La moda come fenomeno culturale esprime la personalità e l’identità di una società. I vostri capi, quale tipo di società rispecchiano?
I capi Canessa riflettono una società consapevole, che ha superato l’idea di moda come ostentazione e la vive come estensione della propria identità. Una società che cerca qualità, tempo, durata e verità nei materiali e nelle relazioni. È una società trasversale per età, ma unita da un’estetica essenziale, intima e colta, in cui il lusso non è mai gridato ma percepito.
La vostra collezione FW 26/27 è stata strutturata come un capsule project, suddivisa in cinque drops. Da un punto di vista del mercato, queste capsule collection consentono di testare nuove idee, senza il rischio di sovraccaricare la produzione, e permettono di mantenere l’attenzione del pubblico sempre alta. Vi rispecchiate in questa strategia?
La struttura a capsule riflette pienamente il nostro modo di lavorare: per sottrazione, con attenzione e responsabilità. I cinque drops ci permettono di raccontare la collezione in modo progressivo, mantenendo un dialogo continuo con chi ci segue e rispettando i tempi della produzione, senza forzature.
Le capsule collection sono state rese popolari dal marchio Donna Karan negli anni Ottanta e il loro intento spaziava dal rafforzare il posizionamento e l'identità di un brand a volerlo rendere più noto ai consumatori di un altro segmento di prodotti, in cui non si era mai cimentati prima. Nelle vostre varie collezioni vi è mai capitato che un vostro drop avesse raggiunto consumatori di un altro segmento?
Sì, alcuni drops hanno intercettato un pubblico nuovo, non necessariamente legato al knitwear tradizionale. È stato un passaggio naturale: la maglia, quando è concepita come capo contemporaneo e non come categoria, riesce a parlare a mondi diversi.
Le capsule collection sono caratterizzate da capi essenziali e versatili, per offrire maggiore flessibilità. Il core della vostra collezione è infatti uno stile "Allday", disegnato e prodotto per essere indossato in diverse occasioni durante l’arco della giornata. Dalla polo al maglioncino o al cardigan, qual è il capo must have che avete sempre nel vostro armadio?
Il nostro capo imprescindibile è un girocollo rasato a due fili, dalla vestibilità boyfriend. Viene prodotto lavorando due fili insieme, con una grande attenzione alla tensione e all’equilibrio tra struttura e morbidezza. È un capo che sembra semplice ma richiede precisione e sensibilità, come tutta la nostra maglieria; un maglione pensato per essere indossato in ogni occasione, come una coccola quotidiana. Un peso che gratifica, ma che non è né troppo leggero né troppo pesante. Accompagna chi lo indossa tutto il giorno, adattandosi ai momenti senza mai imporsi.
Vi siete ispirati a una città o a un movimento artistico o musicale, in particolare per l’intera collezione?
La collezione nasce più da un’atmosfera che da un luogo preciso. È ispirata a un paesaggio emotivo fatto di natura, ritmo e colori. Ci sono riferimenti alla musica come esperienza sensoriale e all’arte come stratificazione, ma sempre filtrati da una visione intima e personale.
La collezione è stata accompagnata da una musica molto attuale, amata da un pubblico colto e sensibile, che lavora sul ritmo emotivo più che sulla melodia. In particolare, una canzone che ci ha accompagnato durante la progettazione, amata da un pubblico colto e sensibile, che lavora più sul ritmo emotivo che sulla melodia, è stata: Pull me out of this di Delilah. Una musica contemporanea ma profondamente umana, fatta di ripetizioni, imperfezioni e intimità. Un ritmo che assomiglia molto al lavoro in maglieria, dove il gesto si ripete, cambia leggermente, respira.
Dal punto di vista artistico, invece, l’ispirazione arriva da un’arte altrettanto attuale e sensoriale, legata alla natura e alla percezione, come il lavoro dell’artista danese Olafur Eliasson. Il suo modo di lavorare con luce, colore ed elementi naturali rispecchia il nostro approccio: non decorazione, ma esperienza.
All’interno della vostra capsule collection avete poi sviluppato quattro tematiche principali con la creazione di quattro maglioncini iconici: Bloom, con una stampa floreale; Rhythm, con una stampa grafica; Lovecraft, con dettagli ricamati e Landscapes, con delle tonalità sul mélanges. Avete pensato anche di associare diversi mesi dell’anno ad ognuna di queste tematiche?
