Molti architetti del Novecento hanno interpretato lo spazio abitativo come proiezione del sé e hanno cercato di indagare il significato e il senso dello spazio interno dei luoghi, concependo la casa come una vera estensione del proprio corpo. L’ultimo shooting della tua collezione è stato realizzato all’interno di un’antica casa nel centro di Catania, uno spazio sospeso tra passato e presente. Come mai questa scelta e cosa rappresenta per te casa?

Cercavo uno spazio vero e narrativo, uno spazio che trasmettesse autenticità e carattere. Le borse Bamey hanno una forte identità e un ambiente ricco di storia, sospeso tra passato e presente, che ha aiutato a valorizzare i dettagli, creando un contrasto raffinato tra passato e contemporaneità. Utilizzare una casa antica come location per lo shooting vuole trasmettere resistenza e valorizzare l’artigianalità, le stesse cose che vogliamo comunicare attraverso le nostre borse. Casa per me è il posto dove posso essere me stessa, senza filtri. Rappresenta calore e appartenenza.

Per questa primavera-estate avete presentato tre nuovi modelli Bamey: “Mary ’20, Anna ’20 e Anna ’40”. Potreste descriverci le caratteristiche e la tecnica di lavorazione utilizzata per ognuno?

Amo molto il mondo del design, creare modelli che non passano inosservati. Tecnicamente la lavorazione è sempre quella utilizzata per tutte le nostre borse, l’uncinetto. Ad oggi abbiamo deciso di realizzare i nostri modelli tutti con lo stesso punto e filato, per identificarci. Questo però non sempre aiuta nella creazione di un nuovo modello, facciamo diverse prove nella fase di sperimentazione di un nuovo modello. Questa volta ho provato a creare una borsa iconica, come il nostro modello Paula, così la scelta di una maxi clutch rettangolare Anna ’40, poi è nata la versione piccola Anna ’20 e successivamente l’idea di una clutch più classica, ma che si fa notare anche per la vasta scelta di colori.

Secondo l’artista Piet Mondrian l’arte doveva mirare all’ordine, all’armonia e alla chiarezza in sintonia con precise leggi universali. Nella poetica del Neoplasticismo è estetico il puro atto costruttivo: combinare una verticale e un'orizzontale, oppure due colori elementari, è già costruzione. Anche la vostra è un’estetica essenziale, senza eccessi ma con una grande attenzione al dettaglio. A cosa mira questa vostra idea?

La lavorazione stessa per quanto impegnativa delle nostre borse ci accompagna verso quella estetica essenziale. Pochi elementi, un unico materiale, un unico punto di realizzazione, ma ogni cosa è curata con precisione. La forma diventa protagonista.

Uno dei messaggi che hai voluto trasmettere in questa nuova collezione è che “la bellezza non è perfezione ma vissuto”. Potresti illustrarci meglio cosa significa e farci qualche esempio?

È un concetto che appartiene a Bamey, non solo per questa collezione. È una caratteristica del vero artigianato, quando tutto il lavoro viene realizzato a mano e non attraverso l’uso di macchine. La bellezza non è l’unica caratteristica per raggiungere la perfezione, la perfezione di un modello statico, immobile, senza storia non trasmette bellezza. La vera bellezza nasce da qualcosa di dinamico, dal senso di autenticità, dallo studio dei dettagli, dai segni del tempo, da tutto ciò che racconta qualcosa.

Quale tipo di clientela compra Bamey?

Abbiamo una clientela varia, dalle giovani ragazze alla donna di mezza età. La nostra clientela è più straniera che italiana. Sono persone che sicuramente sono colpite dal design del brand, ma vanno oltre valutando anche la qualità del prodotto, dando peso alla certificazione made in Italy.

A metà giugno ci sarà la Fashionweek in Sicilia, parteciperà? Pensa che questi eventi possano supportare le piccole realtà e i giovani brand?

Mi piacerebbe, penso che queste occasioni possano mettere in mostra i brand affermati e quelli emergenti, creando un connubio tra passato, presente e futuro della moda.

Uno dei principi del Funzionalismo che venne ripreso dal Razionalismo degli anni Venti e Trenta in architettura è che la forma debba sempre seguire la funzione. Il design delle sue borse segue questo principio o se ne discosta?

Riponiamo una grande attenzione riguardo alla funzionalità per ogni prodotto. Attraverso un autentico processo creativo studiamo per conciliare forma e funzionalità. Il design rimane fondamentale per noi, ma ci impegniamo per far sì che la forma segua l’uso.

La moda digitale sta rivoluzionando tutto il mondo del fashion, influenzando anche il design degli accessori. Ha subito questa influenza?

Al momento, ci interfacciamo maggiormente con il tradizionale che con il digitale, realizziamo tutte le nostre borse, viviamo realmente tutti i nostri shooting. Penso che il digitale offra sia pro che contro. È sicuramente un aiuto per le fasi di progettazione, di sostenibilità e per ridurre gli sprechi.

Come è cresciuto nel tempo il suo brand e cosa ha migliorato negli anni?

È cresciuto costantemente, anche se in tutta sincerità non è sempre facile. Abbiamo collaborato con molti negozi e partecipato ad eventi in Europa, stiamo iniziando delle collaborazioni che ci porteranno nel mercato asiatico. Abbiamo migliorato il prodotto stesso, o meglio abbiamo preso confidenza col filato, quindi dalla lavorazione tecnica alla produzione finale del prodotto.

La nascita del suo brand è stata una sorta di scommessa, come ci ha già ricordato in una sua precedente intervista. Ad oggi si sente di averla vinta?

Non penso che possa definirla già una scommessa vinta. Siamo ancora all’inizio, è un percorso in salita anche se molto bello e ci regala soddisfazioni. Noi continuiamo a crederci e dare il massimo.

Progetti futuri?

I sogni nel cassetto sono davvero tanti, come le idee che ci rendono sempre vivi. Al momento, con molta calma, stiamo lavorando a una capsule Collection di abbigliamento sartoriale, decisamente minimale, che si lega perfettamente al brand.