Come avevo promesso nel mio pezzo sulla Villa Manin di Passariano1, voglio trattare di un altro luogo italiano legato a Napoleone: Portoferraio, sull’isola d’Elba.

Visitai Portoferraio nella Pasqua del 2014, a quasi duecento anni esatti dall’arrivo sull’isola di Napoleone. E ritrovai la stessa febbrile eccitazione riportata dai cronisti al tempo dell’arrivo dell’illustre personaggio: eventi, festeggiamenti, celebrazioni e l’afflusso di molti curiosi e cultori dell’imperatore. Unico neo, l’obbrobrioso manifesto ufficiale delle manifestazioni, un ritratto d'epoca di Napoleone a cui erano stati apposti occhiali Ray-Ban a specchio (forse per renderlo più cool e moderno?).

Per l’occasione dell’anniversario erano anche state rimesse a nuovo le due principali residenze napoleoniche sull’isola, la Palazzina dei Mulini e Villa San Martino, delle quali intendo parlare in questo articolo.

Ma prima di addentrarmi nella loro descrizione, un po’ di storia.

In seguito alla disfatta dell'esercito francese, Napoleone è costretto ad abdicare il 4 aprile 1814 e a sottomettersi alle decisioni delle potenze nemiche che gli riconoscono il titolo personale di imperatore, una rendita vitalizia e la sovranità sull'isola d'Elba. La notizia dell'arrivo del grande esule giunge sull'isola sul finire del mese e viene accolta con entusiasmo,

Al tramonto del 3 maggio la fregata inglese Undaunted con a bordo il futuro sovrano entra nel golfo di Portoferraio. La mattina seguente sul Forte Stella viene innalzata la bandiera: all'antico vessillo isolano - banda rossa in campo bianco - si aggiungono le tre api d'oro napoleoniche. L'Elba si eleva al rango di nazione e inizia per l'isola un'avventura che dura dieci mesi.

L'Elba non fu «l'isola del riposo». Subito Napoleone s'era messo al lavoro con la sua divorante bramosia. Organizza la piccola isola come già una volta il grande impero; costruisce delle strade, degli ospedali, delle scuole, dei teatri, delle caserme; introduce la riforma doganale e daziaria, l'agenzia delle imposte; sfrutta le miniere; coltiva il baco da seta, fa concessioni di saline e di pesca, incoraggia nuovi lavori agricoli, fa piantare delle vigne; abbellisce e risana Portoferraio.

«Il paese prese l'aspetto d'un'isola felice», riferisce uno degli abitanti. Come se egli avesse voluto creare sopra quel lembo di terra ciò che non gli era riuscito di creare nel mondo: l’impero universale.

E ora vengo a descrivere le dimore sopra citate, la Palazzina dei Mulini e Villa San Martino, destinate a ospitare la vita pubblica e privata di Napoleone nei pressi della capitale Portoferraio.

Prive di eccessivi sfarzi, una cosa hanno in comune: la posizione di dominio sull'intero golfo, sul canale di Piombino e sulla città, cosicché nulla possa sfuggire al controllo del sovrano. Entrambe offrono le suggestioni degli eventi storici che le videro protagoniste, unitamente agli incantevoli scorci di paesaggio che solo l'Isola d'Elba può offrire.

La Palazzina dei Mulini

Napoleone decise di insediare la propria reggia urbana nella parte più alta e fortificata di Portoferraio, sul Bastione dei Mulini. Per adattare la Palazzina dei Mulini alle esigenze dell'imperatore vennero eseguiti alcuni lavori di ristrutturazione che ebbero inizio nel maggio del 1814 e si protrassero per tutta l'estate sotto il suo diretto controllo. Di impianto settecentesco, la casa, destinata ad ospitare la corte e ad accogliere i molti visitatori, è organizzata su due piani. Il prospetto volge su un arioso giardino pensile che offre la vista delle colline e della rada di Portoferraio.

Al piano nobile fu l'appartamento di Napoleone. L’ampio salone delle feste si affaccia sul giardino della Palazzina offrendo una splendida vista sul mare. L'ambiente, adibito a sala di rappresentanza, con il soffitto decorato con vittorie alate, armi e trofei allegorici consueti al gusto dell'epoca, fu arredato con mobili provenienti dalla reggia di Fontainebleau nello stile Impero amato da Napoleone. Fra gli oggetti, servizi di porcellana di Sèvres, diversi ritratti della famiglia imperiale e tappeti Savonnerie. Nella camera da letto, al lampadario di manifattura francese fanno da contorno gli eleganti arredi tra cui spicca il letto a baldacchino in legno di mogano, con colonne coronate da capitelli su cui poggiano cigni dorati e ricco cortinaggio in seta rossa con frange dorate. La biblioteca, costituita da oltre 2.000 volumi, riflette il profilo di uomo colto e attento bibliofilo dell'imperatore.

Sulla facciata, una lapide nello stile stentoreo e roboante che caratterizza tutte le numerose lapidi napoleoniche disseminate sull’isola:

Questa casa angusta ed augusta
Dove cadde e onde risorse un impero
Fu per quasi un anno stanza al primo esilio
Di Napoleone il grande.

Nel giardino della villa, che si affaccia sulle ripide scogliere, si può ammirare una statua in marmo, raffigurante Minerva. La vegetazione è particolarmente lussureggiante e profumata per la presenza di piante di aranci, limoni e altre essenze oltre che di numerosissimi fiori: rose, gelsomini e mughetti. Al centro della scogliera sottostante si trova "il bagno di Napoleone", spiaggetta prescelta dall'imperatore per farvi il bagno.

