Per comprendere pienamente l’opera Le Vittime del Lavoro dello scultore Vincenzo Vela dobbiamo tornare indietro nel tempo, di oltre 150 anni, precisamente nel 1872, quando l’Italia, la Germania e la Svizzera si accodarono per finanziare la Galleria ferroviaria del San Gottardo, allora la più lunga del mondo, di oltre 15 chilometri. I lavori vennero appaltati alla ditta dell’ingegnere Louis Favre che costituirà una società apposita: La Compagnia del Gottardo. Vennero subito assunti duemila minatori, quasi esclusivamente italiani, contadini provenienti dalle più povere località del Piemonte e della Lombardia.

Dopo 10 anni di lavori, il 23 maggio 1882 la Galleria venne inaugurata, ma il prezzo pagato dagli operai fu altissimo. I morti ufficiali sul lavoro furono 177, ma il numero è molto superiore considerando quanti si ammalarono durante i lavori e morirono mesi o anni dopo.

Le condizioni del lavoro erano infatti proibitive, il cantiere non si fermava mai e i minatori operavano in tre turni di otto ore senza vedere la luce nemmeno per un secondo, tra la polvere e le esalazioni causate dalle macchine adoperate nei lavori di scavo. La temperatura all’interno del tunnel oltrepassava i trenta gradi, sfiorando spesso i quaranta; la scarsità dei servizi igienici provocò inoltre il diffondersi di malattie per la proliferazione di parassiti.

Gli operai morirono anche per gli scoppi della dinamite, schiacciati sotto le rocce che crollavano dalle pareti della montagna, travolti dai mezzi dei colleghi, asfissiati dalle esalazioni tossiche. Inoltre gli alloggi erano pochissimi e fatiscenti, perché Favre si era totalmente disinteressato del problema.

Il 27 luglio 1875, a Göschenen, a seguito d’un incidente alcuni operai abbandonarono per protesta il posto di lavoro, chiedendo condizioni migliori, turni da sei ore invece che da otto, paghe più soddisfacenti e in contanti, e non con i buoni che si potevano spendere negli spacci dell’impresa costruttrice, ma che i negozi dei due borghi limitrofi spesso non accettavano.

La sanguinosa repressione

L'impresa Favre rifiutò il dialogo e pretese il pugno di ferro. Non essendoci forze di polizia sufficienti sul posto, venne mobilitata in fretta e furia la milizia civica di Göschenen, composta da cittadini del luogo e volontari armati, spesso prevenuti nei confronti della massa di lavoratori stranieri.

Quel caldo giorno del 27 luglio 1875, di fronte alla folla di operai che manifestava pacificamente bloccando l'accesso alle officine, i miliziani aprirono il fuoco. Il bilancio fu tragico: quattro operai italiani, tutti ventenni, furono uccisi sul colpo (Salvatore Villa, Giovanni Gotta, Costantino Doselli e Giovanni Merlo) e oltre una decina rimasero feriti gravemente. Lo sciopero fu stroncato nel sangue e le condizioni nel cantiere peggiorarono ulteriormente negli anni successivi.

Ma questa spropositata strage di lavoratori non mancò di colpire la sensibilità di giornalisti, letterati e artisti. Il simbolo più importante di quella tragedia è la scultura Le vittime del lavoro, realizzata da Vincenzo Vela, artista sconvolto emotivamente dall’alto tributo di vite umane che la costruzione della galleria aveva comportato. Nato da una famiglia di contadini, era artista sensibile alle tematiche sociali del tempo animato da ideali politici.

Di sua spontanea iniziativa, senza committente e a sue spese Vela realizzò il modello in gesso al suo Monumento tra il 1880 e il 1882, mentre e l’anno successivo veniva allestito all’Esposizione Nazionale Svizzera di Zurigo. La partecipazione all’Esposizione aspirava a trovare un finanziatore per tradurre il bozzetto in bronzo da collocare all’ingresso della Galleria del San Gottardo. Il modello in gesso conobbe un eccezionale successo ma non si trovò nessun finanziatore.

Soltanto dopo la morte dello scultore, nel 1893, il Ministero italiano della Pubblica Istruzione commissionò alla fonderia Bastianelli di Roma la fusione in bronzo, da destinare alla Galleria d’Arte Moderna di Roma, dove l’opera è ancora conservata, sviluppando misure di cm 323 x 236 e profondità di cm 60.

