Forse non ce ne siamo resi conto, ma sono ormai oltre venti anni che viviamo con un cellulare in mano, e forse alcuni hanno dimenticato che esisteva un’era in cui nessuno aveva un cellulare.

Oggi ,tutti, nessuno escluso, in modo costante, ubiquitario ed irrinunciabile ,siamo collegati a internet e una vita senza sembra impossibile. Per ogni cosa che facciamo, ogni funzione, ogni attività, comunicazione, rapporto o informazione c’è un’app che ci assiste.

Non si può negare, l’aiuto e le potenzialità di fare tante cose meglio e più velocemente è innegabile. Per questo forse è altrettanto innegabile che al giorno d’oggi senza un cellulare in mano ci sentiamo menomati, disarmati, impotenti.

Sono certo che tutti abbiamo vissuto la spiacevole situazione di aver lasciato il cellulare a casa o chissà dove e tutti ricordano la brutta sensazione provata. In situazioni del genere, dopo neanche cinque minuti, tutti hanno avuto come unico pensiero il come tornare in possesso del proprio cellulare. Cinque minuti, non oltre. Se cinque minuti senza il proprio cellulare per molti è sembrato un tempo tanto angoscioso quanto infinito, provate ad immaginare cosa potrebbe succedere se doveste passare oltre un mese senza il vostro amato smartphone.

Sono certo che molte persone hanno passato momenti ugualmente ansiosi anche quando si sono resi conto di non avere campo. Forse qualcuno, tra i più temerari, in questa situazione potrebbe resistere alcune ore, ma di certo passerebbe tutto il tempo con il proprio cellulare in aria a cercare qualche briciola di connessione. A questo punto se io vi dicessi che non solo si può vivere senza internet per un intero giorno restando in salute, ma si può sopravvivere anche oltre un mese continuando a condurre una vita (quasi) normale, mi credereste?

Sono certo di no e per questo ho voluto scrivere questo articolo.

Per la vostra salute voglio testimoniare che anche se non sono stato recluso in carcere e non ho fatto l’astronauta, ho fatto un’esperienza simile alla galera e al viaggio tra le stelle.

Per oltre un mese ho vissuto serenamente anche senza condividere foto di quel che mangiavo o vedevo davanti a me, leggere i post di persone che neanche conoscevo, inviare messaggi a parenti fino al 7° grado, guardare per ore e ore video o reel di cose assurde accadute a persone che vivono sull’altra faccia della terra.

Non ho fatto questo per pagare un pegno o per cimentarmi in un qualche sport estremo, anche se ripensandoci forse quel che ho fatto un po’ estremo lo è stato.

Ecco cosa ho fatto.

Tempo fa mi è stato proposto di partecipare a un giro in barca a vela, un catamarano di 18 metri. Come potevo rinunciare? L’idea mi ha subito intrigato ed ho quindi accettato anche se questo comportava attraversare l’Oceano Atlantico partendo dal sud della Francia per arrivare fino a Martinica nei Caraibi per una durata di oltre un mese.

Non essendo io un velista, anche se ero stato istruito su come comportarmi e quali fossero stati i miei compiti a bordo, ovvero fare dei turni di guardia nelle 24 ore e cucinare, confesso che quando mi proposero questa esperienza non avevo perfettamente idea di cosa realmente comportasse passare in mezzo all’Oceano tutto quel tempo. Nonostante ciò, entusiasta e curioso, ho accettato e mi sono imbarcato.

Una volta in mare, oltre ai normali disagi di chi non è abituato a vivere in pochi metri quadri, dopo aver navigato per alcune miglia allontanandoci dalla costa, il mio occhio andò sulla barra delle icone dove pian piano, ma inesorabilmente stavano scomparendo le tacche di connessione.

A quel punto il mio pensiero, probabilmente condiviso da tutti quelli che erano a bordo, è stato: sopravvivrò senza una connessione internet?

Lo skipper, evidentemente esperto di queste situazioni, vedendo le facce perplesse se non proprio preoccupate, tentò di rassicurarci dicendo “Tranquilli, sopravvivremo”.

Non certo se si riferisse alla mancanza di una connessione o all’intera avventura che avevamo intrapreso, confesso che in quel momento quelle parole né mi convinsero né rassicurarono. In preda a dubbi e perplessità non so per quanto tempo trattenni il respiro come se avessi messo la testa sott’acqua e quante volte controllai e ricontrollai il cellulare sperando in un magico e salvifico ritorno di segnale.

