Un’opera che mi ha sempre affascinato per la sua profonda simbologia ermetica è la Tempesta. Qui si staglia in primo piano una nutrice che allatta, figura archetipica della “Grande Madre”, cioè, della Natura. Si intravedono i tratti caratterizzanti di quella filosofia naturale (philosophia naturalis) di matrice neoplatonica, che vede nella Natura un unico organismo vivente e che è propedeutica alla pratica magica, volta a decifrare i segreti della natura e a sottometterla al potere “illimitato” del mago rinascimentale.
Il sincretismo non solo caratterizza la filosofia neoplatonica rinascimentale ma emerge anche nell’arte, la quale esprime plasticamente il tentativo di fondere insieme il pensiero cristiano con la ritrovata eredità pagana classica e, soprattutto, con l’ermetismo. Si cerca di conciliare l’inconciliabile, armonizzare, cioè, visioni del mondo contrapposte, come la metafisica cristiana e la metafisica gnostico-pagana.
Il sincretismo è fenomeno fondante la cultura rinascimentale: cultura di un’epoca esacerbata da movimenti di riforma religiosa, in cui il cristianesimo è onnipresente ma che rivendica come metodo il ‘ritorno’ all’antico, un antico che è quello della letteratura, dell’arte e della filosofia pagana. È non solo dato assodato, ma studiatissimo, il fatto che nel Rinascimento «la letteratura pagana antica, diventi secondo i generi e secondo gli autori, una fonte di ispirazione, un serbatoio di immagini, di aneddoti e di esempi, un modello letterario, una scuola di pensiero.»1
Un esempio lampante di questo sincretismo si rinviene nella ricorrente identificazione dell’immagine cristiana della Lactatio Virginis con l’immagine pagana della Natura Nutrix. Il pensiero rinascimentale, una volta riscoperta l'antichità classica e, soprattutto, neoplatonica, la rappresenta attraverso figure cristiane, che vengono poi rilette attraverso il filtro dei miti pagani. Dietro al sincretismo rinascimentale si cela la volontà di paganizzare la fede cristiana o, il che è lo stesso, di rivestire il mito pagano con immagini cristiane. Insomma, svuotare il cristianesimo della sua essenza, mantenendone solo la forma, con cui si cerca di armonizzare il mito pagano. In tale contesto, solo l’iniziato, attraverso una lettura esoterica, riesce a percepire i significati nascosti dell’opera d’arte. Si manifesta ancora una volta l’abito gnostico della filosofia neoplatonica rinascimentale.
Un ulteriore principio, che emerge dall’opera del Giorgione, è la congiunzione tra cielo e terra, cioè, la coniunctio o coincidentia oppositorum, nota anche come complexio oppositorum.
Nella Tempesta l’archetipo della Grande Madre, ovvero della Natura o della Terra, è connotato abbastanza inequivocabilmente dalla nudità, dall’allattamento, dalla posizione seduta su uno zoccolo di terra circondato dall’acqua, dalla divaricazione delle gambe allusiva alla fecondità, dall’albero, dall’elemento igneo del fulmine e dalle stesse torri sullo sfondo, con i marchi del leone e delle quattro ruote.
Ha un’antica tradizione l’immagine letteraria e figurativa della terra come nutrice, che Leone Ebreo e Francesco Colonna descrivono in un ambito di tempo e di luogo strettamente a ridosso di Giorgione. Della terra nutrice, parlano Platone, Eschilo, Pausania, Marziale, Apuleio, Virgilio. Anche nel già ricordato e diffuso Pimander la terra è «la grande nutrice di tutte le creature». Nella Smaragdina Tabula di Ermete Trismegisto, si legge: «Nutrix ejus terra est». Secondo la ben nota Iconologia del Ripa (1593), la terra «si dipinge che stia a sedere, per esser immobile» e «il fanciullo che tiene nella destra poppando, ci mostra come lei è la nostra nutrice».
Anche il giovane della Tempesta sta come di sentinella, quasi a proteggere la “sua” donna, la simbolica nutrice. La sua identità resta indeterminata. È forse una figura del Cielo o dell’elemento igneo, benché non si possa escludere un’allusione a Mercurio Trismegisto, autore della celebra frase: «Nutrix ejus Terra est».
La congiunzione tra cielo e terra si produce dunque attraverso l’ascesa e la ridiscesa degli elementi: a questo solenne “ascensus-descensus” possono alludere le due colonne monche, giacché la doppia colonna è un simbolo ermetico del movimento ascendente e discendente delle anime e della stessa “anima mundi” mediatrice della “copula mundi” o congiunzione universale.
Il fulmine e l’ibis sono concrete apparizioni, come del resto la vegetazione, il paesaggio terrestre, le torri e gli edifici che gli fanno “corona”; le stesse figure della nutrice e del maschio che s’inseriscono come vive presenze nel brano di natura, dissimulando la loro qualità di personificazioni.
La loro collocazione sul prospetto delle torri sembra ispirata come dicevamo (e così la figura dell’ibis) dal mosaico “egizio” di Palestrina, che rimanda ancora, come la figura della nutrice, all’autore dell’Hypnerotomachia e al tempio della Fortuna che nel romanzo è rievocato con la natura feconda della dea, equivalente della Grande Madre.2
Risalendo il fiume e scendendo dal cielo, seguendo il tracciato delle nuvole e del fulmine, le due linee prospettiche si incontrano nell’ultimo edificio a cupola di sapore chiaramente orientale, che contrasta il paesaggio urbano circostante. Se dall’oriente viene la magia, allora possiamo pensare che la congiunzione del cielo con la terra, l’identità tra ciò che è in basso e ciò che è in alto, cioè, il «miracolo della cosa unica», può avvenire solo per magia.
