Ci sono viaggi che non nascono dal desiderio di partire, ma dal bisogno di ritrovare un ritmo possibile. Nell’agosto 2017 arrivo a Bali.

Sono stanca, attraversata da un tempo emotivo e fisico che ha bisogno di rallentare, di fare un punto e a capo e ricominciare da me.

A fine gennaio era mancato mio padre e dentro di me si era aperto uno spazio nuovo, fatto di fragilità e necessità di quiete.

Avevo bisogno di natura, di lentezza, di gentilezza, di riposo e di una bellezza non ostentata. Decido di farmi un regalo.

Parto per Bali. Accolgo anche l’invito di una cara amica e sorella che a fine mese avrebbe tenuto un corso dedicato alla vitalità, alla spiritualità e al benessere, e all’incontro con gli uomini medicina e le tradizioni del luogo. Esperienza che mi ha accompagnata e guidata in meravigliosa esperienza “rinascita”.

Scelgo inizialmente la parte dell’isola che viene chiamata, in modo affettuoso, la “sonnecchiosa”: un luogo dove la vita scorre ancora legata ai ritmi della natura, del mare, della luce dell’alba e del tramonto. Le giornate iniziano presto, tra yoga, meditazione, passeggiate lente e incontri con una natura che sembra accogliere ogni cosa senza fretta.

Ma appena arrivo, la cura del corpo precede ogni programma. Il viaggio è lungo, il jet lag pesante. E tutto ciò che desidero, in quel momento, è fermarmi. Chiedo subito di poter ricevere un massaggio.

Non posso aspettare. Ho bisogno di rientrare nel corpo. Il primo contatto con Bali avviene così. Attraverso un massaggio balinese profondo, lento, attentissimo.

Non è solo un trattamento del corpo: è come se ogni parte venisse ascoltata. In particolare, per me in quel momento, la testa, il viso, i capelli.

Come se lì si concentrasse una richiesta più silenziosa, più urgente. Ricordo con chiarezza le mani della terapista. La qualità del tocco. La lentezza. L’attenzione.

In quei gesti compresi qualcosa che avrei ritrovato molte altre volte nei miei viaggi: la cura non vive soltanto negli oli, nelle erbe o nei trattamenti, ma nella qualità della presenza con cui vengono offerti. A volte sono le mani a custodire il sapere più antico.

E quella sensazione progressiva di scioglimento, non solo fisico ma interno. I miei capelli, lunghi fino alla vita, rossi, trattati con impacchi di henné, diventano parte di quel primo incontro. Non come estetica, ma come presenza viva del corpo.

Una settimana dopo quella prima esperienza, mi sposto in un’altra zona dell’isola, immersa ancora più profondamente nella natura.

Qui incontro un’altra dimensione del trattamento. È il mio primo contatto con l’hair balm, il creambath massage. Un trattamento lungo, lento, profondo e avvolgente.

Circa un’ora e mezza dedicata alla cura del cuoio capelluto e dei capelli, accompagnata da un lungo massaggio della testa e del viso che prolunga la sensazione di benessere ben oltre il trattamento stesso. Mi sembrava di essere in un’altra dimensione. Il tempo cambia qualità. Il corpo si lascia andare in modo diverso.

E la sensazione non è più solo rilassamento, ma una vera sospensione ed espansione.

In quel momento nasce un pensiero chiaro, quasi insistente: voglio impararlo, voglio capire il linguaggio che vive dentro questi gesti. In pochi giorni riesco a trovare una scuola altamente qualificata, riconosciuta e specializzata proprio in questo tipo di trattamento.

Poco dopo inizio un corso dedicato alle tecniche tradizionali di cura della cute e dei capelli. È stata un’esperienza molto intensa, sia personale che professionale insieme. Un passaggio che non è solo formazione, ma immersione.

Ancora una volta entro in contatto con gesti antichi, tramandati, radicati in una cultura della cura che unisce corpo, natura e presenza.

E anche questa volta porto con me qualcosa che non è solo tecnica, ma memoria viva del gesto. In Indonesia, e soprattutto a Bali, la cura dei capelli è un rituale che unisce bellezza, natura e spiritualità.

Qui il benessere nasce dalla lentezza, dal contatto con le piante tropicali e da antiche tradizioni che trasformano ogni trattamento in un’esperienza sensoriale profonda.

A Bali, la bellezza è una forma di armonia spirituale. Un rituale lento che coinvolge corpo, mente e anima. I capelli vengono curati con infusi naturali, oli profumati e fiori sacri in gesti delicati e consapevoli che ricordano vere e proprie cerimonie antiche.

Qui la cura non segue la fretta, ma il ritmo della natura. Il tradizionale cream bath balinese trasforma il trattamento in un’esperienza sensoriale profonda: creme ricche di cocco, aloe vera e avocado, insieme a oli tropicali, vengono massaggiate lentamente sul cuoio capelluto e sui capelli per nutrire, rilassare e riequilibrare l’energia del corpo.

Il massaggio alla testa, elemento centrale di questa tradizione, scioglie tensioni e riattiva la circolazione. Come accade in molte tradizioni asiatiche, la testa è una parte particolarmente importante della persona. Non è raro sentire affermare che “il benessere comincia dalla testa”.

Per questo la sua cura non riguarda soltanto l’aspetto estetico, ma si collega a una ricerca più ampia di equilibrio, presenza e armonia. I profumi di gelsomino, ibisco, spezie e frangipani avvolgono l’ambiente creando un’atmosfera quasi meditativa.

Quando sono arrivata a Bali, il frangipani ha catturato subito la mia attenzione.

Si trova ovunque: tra le mani e nei capelli delle donne balinesi, nelle offerte sacre, nei templi, negli hotel e nei giardini. È un simbolo potente di purezza, bellezza e spiritualità.

Ancora oggi il suo profumo è uno dei ricordi che più intensamente mi riportano a Bali. A Bali il sacro non appartiene soltanto ai templi.

Vive nei piccoli gesti quotidiani, nelle offerte preparate ogni mattina, nel modo di abitare il tempo e nella relazione con ciò che circonda la vita.

Anche la cura del corpo nasce da questa stessa attenzione. Ogni gesto è pensato per restituire benessere, luminosità e calma interiore.

A Bali, capelli sani e lucenti non rappresentano soltanto bellezza estetica, ma equilibrio, pace e connessione con la natura. Ed è proprio questa fusione tra spiritualità, sensualità e ritualità quotidiana a rendere i segreti di bellezza balinesi così affascinanti e senza tempo.

E forse tutto questo è iniziato così. Da un bisogno di silenzio. Da un corpo che chiedeva tempo. Da un gesto ricevuto. E poi riconosciuto. E poi imparato. Bali, per me, è stato il viaggio della cura. Della rinascita. Del ricominciare da me.

Del tornare a prendermi cura di me attraverso la bellezza gentile, la calma e la presenza. E da quel momento il viaggio continua ancora oggi. Attraverso l’India, l’Indonesia, la Cina, il Giappone, il Marocco, l’Italia e altri luoghi ancora. Luoghi diversi, gesti diversi, stessa intenzione.

Perché la cura non è mai stata solo un gesto estetico, ma sempre un modo di entrare in relazione con la vita, con la natura e con ciò che ci precede.

Alcuni dei rituali incontrati lungo questo cammino continuano a vivere non solo nel ricordo, ma anche nella pratica, nello studio e nella loro trasmissione.

Al prossimo gesto. Alla prossima memoria che prende forma.