Nel Rinascimento, la figura del “filosofo nuovo” è associata a quella del sacerdote e del mago, di cui Marsilio Ficino è l’emblema, l’incarnazione. Esaminando le correzioni apportate all’opera del Giorgione I tre filosofi, emerse a seguito di una radiografia, si è visto che i tre personaggi erano in principio tre maghi. In questa trasformazione, Eugenio Garin legge il legame profondo tra filosofia, astrologia, magia e scienza.
Nel 1621 vide la luce a Oxford uno dei libri più singolari del secolo, destinato a una eccezionale fortuna lungo tutto il Seicento: ‘The Anatomy of Melancholy’ (L'anatomia della malinconia), opera di un enigmatico Democritus Junior, ossia di Robert Burton, nato nel 1577 e destinato a diventare nel 1626 bibliotecario del Christ Church College.
A cominciare dall'argomento, la malinconia e il malinconico, egli indicava, anche senza dirlo esplicitamente, una delle sue fonti predilette, Marsilio Ficino, non a caso citato di continuo. Malinconico, nato sotto Saturno, è l'intellettuale, anzi il filosofo, e in particolare il nuovo tipo di filosofo, da un po' di tempo circolante in Europa, quale appunto Ficino: moralista e medico, mago e astrologo, che come i saggi antichi ride e piange delle cose del mondo, e per cui la malinconia assume i caratteri della divina mania di Platone.
Il nuovo filosofo, come i magi e gli astrologi, continua a chinarsi sulla caverna, che per un verso rimanda a Platone, ma per l'altro non può non rievocare con forza proprio Leonardo.1
Dall’analisi del Gentili, emerge un altro aspetto molto interessante dell’opera del Giorgione. I tre filosofi-astrologi, oltre ad avere età differenti – il che escluderebbe l’ipotesi dei tre re magi – rappresenterebbero in prima lettura le tre diverse religioni: ebraismo, islamismo e cristianesimo. La prima è significata dal vecchio saggio ebreo sulla destra; la seconda, al centro, dall’uomo in abiti orientali con una mano sul ventre e la terza dal giovane uomo seduto a sinistra, che contempla una caverna buia, che alcuni hanno interpretato come un richiamo alla caverna di Platone.
Per Gentili, si tratterebbe di tre astrologi, l’ultimo dei quali, però, a un’attenta lettura, non rappresenterebbe il cristianesimo ma una forma decadente di cristianesimo, se non addirittura «l’imminente e attualissima incarnazione dell’Anticristo». Esaminando, infatti, tale figura, soprattutto dalla radiografia, emergono tratti somatici che richiamano altri personaggi, come ad esempio il giovane in posa arrogante con le mani sui fianchi, a destra del falso predicatore del Signorelli, oppure il giovane che si vede in lontananza nel Martirio di San Sebastiano di Albrecht Dürer, insieme agli altri due personaggi, un islamico e un ebreo.
I nostri astrologi sono invece di diversa età, nazione, religione e cultura: da quel che vediamo, un vecchio ebreo, un arabo d’età adulta e un più indefinito giovane occidentale, a primo intuito un umanista cristiano. Il più importante e autorevole è evidentemente il vecchio ebreo, qualificato dal compasso e dalla tabella quale protagonista e depositario dell’antica scienza astrologica.
Dalla tabella tenuta dal saggio ebreo, Gentili estrae molte informazioni di carattere astronomico e simbolico, delineando un “oroscopo delle religioni”. In tale contesto, i tre filosofi indicherebbero le età dell’umanità e il giovane, per la sua somiglianza ai due personaggi di Signorelli e Dürer, designerebbe l’era dell’anticristo. Non raffigurerebbe, dunque, il cristianesimo ma una fase di decadenza del cristianesimo. Il giovane occidentale è «l’estremo rappresentante del cristianesimo degradato».
La tabella è completata in basso da un sole raggiato al tramonto, dove si leggono (o in parte s’immaginano) le cifre da 1 a 7. Nel nostro contesto esse si riferiscono al cosiddetto “oroscopo delle religioni”, ossia alla teoria di un percorso ciclico attraverso sette età, collegate ai pianeti e alle grandi religioni, caratterizzato da un progressivo decadimento dell’universo e dell’umanità fino alla catastrofe conclusiva e alla rigenerazione in un ciclo rinnovato. La prima età, come nella sistemazione classica, è l’età primitiva di Saturno, l’età aurea progressivamente degradata dai cattivi costumi degli uomini e infine azzerata dal diluvio universale.
È poi Giove, congiungendosi con tutti gli altri pianeti, a determinare la nascita delle religioni. Se Giove si congiunge a Saturno, significa la religione giudaica; se a Marte, la religione caldea, se al Sole, la religione egizia, se a Mercurio, la religione cristiana; se a Venere, la religione musulmana. Quando infine Giove si congiunge alla Luna, ciò segna l’avvento dell’ultima età, l’età breve e abominevole dell’Anticristo. Non ci può essere alcun dubbio: il giovane d’umore flemmatico, lunarmente pallido, vestito dei colori lunari del bianco e del verde, non rappresenta il cristianesimo ma semmai la sua estrema decadenza. È l’imminente e attualissima incarnazione dell’Anticristo.
È ancora in Dürer che troviamo il più completo riscontro per l’iconografia dei Filosofi: si tratta della xilografia col ‘Martirio di san Sebastiano’ (1494-1495). Al supplizio dell’eroe cristiano assistono con un certo compiacimento i rappresentanti di altre tre religioni: l’arabo inturbantato, l’ebreo dal tipico cappello (lo abbiamo visto identico nel fregio di Castelfranco) e infine, più lontano, il giovane Anticristo dal sorriso maligno e dai lunghi ricci sotto la berretta rotonda. 2
L’arte figurativa rinascimentale ci offre una chiave di lettura fondamentale, poiché esprime “ermeticamente” simboli astrologici e magici. I tre filosofi come espressione delle tre grandi religioni monoteiste ci offrono una interpretazione in linea con quanto abbiamo già visto nel volume precedente, cioè, con il sincretismo di Pletone e con la prisca teologia. I tre filosofi sono tre sapienti, accomunati dalla scienza astrologica – incentrata sul principio di simpatia universale – che indagano i misteri dell’universo. Allo stesso modo, le tre religioni monoteiste non sono altro che tre diverse declinazioni esoteriche di un’unica tradizione esoterica, conservata e trasmessa per mezzo di una stretta cerchia di iniziati.
L’altra lettura è complementare: i tre filosofi esprimono tre età dell’umanità. Qui, il giovane umanista occidentale rappresenta l’estrema decadenza del cristianesimo, se non il suo apogeo, l’anticristo. Ma non è forse nel contesto significato dal giovane sapiente che si staglia la figura del filosofo-mago rinascimentale? Non si tratta forse dell’umanista fiorentino neoplatonico, erede della cultura esoterica ebraica e islamica, sempre in cerca di una verità sacra e misteriosa – intuita solo dagli iniziati – che ammanta il filosofo di inedite vesti sacerdotali? La magia di Marsilio Ficino e la demonomagia di Giordano Bruno non costituiscono forse il tentativo di redimere l’universo attraverso l’azione del filosofo-mago, copula del mondo, che domina la natura?
Note
1 Garin, E., Il filosofo e il mago, in Garin, E., L’uomo del Rinascimento, Editori Laterza, Bari, 1988, pp. 170-174.
2 Gentili, A., Giorgione, Giunti Editore SpA, Firenze-Milano, 2017.