Cristofano dell'Altissimo, Giovanni Pico della Mirandola, XV secolo. Galleria degli Uffizi, Firenze, Italia.
Gli elementi ermetici che emergono dalle opere del Giorgione, come la congiunzione degli opposti, le tre vie della filosofia, la vita triplex, la natura nutrice, il potere sugli elementi, l’ascesa-discesa, li ritroviamo tutti nella famosa Tabula Smaragdina o Tavola smeraldina, attribuita a Ermete Trismegisto.
[...] Il Sole è suo padre, la Luna è sua madre, il Vento l'ha portata nel suo grembo, la Terra è la sua nutrice. Il padre di tutto, il fine di tutto il mondo è qui. La sua forza o potenza è intera se essa è convertita in terra. Separerai la Terra dal Fuoco, il sottile dallo spesso dolcemente e con grande ingegno. Sale dalla Terra al Cielo e nuovamente discende in Terra e riceve la forza delle cose superiori e inferiori. Con questo mezzo avrai la gloria di tutto il mondo e per mezzo di ciò l'oscurità fuggirà da te.
Questa è la forte fortezza di ogni forza: perché vincerà ogni cosa sottile e penetrerà ogni cosa solida. Così è stato creato il mondo. Da ciò deriveranno meravigliosi adattamenti, il cui metodo è qui. È perciò che sono stato chiamato Ermete Trismegisto, avendo le tre parti della filosofia di tutto il mondo. Completo è quello che ho detto dell'operazione del Sole.
Giacomo Maria Prati, funzionario direttivo del Ministero della Cultura e attualmente in servizio presso la Pinacoteca di Brera-Biblioteca Braidense, indica la presenza di numerosi elementi ermetici nel dipinto del Giorgione, proponendo una lettura alchemica.
Se vogliamo leggere ermeticamente [...] Il primo colore, così intenso e cupo, può rinviare all’antimonio che dilava i quattro elementi sintetizzati dai quattro pali del ponte che, non a caso, “sottilizzandosi” esprime la purificazione ed unificazione della “terra filosofica” che diventa come una punta di lama, spigolosa e tagliente come il sale. Il doppio vortice orizzontale mescola gli elementi e indica il “caos dei filosofi” dove terra (le impurità sabbiose), aria (nella schiuma), fuoco (la luce del fulmine) e acqua appaiono mescolate e confuse. Solo il linguaggio alchemico può risolvere l’ambiguità e anomalia di questo fiume che appare veramente ambiguo e “doppio”.3
A differenza di chi vede solo elementi politici o al più filosofici nelle opere rinascimentali, riteniamo che queste nascondano molti elementi ermetici, legati alla rinascita degli antichi riti misterici pagani. Amor sacro e amor profano di Tiziano o La Nascita di Venere di Sandro Botticelli costituiscono un chiaro esempio di opere intrise di neoplatonismo mediceo, ermetismo e alchimia. Il Botticelli era strettamente legato all’Accademia neoplatonica e in particolar modo a Pico della Mirandola e a Marsilio Ficino, i principali esponenti del neoplatonismo fiorentino. Nell’affresco intitolato Giovane introdotto tra le Arti Liberali si nasconde, in realtà, un’iniziazione a Venere.
L’incontro avviene di notte, la fase del sogno, dove l’umano entra misteriosamente in contatto con la divinità. Il giovane viene condotto per mano da una giovane donna, che lo introduce a un’assemblea presieduta da una donna con un arco in mano, simbolo di Venere vincitrice su Cupido (il putto a sinistra), e da due gruppi di donne, che potrebbero essere le tre Grazie da una parte e le ninfe dall’altra, come ne La Primavera. L’affresco presenta forti analogie con l’altro, sempre di Botticelli, Venere e le tre Grazie offrono doni a una giovane, dove, però, compaiono solo le tre Grazie.
L’affresco botticelliano del giovane iniziato richiama un’incisione della Hypnerotomachia Poliphili (1499) di Francesco Colonna, in cui Polifilo viene condotto da Thelemia innanzi a Philtronia e alle sue sei ninfe.
Secondo alcuni studiosi, il giovane iniziato potrebbe essere Pico della Mirandola. Per altri, i due giovani sarebbero Lorenzo Tornabuoni e Giovanna di Maso degli Albizzi, in occasione del loro matrimonio nel 1486. I tratti del giovane, però, sono molto somiglianti a quelli di Pico della Mirandola nel ritratto eseguito da Cristofano dell'Altissimo.
Note
1 Fassina, F., Le syncrétisme pagano-chrétien à l’époque de l’Humanisme et de la Renaissance , in «Actes du Colloque international organisé à Chambéry le 16 et 17 mai 2002 par le C.E.F.I.», publiés sous la direction de Sabine Lardon», Studi Francesi [Online], 150 (L | III) | 2006, online dal 30 novembre 2015, consultato il 09 marzo 2026.
2 Calvesi, M., Il mito dell’Egitto nel Rinascimento, Art Dossier, Edizione 24, Giunti, Firenze, 1988, pp. 44-49.
3 Prati, G. M., La Tempesta “risvelata”, L’enigma continua....














