Giungere a Panormitis, sull’isola di Simi, nel Dodecanneso, in Grecia, via mare e andando a vela, è un’emozione struggente. La costa brulla, apparentemente inaccessibile e inospitale, d’un tratto si apre, mostrando un varco di mare di un azzurro intenso che spicca sul bianco della costa e ti conduce dolcemente in una baia riparata da un abbraccio di rocce chiare che si stagliano sul blu: qui sorge l’antico Monastero, in stile veneziano, all’interno di un porto.
Abbandonata la calura di Simi, la sua vivace confusione di turisti, barche in cerca di ormeggio e motorini che sfrecciano rumorosi nelle stradine che circondano il porto, un vento delicato e fresco ci sospinge, con un’andatura leggera e sostenuta al tempo stesso. La barca sembra scivolare silenziosamente su un drappo di seta di colore fra il blu e l’argento, su un mare chiaro con mille sfumature turchesi. Giungere all’approdo, immersi nel silenzio della vela che avanza leggera, nel lieve sciabordio delle onde sullo scafo, nel sussurro del vento e nel richiamo lontano di qualche gabbiano, è un momento indimenticabile, quasi surreale, in bilico fra la bellezza della natura e la spiritualità profonda che emana il luogo.
La banchina del porto si presenta quasi vuota e ci consente di sostare e scendere comodamente a terra, per il tempo necessario alla visita, prima dell’arrivo delle gite dei pellegrini che accorrono qui da tutte le parti dell’isola. Quando giungi in una località dal mare, specie nel nostro Mediterraneo, il luogo appare molto diverso da come ti si presenta quando lo raggiungi via terra1. Emozioni speciali emergono mentre le costruzioni si ingrandiscono lentamente davanti ai tuoi occhi per regalarti, infine, tutti i dettagli della città dove stai per approdare. L’arrivo a Panormitis, in particolare, emana un fascino profondo e speciale e sembra farti intravedere qualcosa di inaspettato e suggestivo: ho la sensazione che sia stato l’invisibile magnete del destino ad avermi attirato qui. Conoscere la storia del Monastero e perché sia stato edificato proprio in questo luogo è altrettanto intrigante.
La chiesa è stata eretta, secondo alcune fonti, intorno al 450 d.C. sul sito ove sorgeva un antico tempio dedicato al dio Apollo. Non è infrequente che esistano luoghi speciali, considerati sacri da culti diversi. Sacro, dal latino sacer, indica qualcosa di separato dall’utilizzo comune nel mondo profano che viene consacrato agli dèi. “Un luogo ricco di energie positive che oggi è possibile misurare; un luogo di ‘forza’ che non si può abbandonare ed è lì che si deve costruire.”2 E così, sui resti del tempio dedicato ad Apollo viene costruito il Monastero dedicato al Principe degli Angeli, a San Michele Arcangelo, patrono dell’isola e protettore dei marinai di tutto il Dodecanneso, che considerano il pellegrinaggio al santuario di Simi un obbligo morale.
Forse non tutti sanno che questo Monastero insiste su una linea energetica che attraversa tutta l’Europa: inizia da una piccola isola inospitale al largo dell’Irlanda per arrivare fino in Terra Santa. La “linea Sacra di San Michele” unisce sette santuari dedicati all’arcangelo Michele, sorti in seguito a spettacolari apparizioni e collocati su un’unica linea retta. La tradizione vuole che l’Arcangelo Michele, nella sua battaglia contro il male, sia apparso più e più volte per ribadire la necessità di proteggere la natura, la bellezza e l’armonia, sollecitando la costruzione di questi monasteri in questi sette luoghi molto particolari.
Semplici suggestioni oppure un’indicazione chiara di un contatto fra il mondo degli uomini e qualcosa di più alto, di superiore? Ognuno trova la sua risposta personale a questo antico quesito e l’incontro con questo luogo ha suscitato in me intense emozioni.
Il monastero di Panormitis custodisce un’immagine argentea dell’Arcangelo alta due metri, intorno alla quale il senso di venerazione è palpabile. La leggenda racconta che sia stato lo stesso Arcangelo a indicare il luogo dove erigere il Monastero tramite questa icona che, benché venisse spostata più volte, veniva ritrovata sempre in quella stessa posizione. Così - narra la leggenda - fu chiaro che l’arcangelo desiderava un tempio a lui consacrato proprio in quel luogo. In Grecia è conosciuto come Ταξιάρχης Μιχαήλ e Taxiarchis indica il comandante delle forze celesti.
Il Monastero ha subito radicali interventi di restauro dal XIII al XVIII secolo raggiungendo la sua forma attuale; il campanile fu eretto nel 1911. Entrando, ci si trova in un'ampia corte pavimentata e abbellita da alberi e piante; la chiesa, che contiene la sacra immagine dell’Arcangelo, si trova sulla sinistra ed al suo interno troviamo altre importanti icone ed elaborati candelabri.
Nella mia breve ma intensa permanenza ho potuto percepire la grande devozione intorno a questa icona che emana una forte energia: ogni pellegrino sembra arrivare gravato da un pesante fardello personale ma esce, da questo luogo di calma e pace, risollevato indipendentemente dalle proprie difficoltà fisiche e psicologiche.
Entrando si vede una grande quantità di scope, perfettamente pulite e decorate con fiori, appoggiate in ogni angolo del cortile o sotto l'altare. È tradizione per i pellegrini acquistare una scopa per spazzare la chiesa, sotto l’immagine miracolosa dell’Arcangelo; il “rito della scopa” è un atto simbolico di purificazione, per chiedere che i mali e i peccati di chi compie questo piccolo rituale vengano cancellati.
In quest’epoca dilaniata da guerre e conflitti interpersonali sempre più accesi, che sembra aver perso la rotta e i valori fondanti che ci hanno guidato per molti anni pacifici, Michele ci invita a schierarci dalla parte del bene, ad accedere alla nostra energia vitale per sostenere la giustizia, le opere di bontà e proteggere l’ambiente. Raffigurato con la spada che dirime il bene dal male, con il distacco di colui al quale è sufficiente mostrarla per vincere, l’Arcangelo regge la bilancia, simbolo della giustizia e dell’equilibrio che devono ispirare ogni nostra azione.
L’incontro quasi casuale e inaspettato con San Michele Arcangelo a Panormitis, ancora una volta, mi ha ricordato come, nel nostro percorso, veniamo guidati verso inaspettate fonti luminose di ispirazione che dirigono i nostri passi, al di là della nostra volontà di uomini e donne in cammino su questo Pianeta, oggi così sofferente.
Note
1 Lucia Larese, La magia del mare a vela. Navigando fra emozioni, sapori e amori inattesi. Mursia editore.
2 Paola Giovetti, La linea sacra di San Michele. I sette santuari del principe degli angeli. Edizioni Mediterranee.