Per vedere l’opera collocata vicino alla Galleria del San Gottardo bisognerà aspettare il 1932 nel cinquantennale dell’inaugurazione del tunnel. In questo anno, le Ferrovie federali svizzere desiderarono omaggiare il sacrificio dei caduti per la realizzazione della Galleria, riprendendo in mano il progetto di Vincenzo Vela. L’opera tradotta in bronzo e collocata nella stazione di Airolo: si realizzava così il sogno dello scultore.

L’artista Vincenzo Vela e le opere capolavoro

Vincenzo Vela (Ligornetto, 1820 – 1891) è stato uno dei più importanti e influenti scultori svizzeri-italiani dell'Ottocento. La sua opera segna un momento di svolta cruciale nella storia dell'arte: il passaggio dal Neoclassicismo (lo stile accademico e idealizzato alla Canova) al Verismo (un realismo crudo, psicologico e socialmente impegnato).

Nato nel Canton Ticino da una famiglia di umili origini, Vela iniziò giovanissimo come scalpellino nelle cave di pietra locali. Si trasferì poi a Milano per studiare all'Accademia di Belle Arti di Brera, dove entrò in contatto con i fermenti artistici e politici dell'epoca.

Convinto patriota, partecipò attivamente alle guerre risorgimentali italiane (tra cui la campagna del Sonderbund in Svizzera e la prima guerra d'indipendenza a Milano). Questa forte passione politica influenzò profondamente la sua arte, trasformando la scultura in un mezzo di espressione civile e sociale. Vela divenne celebre per la sua capacità di infondere un realismo straordinario nel marmo, catturando la tensione muscolare e l'intensità emotiva dei suoi soggetti.

Lo Spartaco (1847)

Considerato il manifesto del Realismo nella scultura italiana. Il gladiatore trace che guida la rivolta degli schiavi contro Roma non è più ritratto come un eroe classico e composto, ma come un uomo comune, fiero e furioso, colto nel momento esatto in cui spezza le catene. Per il pubblico dell'epoca, l'opera divenne immediatamente un simbolo politico del Risorgimento: lo schiavo che si ribella all'oppressore rappresentava l'Italia che l'ottocento voleva liberare dal dominio straniero.

Gli ultimi momenti di Napoleone (1866)

Presentata all'Esposizione Universale di Parigi del 1867, questa statua ottenne un successo planetario e fu acquistata da Napoleone III. Vela scelse di non rappresentare l'imperatore nel pieno della sua gloria, bensì malato, stanco e sconfitto nel suo esilio a Sant'Elena, mentre guarda malinconicamente una mappa dell'Europa appoggiata sulle ginocchia. È un capolavoro di introspezione psicologica e resa veristica dei dettagli, come la coperta e la veste.

Il museo Vincenzo Vela

Oggi, la splendida villa-scultorea che l'artista fece costruire a Ligornetto (Canton Ticino) come sua dimora e atelier è diventata un museo nazionale svizzero.

Al suo interno è conservata la gipsoteca originale, che raccoglie i modelli in gesso a grandezza naturale di quasi tutti i suoi capolavori, offrendo uno sguardo ravvicinato sul suo straordinario processo creativo.

Le vittime del lavoro (1882)

Verso la fine della sua carriera, Vela realizzò questo altorilievo in bronzo dedicato agli operai morti durante la costruzione del traforo ferroviario del San Gottardo. L'opera mostra tre minatori che trasportano su una barella il corpo di un compagno ucciso da un'esplosione. È uno dei primissimi monumenti nella storia dell'arte occidentale interamente dedicato alla classe operaia e al dramma delle morti sul lavoro, privo di retorica celebrativa e carico di profonda umanità.

L’opera Le vittime del lavoro (1882-1883) è considerata il vertice del verismo sociale. Realizzata interamente di sua spontanea iniziativa e a proprie spese, l'artista volle dedicare l'opera ai 177 operai che persero la vita a causa delle condizioni disumane di sfruttamento, malattie e incidenti durante lo scavo del primo traforo ferroviario del San Gottardo.

Descrizione dell'opera

L'altorilievo colpisce per il profondo realismo e l'assenza totale di retorica celebrativa. Vela non glorifica l'impresa ingegneristica o il progresso tecnologico, ma mette al centro il dramma umano.

  • La scena: l'opera ritrae un gruppo di quattro minatori che, con passo lento e pesante, avanzano nell'oscurità portando fuori da una galleria il corpo senza vita di un loro compagno, adagiato su una barella.

  • La composizione e la luce: la cadenza delle figure ricorda l'andamento di una solenne e silenziosa marcia funebre. La scena è immersa nel buio del tunnel, interrotta soltanto dalla debole luce di una lanterna a olio che il minatore al centro tiene sollevata. Questa luce crea forti contrasti chiaroscurali sul marmo (e poi sul bronzo), accentuando la drammaticità dei volti.

