Nel mio articolo su Norwich 1 mi ero ripromesso di tornare sulla sua regione, il Norfolk. Lo faccio ora, scegliendo una meta di grande interesse storico e artistico: Bickling Hall, tenuta a trenta chilometri a nord della città che ho potuto visitare l’ultima volta che sono stato a trovare mio figlio in Inghilterra. Oltre che per il suo valore artistico e architettonico, la sua fama è dovuta al fatto di aver dato i natali alla celebre Anna Bolena (Anne Boleyn), una delle sei mogli di Enrico VIII.

Tra il 1452 e il 1553, il palazzo fu infatti di proprietà della famiglia dei Boleyn e vi nacquero i suoi tre più famosi esponenti: Maria, Anna e Giorgio. A Blickling, su una scalinata interna, si trova una pregevole statua in legno di Anna che reca l’iscrizione «Anna Bolena hic nata 1507».

La dimora di Blickling che vediamo oggi fu completamente rimaneggiata nel 1619-20 dal successivo proprietario, in stile giacobiano - fiorito in Inghilterra durante il regno di Giacomo I (1603-1625) - caratterizzato da simmetria, grandi finestre e ricchi decori in legno. Prima di addentrarmi nella vita di Anna Bolena, una sommaria descrizione della proprietà.

Blickling è realizzata in mattoni rossi, con una facciata a timpano ed eleganti torrette angolari. Gli interni presentano spettacolari decorazioni in gesso del XVII secolo, tra cui il soffitto della straordinaria Long Gallery, lunga 40 metri. Blickling Hall ospita numerosi ritratti di famiglia, tra cui opere di Gainsborough e Reynolds, e un ritratto di Enrico VIII di Hans Holbein. La dimora è inoltre riccamente arredata con una raffinata collezione di arazzi. La biblioteca custodisce una delle collezioni di manoscritti e libri di maggiore rilevanza storica in Inghilterra, con un numero stimato di 14.000 volumi.

La tenuta circostante si estende su 2000 ettari di florida campagna, fra boschi, parco e terreni agricoli, oltre a comprendere un laghetto che riflette il mutevole cielo del Norfolk, incessantemente solcato dalle nuvole.

Ma veniamo ora alla figlia più famosa del Bickling Estate.

Anna Bolena

Delle due sorelle Bolena, Maria era considerata la più bella, con i capelli biondi e gli occhi azzurri, anche se Anna era la più colta. Entrambe ricevettero un’istruzione completa e approfondita, che comprendeva il francese, la religione, la musica, la matematica e la storia, oltre ad attività ricreative come il tiro con l’arco, l’equitazione e la caccia, oltre alle attività più tipicamente femminili dell’epoca, quali la danza, la gestione della casa e il canto.

Come era Anna? Secondo le fonti, era affascinante ma non di una bellezza eccezionale, acuta, assertiva, sottile, calcolatrice, vendicativa, una donna di potere, insomma, forse più da ammirare che da amare. Era anche molto intelligente, una musicista di talento (soprattutto al flauto) e appassionata di sport all’aria aperta.

Nel 1520 Maria sposò William Carey, stella nascente a corte e scudiero personale del re Enrico VIII. Nel periodo compreso tra il 1522 e il 1525 Maria fu l’amante discreta, sebbene riluttante, di Enrico VIII; la relazione si concluse in modo amichevole e nel 1526 Enrico VIII cominciò a interessarsi alla sorella minore, Anna. Il re era sposato con Caterina d’Aragona, dalla quale però aveva perso ogni speranza di avere il figlio maschio necessario alla successione. Aveva quindi iniziato a pensare a un divorzio e a un nuovo matrimonio, aggirando i divieti del Papa e della curia di Roma.

Del caso si occupò il potente primo ministro Thomas Cromwell che redasse una bozza di legge per consentire che il divorzio fosse concesso dalla Chiesa inglese anziché dal Papa. Quando si levò una forte opposizione alla manovra, Cromwell convinse il re a proclamarsi Capo Supremo della Chiesa in Inghilterra e fece approvare lo scisma dal Parlamento. Anche Anna ebbe un ruolo determinante nella decisione di Enrico, persuadendolo che i re fossero nominati da Dio e quindi non dovessero tener conto dei papi.

Nell’estate del 1531 Enrico allontanò Caterina dalla corte e sposò Anna Bolena. Il matrimonio fu legittimato dal Parlamento e Anna adottò il titolo di «la Felicissima».