Villa San Martino

Le prime direttive dei lavori alla residenza privata sono impartite già nel luglio del 1814 al gran maresciallo di palazzo Bertrand, che assegna, per aggiustare ed ampliare un edificio esistente, venti operai, in aggiunta ai granatieri e al genio.

Questa dimora nelle immediate adiacenze di Portoferraio divenne la meta quotidiana delle escursioni di Napoleone nonché la maison de plaisance dove l’imperatore trascorse l'estate precedente ai Cento Giorni.

Il sovrano scelse, anche per questa residenza, arredi di pregio: specchi con cornici in legno dipinto in bianco e oro, sedie in mogano con tappezzerie diverse, lampadari in legno dorato. L'allestimento voluto dall'imperatore ebbe però breve durata poiché all'indomani di Waterloo la dimora venne completamente svuotata per ordine del Granduca di Toscana.

La Sala Egizia, che costituisce l'elemento centrale della Villa San Martino, reca alle pareti decorazioni con scene di carattere esotico-archeologico scandite da geroglifici, che richiamano i motivi della campagna d'Egitto. Un Egitto tanto fantastico quanto improbabile, coniugato oltretutto con il razionalismo scientifico proprio dell'età dei Lumi.

Nel 1859 il principe russo Anatolio Demidoff - marito di Eugenia, figlia del fratello minore di Napoleone, Gerolamo Bonaparte - che sulla figura dell’imperatore aveva incentrato i suoi interessi di collezionista, fece costruire davanti alla villa San Martino una Galleria per ospitare i suoi cimeli e omaggiare il grande personaggio.

In uno stile dorico austero e solenne, collocata al termine del viale di accesso, la Galleria nasconde ad una prima vista la minuscola casa dell'imperatore. La galleria è posta alle pendici dell'abitazione di Napoleone e la sua copertura è alla quota del giardinetto anteriore, originariamente aperto sulla vallata. Costituisce quindi una sorta di piedistallo all'abitazione storica, ricco e imponente, ma anche invasivo. Le raccolte del Principe Demidoff in essa contenute, d'inestimabile valore, vennero successivamente disperse. Quando visitai l'ex museo, trovai le gallerie vuote e desolate, ridotte a ospitare solo qualche vetrina polverosa con stampe ingiallite sull’epopea napoleonica. Fra queste, una, impressionante, che rappresenta un Napoleone novello Cristo che sorge dal sepolcro. Nella sostanza, è quasi un mausoleo funebre, piuttosto tetro.

Ancora un po’ di storia

Penso che nei primi mesi all’Elba Napoleone non si sia trovato male. In fondo, ha trovato la libertà di non dover più combattere tutti i giorni, fa lunghe cavalcate e può giocare a fare il re. Circondato dalle persone più fidate: Drouot, Bertrand, Cambronne, con un piccolo contingente di granatieri, Napoleone continua a fregiarsi del titolo d'imperatore, ha una piccola corte e tende a comportarsi come se fosse davvero un monarca, anche se in scala ridotta. Sono inoltre venute a vivere con lui la madre e l’amata sorella Paolina (ma non la moglie e il figlio, “prigionieri” a Vienna). Ostenta distacco dalle vicende del continente europeo. Come scriverà nelle sue Memorie, dettate a Sant’Elena (in terza persona, come quelle di Giulio Cesare, per dare un'impressione di oggettività):

Alcuni cittadini italiani trovarono il modo di raggiungere l'isola d'Elba e proposero all'Imperatore diversi progetti per sollevare l'Italia intera, se egli avesse promesso di sbarcare e di mettersi alla guida dei popoli. L'Imperatore li dissuase: «Non potete fare nulla senza la Francia; sareste schiacciati dalle forze dell'Austria; non avete né un esercito abbastanza numeroso, né abbastanza armi, né una sola fortezza; i tedeschi hanno tutto questo. Se amate la vostra patria, state tranquilli, calmatevi, aspettate che il tempo cambi lo stato delle cose. Tutte le cospirazioni che avete fatto fino ad ora, tutte quelle che farete ancora, non faranno altro che rafforzare le catene dell'Italia e rovinare la sua causa senza rimedio. Quanto a me, non mi immischio più negli affari del mondo».

Ma allora, perché Napoleone lasciò l'isola d'Elba - di nascosto, nella notte, durante un ballo di carnevale, a bordo della nave l’Inconstant - il 26 febbraio 1815, dopo circa trecento giorni di permanenza sull’isola, per tentare di riconquistare il trono di Francia? I detrattori dell’imperatore sottolineano che da Parigi non arrivavano i soldi che gli erano stati promessi in appannaggio, come parte integrante degli accordi firmati per abdicare. I finanziamenti, sanciti dal trattato di Fontainebleau al momento dell'esilio, dovevano essere sostenuti da Luigi XVIII ma questi non era intenzionato a mantenere l’odiato rivale. L'imperatore, abituato a vivere nel lusso e nello sfarzo, sarebbe ora stato costretto a risparmiare. All'Elba Napoleone vuole vivere da signore, non da poveraccio.

Trovo quest’interpretazione fortemente riduttiva: Napoleone, dato il suo carattere, la sua incapacità a starsene tranquillo, la sua frenesia d’azione, una volta esaurite le possibilità offerte dall’isola in termini di cose da fare e organizzare, non avrebbe potuto che provare a dare inizio a un nuovo atto della sua vita politica avventurosa (che sarà l’ultimo, e di breve durata).

Nessun “mistero” sulla successiva, precoce scomparsa dell’imperatore a Sant’Elena: morì di noia e depressione.

Note

1 Vedi l’articolo su Meer edizione italiana del 28 settembre 2025: Napoleone Bonaparte: l’“Italiano”.