  • I dettagli veristi: la cura dei particolari è impressionante: i vestiti da lavoro logori, gli scarponi pesanti, la schiena ricurva sotto il peso del dolore e della fatica, le mani nodose e i volti scavati e rassegnati. Il corpo del compagno morto è abbandonato, con la testa reclinata all'indietro e un braccio penzolante che esprime con cruda verità la fine della vita.

Vela stesso riassunse lo spirito dell'opera in una lettera:

Ho sempre amato ed ammirato i poveri oppressi, i martiri del lavoro, che rischiano la vita senza fare il chiasso dei cosiddetti eroi della guerra [...] Mi sono sentito in dovere di ricordare alle persone di cuore questi umili martiri.

Storia delle fusioni e dei restauri

Vincenzo Vela creò originariamente l'opera in gesso. Desiderava ardentemente vederla fusa in bronzo e collocata sul portale del Gottardo, ma non riuscì a raccogliere i fondi necessari prima della sua morte, avvenuta nel 1891. La storia successiva dell'opera vive attraverso tre fusioni principali e i loro relativi restauri.

1. Il bronzo di Airolo (Fusione del 1932)

Fu la prima fusione ufficiale pensata per lo spazio pubblico, realizzata dalla fonderia Pastori di Carouge in occasione del cinquantenario della linea ferroviaria e posizionata nel piazzale della stazione di Airolo.

Il restauro (2014): Trovandosi all'aperto, esposto per decenni alle severe intemperie alpine del Canton Ticino, alle polveri e all'inquinamento, il bronzo aveva subito fenomeni di ossidazione e degrado della patina protettiva originaria. Nel 2014 l'opera è stata sottoposta a un importante intervento di restauro conservativo. Le superfici sono state accuratamente pulite dai depositi corrosivi, le micro-fessurazioni sono state consolidate e la patina è stata stabilizzata e protetta con cere speciali per garantirne la conservazione futura all'esterno.

2. Il bronzo di Roma (Galleria Nazionale d’Arte Moderna e INAIL)

Esiste una fusione precedente, commissionata nel 1895 dal Ministero della Pubblica Istruzione italiano alla Fonderia Bastianelli di Roma, oggi conservata alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna. Nel 2008, per celebrare la Festa dei lavoratori, una terza fusione in bronzo ricavata da questo esemplare è stata inaugurata a Roma presso la Direzione Generale dell'INAIL, sede dell’EUR.

Il restauro (Anni 2020): essendo esposta all'aperto nel piazzale dell'istituto romano, la scultura dell'INAIL nel 2020 è stata oggetto di un accurato cantiere di restauro terminato per ripulire il metallo dagli agenti inquinanti della città e ripristinare la leggibilità dei dettagli plastici e dei chiaroscuri voluti da Vela.

3. Il gesso originale a Ligornetto

Il modello originale in gesso, fulcro della collezione del Museo Vincenzo Vela a Ligornetto, è il pezzo più fragile.

I restauri del museo: tra la fine degli anni '90 e i primi anni 2000, la casa-museo stessa è stata interamente ristrutturata dall'architetto Mario Botta. In quel contesto e in occasione di mostre successive (come nel 2020 per il bicentenario dell'artista), i gessi storici, tra cui Le vittime del lavoro, hanno beneficiato di interventi mirati di pulitura a secco, rimozione delle polveri sedimentate nel tempo e consolidamento strutturale delle parti interne in ferro e canapa, garantendo che la matrice originale di questo capolavoro rimanga intatta.

Lo scavo della prima galleria ferroviaria del San Gottardo fu un'opera ingegneristica colossale, ma si trasformò in un vero e proprio inferno sotterraneo per chi ci lavorava. Vincenzo Vela non fu testimone diretto del cantiere, ma le notizie drammatiche che giungevano dalle valli alpine scossero profondamente la sua coscienza di artista e patriota, spingendolo a denunciare lo sfruttamento della classe operaia.

Il monumento dell’INAIL e il restauro degli allievi dell’Istituto Restauro Roma

Grazie ad un Accordo stipulato tra l’INAIL (Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro) e l’Istituto Restauro Roma, gli allievi della citata Facoltà, con la supervisione di alcuni docenti, hanno realizzato nei mesi di marzo e aprile 2026 il restauro dell’opera in bronzo Le Vittime del Lavoro e del travertino che la circonda.