Ad Anna furono conferiti gli onori regali e le furono assegnati tutti i possedimenti e le dimore che in precedenza appartenevano alla regina Caterina. I festeggiamenti si protrassero per quattro giorni e l’ultimo fu dedicato alla cerimonia di incoronazione vera e propria nell’Abbazia di Westminster.

Non tutto però filò liscio; l’opposizione al matrimonio e ai radicali cambiamenti religiosi continuò da parte di molti, sia a corte che tra il popolo. In particolare, Tommaso Moro (Thomas More), grande umanista e filosofo, rivale politico di Cromwell alla corte, si rifiutò di partecipare all’incoronazione di Anna Bolena come regina d’Inghilterra. Convocato davanti a una Commissione, More rifiutò la validità del secondo matrimonio del re e, rimanendo fedele all’insegnamento papale, si rifiutò di riconoscere la supremazia della Corona inglese sulla Chiesa. Si rifiutò inoltre di firmare il Giuramento che confermava il ruolo di Anna come regina e i diritti dei figli alla successione. Il suo destino era segnato. Fu condannato alla pena capitale, eseguita a Tower Hill nel 1535 (sarà canonizzato dalla Chiesa Cattolica nel 1935).

Quanto al popolo, incolpò Anna per la rottura del matrimonio di Enrico con Caterina, per l’affermazione della religione protestante in Inghilterra e per qualsiasi altro sconvolgimento si verificasse: peste, carestia, rivolte. Gran parte dell’ostilità nei confronti di Anna era dovuta all’avversione per le politiche di Enrico VIII, ma lei era il bersaglio più comodo.

La nascita di una figlia, il 7 settembre 1533 (la futura regina Elisabetta I), anziché dell’agognato figlio maschio, fu una grande delusione per Enrico e indebolì il potere di Anna. Entro luglio del 1534 la regina era di nuovo incinta, ma ebbe un aborto spontaneo.

Sia nel 1533 che nel 1534, Enrico fu pubblicamente rimproverato da Anna per aver avuto delle amanti durante i periodi in cui lei era incinta: se Caterina aveva chiuso un occhio sulle scappatelle del marito, Anna, nota per il suo temperamento irascibile, non le accettava.

Enrico confida a Cromwell che si è stancato di Anna, che non gli dà né pace né un figlio, e vuole porre fine al matrimonio. Cromwell giura di provvedere affinché Enrico possa divorziare da Anna e sposare la sua nuova fiamma, Jane Seymour.

Cromwell sapeva che se Enrico si fosse limitato a divorziare da Anna e a mandarla in convento, ciò non lo avrebbe messo al riparo da future vendette. Doveva presentare a Enrico delle prove per un’accusa punibile con la pena capitale. A tal fine architettò un caso di adulterio e incesto, incastrando Anna, suo fratello George e gli uomini della sua Camera Privata come complici e cospiratori.

Il piano era destinato a risvegliare i tratti peggiori del carattere di Enrico: orgoglio, irascibilità, sospettosità e paranoia. La regina fu convocata davanti al Consiglio del Re, dove fu accusata di adulterio con cinque uomini, arrestata e condotta alla Torre di Londra. George fu accusato di aver avuto rapporti sessuali con sua sorella a Westminster il 5 novembre 1535, ma i documenti dimostrano che Anna quel giorno era con Enrico al Castello di Windsor. Questo è un esempio lampante delle accuse inventate che furono utilizzate per condannare George e gli altri all’impiccagione, allo squartamento e alla decapitazione sulla base di mere supposizioni o di prove molto labili, senza prove legali né confessioni valide.

Quanto ad Anna, fu condannata al rogo a Tower Green oppure a essere decapitata ‒ la scelta era lasciata alla discrezione del re.

Così descrissero la reazione di Anna i suoi contemporanei: «Quando le fu letta la sentenza, l’accolse con grande calma e disse di essere pronta a morire, ma di essere profondamente addolorata all’idea che altri, innocenti e fedeli sudditi del re, dovessero condividere il suo destino e morire a causa sua. Concluse implorando che le fosse concesso un po’ di tempo per preparare la propria anima alla morte».

Anna giurò sul Sacramento di non aver mai tradito il re. Una potente dichiarazione di innocenza: mentire sul Corpo di Cristo era considerato una condanna immediata all’inferno e, quando si diffuse la notizia di ciò che Anna aveva fatto, ciò contribuì notevolmente a riabilitare la sua reputazione. Nessuno credeva che una donna in procinto di incontrare il Creatore avrebbe condannato la propria anima immortale mentendo sull’Ostia.

Fu decretato che Anna sarebbe stata decapitata da un esperto spadaccino francese, noto come la “Spada di Calais”, venerdì 19 maggio 1536 alla Torre di Londra.

