Quando sentiamo pronunciare il nome Prada pensiamo immediatamente alle passerelle di Milano, agli accessori di lusso e all’alta moda italiana. Difficile immaginare un collegamento con la Luna, con le missioni spaziali o con gli astronauti destinati a esplorare il Polo Sud lunare.
Eppure, se tutto andrà secondo i piani della NASA, i prossimi esseri umani che cammineranno sulla superficie della Luna lo faranno indossando tecnologie alle quali ha contribuito proprio la celebre casa di moda italiana. Non si tratta di un’operazione pubblicitaria né di un semplice esercizio di stile. Prada è infatti coinvolta nello sviluppo di alcuni elementi fondamentali delle nuove tute spaziali AxEMU (Axiom Extravehicular Mobility Unit), realizzate dalla società americana Axiom Space per il programma Artemis. L’ultima novità riguarda addirittura il “sotto tuta” che gli astronauti indosseranno sotto la tuta lunare vera e propria: un sofisticato sistema di raffreddamento e ventilazione progettato per consentire agli esploratori di sopravvivere in uno degli ambienti più ostili mai affrontati dall’uomo.
Chi non conosce le condizioni ambientali lunari potrebbe pensare che il problema principale sia il vuoto dello spazio. In realtà è solo uno dei tanti. Sulla Luna non esiste atmosfera in grado di mitigare le temperature. Al Sole il terreno può raggiungere temperature elevatissime, mentre all’ombra precipita rapidamente verso valori estremamente bassi. Nelle regioni polari poi, dove Artemis intende operare, il contrasto termico può raggiungere centinaia di gradi. È però un caldo (e un freddo) molto diverso da quello che conosciamo sulla Terra. Senza atmosfera non esiste alcun mezzo in grado di trasportare il calore: una roccia illuminata dal Sole può diventare rovente, mentre pochi metri più in là una zona in ombra può restare gelida. Un ambiente estremo che rende indispensabili sofisticati sistemi di protezione termica per gli astronauti.
A questo si aggiungono la radiazione solare, le particelle energetiche provenienti dal Sole, i micrometeoriti e soprattutto la famigerata polvere lunare. Gli astronauti delle missioni Apollo la ricordavano come una delle peggiori insidie incontrate durante le escursioni. Finissima come il talco ma abrasiva come carta vetrata, la regolite lunare aderisce a ogni superficie, penetra nelle giunture meccaniche e può perfino rappresentare un rischio per la salute umana. Per questo motivo le nuove tute Artemis non sono semplicemente una versione aggiornata delle vecchie tute Apollo. Sono un sistema completamente nuovo progettato per consentire permanenze più lunghe e attività molto più complesse.
Per gli anni Sessanta, le iconiche tute bianche delle missioni Apollo rappresentarono un capolavoro ingegneristico. Tuttavia, erano anche rigide, ingombranti e limitavano notevolmente i movimenti degli astronauti. Basta osservare i filmati degli sbarchi lunari per rendersi conto di quanto fosse difficile inginocchiarsi, raccogliere campioni o semplicemente camminare. Ogni movimento richiedeva uno sforzo considerevole, soprattutto per le mani. I guanti pressurizzati delle tute Apollo erano infatti rigidi e opponevano una continua resistenza ai movimenti delle dita. Dopo ore trascorse a raccogliere campioni, maneggiare attrezzi e trasportare strumenti scientifici, molti astronauti tornarono all’interno del modulo lunare con le mani doloranti e le unghie annerite da piccoli ematomi causati dallo sforzo.
Al loro confronto, le nuove tute AxEMU promettono un salto generazionale paragonabile a quello che separa un vecchio computer degli anni Settanta da uno smartphone moderno. Infatti, sono state progettate per offrire maggiore mobilità, una gamma più ampia di taglie e una migliore ergonomia, adattandosi alla corporatura e alle esigenze fisiologiche sia ad astronauti uomini che donne. Inoltre, le nuove tute dispongono di sistemi avanzati di supporto vitale, comunicazioni digitali, telecamere ad alta definizione integrate nel casco, monitoraggio biometrico e sistemi ridondanti di sicurezza. Tuttavia, l’ambizione tecnologica che le rende così avanzate ne ha complicato lo sviluppo. Le nuove tute AxEMU, infatti, non hanno ancora completato tutti i collaudi necessari per essere impiegate sulla Luna e finendo per diventare uno dei tasselli più delicati dell’intero programma Artemis.