La sinergia tra i due Istituti si è resa possibile grazie alla sensibilità e lungimiranza dei vertici delle strutture. Per l’INAIL, il Presidente, Fabrizio D’Ascenzo, il Direttore Centrale acquisti, Alfredo Nicifero, l’Architetto, Willians Troiano. Per l’Istituto Restauro Roma del Direttore, Roberto Luciani, che ha svolto anche le mansioni di Progettista e Direttore dei lavori per quanto di competenza dell’Istituto Restauro Roma.

Il monumento situato a Roma presso l'INAIL e il suo recente intervento conservativo racchiudono una storia di forte valore simbolico, strettamente legata alla memoria dei lavoratori e alla formazione delle nuove generazioni di restauratori.

Il bronzo dell'INAIL: storia e caratteristiche

L'opera collocata nel piazzale antistante la sede della Direzione Generale dell'INAIL a Roma (nel quartiere dell'EUR) è una grandiosa replica in bronzo a grandezza naturale dell'altorilievo di Vincenzo Vela.

  • La genesi: Questo specifico esemplare è stato fuso nel 2008 dalla celebre “Fonderia Artistica de Carli di Torino”. La fusione è stata eseguita ricavandola fedelmente dal modello in gesso originale del 1882.

  • La collocazione simbolica: L'INAIL ha fortemente voluto questo monumento all'ingresso della propria sede principale perché l'opera rappresenta il simbolo universale del sacrificio dei lavoratori. Ogni anno, in occasione del Primo Maggio (Festa dei Lavoratori), davanti a questo bronzo si svolge la solenne cerimonia istituzionale in memoria dei caduti sul lavoro, alla presenza del Presidente della Repubblica Italiana o delle massime cariche dello Stato.

La traduzione in bronzo esalta la tragicità originaria pensata da Vela: il metallo scuro, lucido e profondo accentua il senso di oscurità della galleria del San Gottardo da cui i minatori stanno uscendo, facendo emergere drammaticamente le anatomie tese e i volti scavati sotto la luce artificiale.

Il restauro degli studenti dell'Istituto Restauro Roma

Trovandosi all'aperto, esposta agli agenti atmosferici e all'inquinamento urbano della capitale, la superficie bronzea dell'altorilievo aveva subito nel corso degli anni un progressivo deterioramento. Per restituire l'opera al suo splendore originario, l'INAIL ha promosso un cantiere di restauro didattico affidato agli allievi dell'Istituto Restauro Roma (IRR).

Il restauro si è svolto in un cantiere-scuola concentrato tra i mesi di marzo e aprile 2026, concludendosi proprio a ridosso delle celebrazioni del Primo Maggio. Gli studenti hanno operato seguendo i più rigorosi standard metodologici del restauro scientifico moderno:

image host Roma, sede dell’INAIL, gli allievi dell’Istituto Restauro Roma che hanno partecipato al Restauro con l’Architetto Williams Troiano dell’INAIL e il Direttore dell’Istituto Restauro Roma, Roberto Luciani.

Le fasi dell'intervento:

  1. Analisi preliminari e diagnostica: prima di toccare la superficie, gli studenti hanno analizzato lo stato di degrado del metallo per individuare la presenza di patine di alterazione, depositi particellari (smog, polveri) e i prodotti di corrosione del bronzo (le tipiche macchie verdi o nerastre causate dalle piogge acide).

  2. Pulitura selettiva: è stata la fase più delicata. Gli allievi dell'istituto hanno rimosso gradualmente le sostanze chimiche nocive e lo sporco stratificato che offuscavano i dettagli plastici della scultura. La pulitura è stata eseguita con metodologie calibrate (meccaniche e chimiche leggere) per non intaccare la patina stabile del bronzo.

  3. Consolidamento e protezione: una volta pulito il metallo, si è proceduto a bloccare i fenomeni corrosivi attivi. Infine, è stato applicato uno strato protettivo superficiale (solitamente a base di cere microcristalline e inibitori di corrosione) per isolare il bronzo dall'umidità e dai gas di scarico.

Il valore del restauro

Grazie al lavoro minuzioso degli studenti dell'Istituto Restauro Roma, il monumento ha recuperato la sua corretta leggibilità visiva. Sono tornati visibili i dettagli minuti delle vesti logore dei minatori, le texture degli scarponi e, soprattutto, i passaggi chiaroscurali sui volti e sul corpo del compagno esanime, che l'inquinamento aveva appiattito. L'intervento ha unito la tutela del patrimonio artistico alla missione sociale dell'INAIL: far restaurare un monumento dedicato al lavoro proprio a dei giovani studenti che si affacciano al mondo professionale attraverso la cura dell'arte.