul Titanic) che mi ha ispirato queste riflessioni che leggete. Manfridi giustamente evidenzia e sottolinea il carattere notturno e crepuscolare dei due amanti che invocano la notte e si incontrano quasi solo di notte mentre di giorno appaiono invisibili, o distratti, in pratica: dei disadattati che recitano un finto conformismo. Manfridi coglie nel segno anche quando ricorda l’importanza della figura di Rosalina di cui Romeo è cupamente e passivamente infatuato.

Sulla scia delle profonde riflessioni dello studioso romano, aggiungo e porto all’estremo facendo delle domande provocatorie: e se la passione tra i due giovani non fosse che la risultante di due contesti di infatuazione che si intrecciano all’improvviso? Romeo va alla festa dai Capuleti come in trance: di malavoglia e tutto preso crepuscolarmente dalla sua infatuazione non ripagata dalla sfuggente Rosalina.

Un Romeo fragile tutto proteso a realizzare il suo stato di cronica infatuazione. Giulietta, da parte sua, è più forte e più matura, ma non è mai stata corteggiata da Tebaldo, quindi anche lei, dal suo punto di vista, va alla festa tutta infatuata (per educazione cortese), ma insoddisfatta in quanto orfana di attenzioni e di corteggiamento. L’ebbrezza della festa mascherata fa il resto. Romeo e Giulietta perdono la testa perché Giulietta incarna l’infatuazione realizzata a cui agogna Romeo e Giulietta s’infatua perché Romeo incarna quel Tebaldo corteggiatore che lei ancora ignora e che desidera sperimentare.

Da qui la fretta e la smania notturna dei due amanti che restano però nel profondo distanti: Romeo vuole Giulietta sposa per eternare il suo stato di infatuazione patologica mentre Giulietta vuole Romeo per realizzare il suo desiderio di libertà e di una nuova vita. L’in-fatuazione, cioè il cadere succubi della malìa delle Fate, quale ossessione psichica, possessione animica, malattia profonda, voglia di schiantarsi il prima possibile.

Cristina Campo ricordava l’assonanza: Fata/Fato tanto amata da Elemire Zolla. Mercuzio cerca di “guarire Romeo” proprio con il suo fantasmagorico monologo sulla inesistente “Regina Mab”, la Regina delle fate, con il quale gli sta insegnando che è la parola che genera l’infatuazione, quindi occorre con la parola dominare la parola stessa e non esserne dominato.

Mab significa: ebrezza, giovinezza e Mercuzio la descrive quale potenza fascinatrice sottile ma imperiosa e imprevedibile che suscita sogni, illusioni, speranze, esaltazioni in tutti attraversando obliqua il divagare dei pensieri umani. Romeo non racconta il suo sogno né Mercuzio il proprio, ma costui possiede una saggezza ignota all’amico: quella di conoscere la pericolosità del processo infatuativo che gioca con le parole e le immagini, cioè con potenze che sembrano fragili e innocue e invece incubano la mente portandola alla schiavitù e all’autodistruzione.

Gravidi di sogni, i due amici vanno alla festa mascherata dei nemici e Romeo ne ha un presagio funesto. La cupio dissolvi dei due amanti è irresistibile, vuole portarli a naufragare in fretta nel loro a-peiron e sembra voler accelerare il corso degli eventi portando inconsciamente alla morte di Mercuzio e al bando di Romeo proprio per assorbire in una notte incosciente il destino dei due giovani folli d’infatuazione reciproca.

Nel primo incontro, ecco svelati fra le righe i carismi dei due amanti folgorati-folgoranti: Romeo, cioè un pellegrino che non raggiungerà mai la sua Roma sostituendola con la “reliquia Giulietta” e Giulietta stessa con il suo: “baciate da manuale” che rivela come in Romeo veda il Tebaldo compiuto che ancora non aveva conosciuto e si aspettava! Giulietta è stata preparata ed educata alla venerazione cortese dell’idea di Amore. Sa come il suo amante deve baciarla e riconosce questa perizia in Romeo!

Manfridi tocca corde profonde anche quando ricorda l’importanza psico-intellettuale del discorso di Giulietta sul nome della rosa e sui loro due nomi. Un discorso di alta filosofia nominalistica che dimostra come Giulietta sia superiore a un Romeo che non sa che essere Romeo, mentre lei è pronta a trascendere le loro identità e a cambiare del tutto vita, anche se dobbiamo ricordare che è Giulietta che chiede a Romeo di rinunciare al suo nome, mentre lei non rinuncia al suo! (Segno che Giulietta è manifestazione del daimon Mab).

Per Romeo Giulietta è tutto, mentre per Giulietta Romeo potrebbe essere una via e un modo per trascendersi, trasfigurarsi e realizzarsi. Sono alieni come Tristano e Isotta ricorda Manfridi e aggiungo: “spiriti della soglia” che faticano ad abitare sia il mondo che a vivere fuori dal mondo. I due giovani vittime sacrificali di un delirio più forte di loro che tende a dissolvere le forme. Manfridi sfiora l’essenza gnostica-orfica del paradosso della vita: il nascere quale naufragio (possiamo dire: ventre-fragio!). Le primizie vanno sacrificate!

È il processo dissolutivo dell’in-fatuazione (cioè: essere posseduti dalla Fate come Socrate con le ninfe nel Fedro) che opera come motore drammaturgico stando sul crinale del “dentro/fuori” come Amleto è la aperta metafora del ruolo del drammaturgo stesso che non vive per scrivere ed esce dal mondo come un folle per inventare un altro mondo. Non vivono gli infatuati altri mondi nelle loro menti vuote piene di fumo?

L’infatuazione è profondamente sciamanica, pagana, ancestrale e vela il desiderio di costruire idoli per venerarli. Giulietta è Mab e Romeo il suo succubo senza più una sua volontà. Giulietta vuole dominare e Romeo vivere da suo schiavo. Lo stesso oscuro destino che porta Verona divisa in due fazioni che vogliono annullare l’altra sembra guidare gli spiriti dei due amanti nella loro volontà d’annullarsi nell’altro!