Ammetto di essere stato ben informato di questa situazione, ma viverla è stato un trauma. Da quel momento per quasi un mese non avremmo avuto alcuna possibilità di collegarci con il mondo se non attraverso il telefono satellitare che avremmo potuto usare solo per ricevere le informazioni meteo e, in caso di emergenze, per allertare i soccorsi. Per il resto per oltre un mese saremmo stati completamente tagliati fuori dal mondo.

Consapevolizzare questa condizione non è facile e solo dopo qualche minuto senza segnale ricordo che erano almeno una mezza dozzina le inquadrature di foto meravigliose che avrei voluto condividere con parenti, amici e sui vari social network. Dopo qualche altro minuto erano almeno una decina le persone, alcune tra queste che non sentivo o vedevo da mesi, per le quali sentivo l’incombente necessità di sapere cosa stessero facendo.

Nelle ore successive a quelli iniziali si aggiunsero altri traumi.

Nel tentativo di far passare un po’ di tempo e per distrarmi dalla situazione tanto nuova quanto destabilizzante scoprii che molti, se non tutti, i giochi del mio cellulare non funzionavano senza una connessione ad internet. Stessa situazione naturalmente era uguale per i giornali online, app di messaggistica, email e tutti i social network. Tutto il cellulare, quello che fino a poco prima mi teneva in contatto con il mondo e credevo quindi creasse, tenesse viva e gestisse la mia vita, pareva come morto.

Poco dopo a mala pena riuscii a sentire un paio di canzoni, non una di più, che avevo salvato nella memoria del cellulare in formato mp3 perché naturalmente ascoltare la musica in streaming non è possibile.

Nel momento in cui scoprii che tutte le funzioni del cellulare erano come morte, mi sono reso conto di quante cose della nostra vita oramai le consideriamo assolutamente legate a una connessione ad internet. Questo non necessariamente è un male. Con una connessione ad internet possiamo essere molto più produttivi e connessi con chi vogliamo. L’errore è pensare che oggi non ci siano più alternative e che non ci sia altro oltre alle connessioni con le persone se non attraverso messaggistica o email.

Dopo forse alcuni giorni, di disagio e disorientamento, forse anche perché a bordo non era possibile fare altrimenti, tutti abbiamo riscoperto le relazioni dirette con la vita, con le persone e soprattutto con il mondo reale. Abbiamo riacquisito il piacere di parlare con una persona e non a un microfono percependo così dalle espressioni del viso le reazioni positive o anche negative di quel che si sta dicendo senza la necessità di usare un filtro.

Nei giorni successivi abbiamo anche scoperto che volendo sappiamo fare tante cose. Abbiamo riparato una vela strappata e aggiustato molte cose a bordo anche senza visionare un tutorial di YouTube. Abbiamo scoperto e provato che è possibile mangiare cose nuove sperimentando piatti mai provati solo con un po’ di coraggio e senza seguire il ricettario di Giallo Zafferano.

Pian piano abbiamo scoperto che è piacevole scattare fotografie al mare, ai tramonti e alle creature dell’Oceano anche senza condividerle subito.

La mancanza di connessione non solo ci ha spinto a rimodulare la nostra vita, ma ha fatto di più. Il timore di dimenticare le emozioni e le esperienze che stavo vivendo e che non potevo condividere subito con amici e sconosciuti su qualche social network mi ha spinto a scrivere tutto, ma proprio tutto quel che accadeva a bordo in un diario di bordo. Tutto quel che è accaduto, dalla routine agli eventi incredibili come l’avvistamento di una balena giocherellona, giorno dopo giorno l’ho messo su “carta” assieme ai dati tecnici della navigazione.

Il tutto è stato correlato da tutte le informazioni raccolte e dritte che ho imparato per farne il mio Diario di bordo di una traversata atlantica1 che ho pubblicato per condividere quest’incredibile esperienza con tutti coloro che amano l’avventura e vogliono scoprire come si vive senza internet restando in salute.

Note

1 Diario di bordo di una traversata atlantica. Diario di bordo di oltre un mese di navigazione su un catamarano partito dal sud della Francia che passando per le isole Baleari, Gibilterra, Casablanca, Canarie e attraversando l’Oceano Atlantico è arrivato in Martinica nei Caraibi. Una raccolta di informazioni, sensazioni, consigli di viaggio, ricette e riflessioni.