Questo era il gesto di “clemenza” che Enrico le aveva concesso, al posto del rogo. Accompagnata dalle sue dame d’onore e da un folto contingente di soldati, Anna attraversò la folla per raggiungere il patibolo. Come era consuetudine, le fu concessa la possibilità di pronunciare un ultimo discorso:

Sono venuta qui per morire, poiché secondo la legge e in base alla legge sono stata condannata a morte, e pertanto non dirò nulla contro tale sentenza. Sono venuta qui non per accusare nessuno, né per dire alcunché riguardo a ciò di cui sono stata accusata e condannata a morte, ma prego Dio di salvare il Re e di concedergli un lungo regno su di voi, poiché non è mai esistito un principe più gentile né più misericordioso; e per me è sempre stato un signore buono, gentile e sovrano. E se qualcuno volesse occuparsi della mia causa, chiedo che ne giudichi nel modo migliore. E così mi congedo dal mondo e da tutti voi, e vi prego di cuore di pregare per me.

Dopo aver pronunciato il suo discorso, Anna si tolse il mantello di ermellino, si inginocchiò con la testa china, e cominciò a pregare. Poi accadde qualcosa di straordinario. Uno dopo l’altro, i mille spettatori si inginocchiarono sull’erba e si unirono a lei nella preghiera; molti piangevano apertamente.

Nel bel mezzo delle sue preghiere, il boia calò la spada e il fatto fu compiuto. Le dame di compagnia di Anna trasportarono il corpo alla cappella vicina, passando accanto alle tombe appena riempite dei suoi presunti amanti. Appena ricevuta la conferma della morte di Anna, Enrico si recò a cavallo da Jane Seymour, che si trovava con la sua famiglia in una casa nelle vicinanze. Il giorno dopo l’esecuzione di Anna, Enrico VIII e Jane Seymour si fidanzarono.

Anna Bolena nella storia e nella cultura

Nessuna regina ha lasciato un segno più profondo nella storia della nazione inglese di Anna Bolena, e poche sono state oggetto di calunnie così persistenti. Donna audace, vivace e indipendente, aveva giocato la partita politica con la posta in gioco altissima, non come pedina ma come protagonista. Nel farlo, aveva usato le armi di cui la natura l’aveva dotata: arguzia, fascino, intelligenza... Per quanto crudele e ingiusto possa ora apparire il suo destino, subì la punizione prevista all’epoca per chi aveva perso la partita. In questo senso, la sua esecuzione fu di per sé un tributo al suo potere.

Una miriade di libri, film, opere teatrali e serie televisive è stata dedicata ad Anna Bolena. Gli inglesi stravedono per re e regine (soprattutto dell’epoca Tudor) e, come sempre accade, i loro gusti si impongono all’anglosfera e poi al mondo intero.

Qui citerò un’opera in particolare, la trilogia che la scrittrice Hilary Mantel ha dedicato a Thomas Cromwell, l’anima nera di Enrico VIII e la nemesi di Anna Bolena: Wolf Hall (2009), Bring Up the Bodies (2011) e The Mirror & the Light (2020), che ha conosciuto un vasto successo di pubblico e di critica e ha vinto il Booker Prize, il più prestigioso premio letterario inglese.

Confesso di non averla letta. Preferisco i saggi storici ai romanzi storici, e poi si tratta di “mallopponi” di 500 pagine ciascuno (!).

Per quel che ne ho letto, la scrittrice ritrae Thomas Cromwell in modo benevolo mentre descrive More come uno spietato persecutore dei protestanti e un alleato dell’impero asburgico. Per questo alcuni critici hanno parlato di un «pregiudizio ideologico» nei confronti del cattolicesimo romano, che ancora persiste in Inghilterra a cinque secoli di distanza dallo scisma.

Per secoli i detrattori hanno descritto Anna Bolena come una malvagia seduttrice dalla lingua tagliente, pericolosa e imperiosa. I suoi ammiratori, invece, mettendo in risalto la sua intelligenza e la sua influenza su Enrico VIII, la dipingono come una riformatrice religiosa e una tragica vittima del potere reale.

Quale che sia il giudizio finale su Anna Bolena, ci si può “consolare” del suo tragico destino ricordando che anche Thomas Cromwell fece una brutta fine: vittima anch’egli della paranoia di Enrico VIII, perse tutti i suoi titoli e i suoi beni, fu condannato a morte e decapitato pubblicamente a Tower Hill il 28 luglio 1540.

Note

1 Vedi l’articolo su Meer, edizione italiana, del 28 giugno 2026: Norwich, o l’Inghilterra profonda.