Ufficialmente i rinvii delle missioni sono attribuiti a una combinazione di fattori, ma è difficile non osservare come anche la disponibilità delle tute costituisca uno degli elementi che continuano a pesare sul calendario del ritorno americano sulla superficie lunare. Del resto, dietro l’aspetto futuristico delle nuove AxEMU si nascondono tecnologie estremamente complesse, molte delle quali devono ancora essere validate in condizioni operative reali. Fra queste ve n’è una che, pur passando quasi inosservata al grande pubblico, è fondamentale per la sopravvivenza degli astronauti: il nuovo Liquid Cooling and Ventilation Garment (LCVG), il sofisticato sotto tuta che verrà indossato direttamente a contatto con il corpo e che rappresenta uno dei componenti più importanti dell’intero sistema.
Presentato ufficialmente il 7 giugno 2026 da Axiom Space e Prada durante un evento a New York, il nuovo LCVG rappresenta l’ultimo tassello di una collaborazione che ha portato il know-how dell’industria della moda italiana all’interno del programma destinato a riportare l’uomo sulla Luna. Si tratta di una sorta di indumento aderente che l’astronauta indossa direttamente sul corpo. Al suo interno corre una rete di sottilissimi tubi nei quali circola acqua raffreddata. Il compito di questo sistema è asportare il calore prodotto dal corpo umano e mantenerne la temperatura entro limiti accettabili durante le attività extraveicolari.
Potrebbe sembrare un dettaglio secondario, ma un astronauta impegnato a lavorare sulla Luna produce una notevole quantità di calore (metabolico) e senza un sistema di raffreddamento efficace rischierebbe rapidamente il surriscaldamento. In pratica, mentre all’esterno la tuta protegge dal freddo e dal caldo estremi, all’interno questo sofisticato “indumento tecnico” mantiene il corpo umano in una sorta di microclima artificiale. Completato da un sistema di ventilazione che contribuisce alla distribuzione dell’ossigeno e alla rimozione dell’anidride carbonica. Naturalmente, il nuovo modello sviluppato da Axiom e Prada incorpora anche un sistema di raffreddamento di emergenza che aumenta ulteriormente la sicurezza degli astronauti.
Ma la domanda che tutti si pongono è: cosa c’entra Prada?
Quando nel 2023 venne annunciata la collaborazione tra Axiom Space e Prada, molti pensarono a un’operazione d’immagine o di marketing. In realtà, gli ingegneri di Axiom erano alla ricerca di competenze molto specifiche che la celebre maison milanese era in grado di offrire. Prada vanta infatti una lunga esperienza nella lavorazione di materiali avanzati, nella progettazione ergonomica e nella realizzazione di capi ad alte prestazioni, maturata attraverso anni di ricerca su tessuti innovativi e materiali tecnici destinati non solo alla moda, ma anche ad applicazioni sportive e industriali. Il contributo italiano ha quindi riguardato aspetti fondamentali della sotto tuta che accompagneranno le future tute spaziali: dalla scelta dei materiali alle tecniche di lavorazione, fino al comfort degli astronauti durante attività che potranno protrarsi per molte ore sulla superficie lunare. In altre parole, non si tratta di portare la moda sulla Luna, ma di mettere il know-how dell’industria italiana al servizio dell’esplorazione spaziale.
Da storico dell’astronautica, non posso fare a meno di osservare che il coinvolgimento di Prada non è affatto una novità assoluta. In un certo senso, il mondo della moda aveva già contribuito a portare l’uomo sulla Luna. Le tute Apollo furono infatti realizzate dalla Playtex, azienda nota all’epoca soprattutto per la produzione di reggiseni e corsetteria femminile. Ancora più sorprendente è il fatto che tutte le tute destinate agli astronauti vennero assemblate e cucite a mano dalle sarte dell’azienda, le stesse che fino a poco tempo prima confezionavano capi d’abbigliamento femminile.
