L’amato scrittore Pier Angelo Soldini ha scritto che “la stupidità è sempre esistita. Ma non è mai stata presa tanto sul serio come oggi” (Il giardino di Montaigne, 1975). Poi abbiamo il bel libro umoristico di Fruttero e Lucentini La prevalenza del cretino (del 1985), con pagine illuminanti ed esilaranti (a cui spesso faceva riferimento, nelle nostre lunghe e indimenticabili conversazioni, il mio grande amico Paolo Zanchetta, a cui sapientemente aggiungeva qualche gustoso aneddoto tratto dalla sua lunga esperienza umana e professionale). Poi potremmo passare alle considerazioni del famoso economista pavese Carlo Cipolla, col suo bel “trattato” - in diverse stesure ed edizioni – Le leggi fondamentali della stupidità umana, dove troviamo questo acuto e chiaro punto 5:
Tutti gli esseri umani sono inclusi in quattro categorie fondamentali: gli sprovveduti, gli intelligenti, i cattivi e gli stupidi… La persona intelligente sa di essere intelligente. Il cattivo è consapevole di essere cattivo. Lo sprovveduto è penosamente immerso nel proprio candore. A differenza di tutti questi personaggi, lo stupido non sa di essere stupido. Questo contribuisce a dare maggiore forza, incidenza ed efficacia alla sua azione devastante. Lo stupido non è inibito dall’autocoscienza.
Da ultimo, termino questa sorta di iniziale sintesi-anticipazione del tema, con questa profetica riflessione.
Un mondo in cui davvero i pazzi guidano i ciechi e nel quale la prevalenza del cretino – spesso (insignito) di prestigiosi titoli accademici – si associa al nichilismo è prodromo della fine.
(R. Pecchioli)
Precisando una cauta e sommaria nozione di “cretino” – inteso come persona incompetente, non collaborativa anzi che tende al boicottaggio, chiusa in sé stessa, miseramente burocratica (volta a “filtrare il moscherino e ingoiare il cammello”, Marco 7,1-13), poco comunicativa e sempre incapace di valorizzare le persone – vorrei aggiungere che a tutti noi capita di essere o sentirci inadeguati in una determinata situazione o per svolgere un certo compito, ma quello che conta – come nelle diete – è quello che facciamo ogni giorno, ogni momento e, soprattutto, la nostra vera inclinazione e la profonda direzione del nostro agire. Inoltre, il vero problema non è il “cretino” in sé – che può far parte dei colori del paesaggio umano – ma il fatto che, spesso, lo troviamo in posti di comando (vale a dire, come scriveva Soldini, “preso sul serio”).
Normalmente questo accade per due ragioni: primo, per i pessimi metodi di selezione del personale; secondo, perché talvolta fa comodo avere al posto di comando un inetto perfettamente telecomandabile da qualcuno più in alto (quasi sempre con finalità distorsive se non perverse).
Sul primo aspetto, è singolare, ad esempio, lamentarsi di non avere medici e tenere fuori dall’università schiere di giovani scartati attraverso quiz adatti per qualche programma televisivo (senza alcuna sperimentazione sul campo delle loro reali capacità); oppure – per limitarmi ad un solo altro esempio – nominare i dirigenti scolastici (con l’avvertenza che io chiamo “presidi”, come una volta, i pochissimi bravi in circolazione) con prove concorsuali che non provano nulla della concreta capacità di svolgere l’incarico.
Inoltre, per quanto riguarda i “vice-presidi” (nella mia esperienza), non ne ho quasi mai trovati di degni (e realmente a servizio), tra l’altro usciti dal cilindro del “capo” non si sa in base a quale metro di giudizio (democraticamente, invece, io preferirei ci fosse una elezione tra i docenti per comporre una cinquina di colleghi da presentare poi al dirigente per la nomina; inoltre il candidato/a scelto/a, oltre ad essere pagata e con riduzione di orario in base alla dimensione della scuola, non dovrebbe rimanere in carica oltre 5-10 anni).
Venendo al secondo aspetto, in certi ambiti può risultare comodo avere un finto capetto che può essere facilmente manovrabile. Passando, ad esempio, al tema elettorale, io trovo per nulla democratico aver tolto le preferenze degli elettori nelle votazioni politiche, col risultato di avere un completo distacco tra cittadini e rappresentanti, da un lato, ed una riduzione di autonomia e pensiero critico dei singoli parlamentari a favore della dirigenza politica, dall’altro (in quanto, se si risultasse troppo scomodi, si finirebbe alle prossime elezioni in posizioni di lista con possibilità nulle di riuscita).
Rispetto a certe logiche – poco logiche, trasparenti e meritocratiche – forse ha ragione il mio amico Giacomo, che ritiene che dietro a molte di queste strategie ci potrebbe essere una sorta di “disegno del male”, volto ad anestetizzare le coscienze… (ma qui il discorso sarebbe lungo e delicato).
Con leggerezza vorrei concludere queste mie “impertinenti annotazioni” (d’altronde nella mia non breve carriera ne ho viste di tutti i colori), con questa saggia e divertente riflessione dello scrittore Giuseppe Prezzolini.
Ho pensato di stringere in un fascio tutte le persone intelligenti, per collegarle contro la massa dell’imbecillità sopraffacente. Ma… la prima caratteristica dell’imbecille è di non sapersi tale. È di credersi intelligente. E allora che cosa accadrebbe? Che nella mia lega, appena battezzata per lega degl’intelligenti, vorrebbero entrare tutti gli imbecilli. Ed ho escogitato un rimedio: io propongo di fare una lega degl’imbecilli. La lega degl’imbecilli può essere sicura che non riceverà nessuna domanda da parte dei medesimi. Bisogna essere intelligenti per avere il senso della propria limitazione, delle manchevolezze e, magari, qualche volta, della propria imbecillità. L’imbecille, in fondo, è quello che non si accorge neppure di essere, qualche volta, intelligente. L’intelligente è quello che si accorge di essere, qualche volta, un poco imbecille!
Il problema, poi, dell’umanità è “che gli stupidi sono sempre molto sicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi” (Bertrand Russel).