La loro straordinaria abilità nel lavorare materiali flessibili e multistrato si rivelò decisiva per realizzare quelle che erano, a tutti gli effetti, vere e proprie astronavi da indossare. A distanza di oltre mezzo secolo, il contributo di Prada alle tute Artemis sembra quasi chiudere un curioso cerchio della storia: ieri furono le sarte della Playtex ad aiutare gli astronauti a raggiungere la Luna, oggi sono gli specialisti dei materiali avanzati della maison milanese a contribuire al loro ritorno. Questo dimostra come le grandi avventure dell’esplorazione spaziale siano spesso il risultato di competenze provenienti dai settori più inattesi.
Naturalmente, la partnership tra Prada e Axiom Space racconta anche qualcosa di più profondo sul modo in cui sta cambiando l’esplorazione spaziale. Durante il programma Apollo quasi tutto veniva sviluppato direttamente dalla NASA o dai suoi grandi appaltatori tradizionali. Il programma Artemis, invece, nasce in un ecosistema completamente diverso, nel quale agenzie spaziali, aziende private, startup tecnologiche e perfino marchi provenienti da settori apparentemente lontanissimi collaborano alla realizzazione degli stessi progetti. È il modello inaugurato dalla cosiddetta New Space Economy. In questo contesto una casa di moda può contribuire allo sviluppo di una tuta spaziale così come un’azienda informatica può costruire satelliti o una società automobilistica può progettare componenti destinati all’esplorazione del Sistema Solare.
Dietro questa scelta non vi è soltanto una diversa organizzazione industriale, ma una visione completamente nuova dell’accesso allo spazio. L’obiettivo non è più realizzare poche missioni spettacolari ogni anno, come avveniva durante l’epoca pionieristica, bensì costruire un sistema capace di sostenere decine e, in futuro, centinaia di voli annuali. Secondo i sostenitori della New Space Economy, soltanto un’alleanza stabile tra agenzie governative, imprese private e mondo industriale potrà ridurre i costi e creare le infrastrutture necessarie per una presenza umana permanente sulla Luna e, un giorno, sui pianeti del Sistema Solare. In quest’ottica, la collaborazione tra Axiom Space e Prada non rappresenta una curiosità, ma un piccolo esempio di come potrebbe nascere la futura economia dello spazio.
Le tute Artemis non serviranno soltanto per le prime missioni di ritorno sulla Luna. La NASA le considera un banco di prova per le future esplorazioni di lunga durata. Le conoscenze acquisite nelle missioni lunari saranno infatti fondamentali per preparare il prossimo grande obiettivo dell’esplorazione umana: Marte. Se gli astronauti dovranno trascorrere mesi o anni lontani dalla Terra, il comfort e la sicurezza delle tute diventeranno fattori ancora più importanti. Per questo motivo perfino un elemento apparentemente semplice come un sotto tuta refrigerante assume un’importanza strategica.
Probabilmente nessuno degli astronauti che indosseranno queste tute penserà alla moda mentre sarà impegnato a raccogliere campioni di roccia o a installare strumenti scientifici nel gelido Polo Sud lunare. Eppure, esiste qualcosa di simbolicamente affascinante nel fatto che uno dei marchi più celebri dell’eleganza italiana contribuirà a proteggere gli uomini e le donne che torneranno a camminare sulla Luna. Sessant’anni fa la conquista dello spazio era soprattutto una sfida tra superpotenze. Oggi è diventata una gigantesca impresa collettiva nella quale convivono ingegneri, scienziati, informatici, designer e persino stilisti. Così, quando i prossimi astronauti lasceranno le loro impronte sulla polvere lunare, porteranno con sé non soltanto la tecnologia più avanzata mai sviluppata per una tuta spaziale, ma anche un piccolo frammento del genio creativo italiano.
E per la prima volta nella storia dell’esplorazione spaziale, si potrà dire senza esagerare che la Luna sarà davvero una passerella fuori dal mondo.