Sì, in questa nuova collezione FW26/27 abbiamo fatto una proposta di 4 capsule "Allday" in modo spontaneo: Bloom richiama i mesi della rinascita e della luce mentre Rhythm accompagna i periodi di passaggio e movimento. Lovecraft appartiene ai mesi più introspettivi e raccolti, a differenza di Landscapes, che attraversa tutta la stagione fredda come un filo conduttore. Sono divise in quattro consegne diverse per creare novità e aspettativa.
Andrea Giangrasso e Guya Canessa, founders di Canessa Cashmere.
Quale di queste quattro tematiche è la vostra preferita?
Tutte le capsule tematiche sono il trend of the season e ognuna di loro racchiude dei capi iconici must have; forse la capsule Lovecraft è quella che ci sta più a cuore perché racchiude il cuore del nostro lavoro: la manualità, il ricamo fatto a mano, il dettaglio, il tempo, il gesto. È una tematica che non si svela subito, ma si scopre lentamente, come la maglia quando viene vissuta davvero.
Quali palette di colore vedremo sfilare in passerella il prossimo autunno?
Colori naturali e profondi: écru, sabbia, grigi mélanges, verde muschio, blu notte, con accenti di colori vibranti. Tonalità pensate per durare e per convivere tra loro.
Le origini della maglia possono essere ricondotte già al neolitico, quando l’uomo usava le dita per intrecciare le fibre naturali. Di maglia erano gli abiti sacerdotali scolpiti o dipinti nelle tombe egiziane, i costumi delle ragazze romane raffigurati nei mosaici e le corazze metalliche di gladiatori e legionari. Esiste anche una statua greca del IV secolo a.C., conservata nel museo del Partenone di Atene, che sembra indossi un maglione come quello dei nostri tempi, la Kore n.670. Quale tipo di intreccio predilige il vostro brand?
Prediligiamo intrecci che suscitano emozioni, che fanno innamorare chi li indossa.
Dai dolcevita ai cardigan, il knitwear Canessa ha da sempre dettato le regole dello stile, puntando sulla qualità del cashmere, sulle tinture esclusive, sull’utilizzo di materie prime pregiate e sulla produzione Made in Italy. Il segreto del vostro successo per rimanere un brand altamente competitivo sul mercato?
Preferiamo costruire un dialogo duraturo con chi sceglie Canessa. Il segreto del nostro successo è la qualità che per noi è una missione. Restare fedeli a sé stessi creando dei capi unici, creiamo noi il nostro filato partendo dalla materia prima e la nostra proposta di collezione è speciale, altamente ricercata, caratterizzata da tinture esclusive, lavorazioni manuali e produzione Made in Italy. Non seguiamo le tendenze, costruiamo capi che possano attraversare il tempo.
Il verbo to knit, fare la maglia, è apparso per la prima volta in una pubblicazione del 1530 con il patrocinio di Enrico VIII e successivamente, fu sempre un inglese, William Lee, nella metà del Seicento, a inventare il primo telaio da maglieria. Tuttavia la regina Elisabetta I si oppose fortemente all’utilizzo di questo macchinario, poiché temeva che potesse spazzare via l’artigianato. Nonostante ciò, alla fine del Seicento, si produssero tante macchine da maglieria in Inghilterra e alcuni francesi vi giunsero appositamente per copiare e ricostruire il modello. Joseph-Marie Jacquard riuscì a perfezionarla, inserendo la possibilità di utilizzare più colori contemporaneamente. La vostra azienda quali macchinari utilizza, quanta lavorazione manuale produce e quanti dipendenti ha attualmente?
Utilizziamo macchinari moderni per la maglieria, affiancati da un’importante componente manuale nelle fasi di rifinitura, controllo e dettagli speciali. La vera rivoluzione per noi non è la tecnologia ma l’artigianato. I ricami della collezione nascono da un gesto quotidiano, paziente, affidato a donne che vivono sull’Appennino tosco-emiliano. È una scena reale della nostra vita: io, mio marito, il lavoro che prende forma lentamente, giorno dopo giorno. Un lavoro d’amore quotidiano, che inizieremo a raccontare anche sulla nostra pagina Instagram per condividere non solo il prodotto finale ma l’intero processo umano che lo genera. La mano artigianale resta centrale nel processo produttivo. È un equilibrio continuo tra tecnologia e artigianato.
Descriveteci una giornata tipo nell’azienda di Canessa Cashmere
Canessa nasce dall’amore e dalla complicità tra me e mio marito. Parliamo d’amore tutti i giorni, amore per i colori, per i punti maglia, non smettiamo mai di sperimentare e di andare oltre per arrivare al nostro obiettivo di creare dei capi che esprimono tutto il nostro amore. La nostra giornata tipo non è scandita dall’orologio ma da quello che il capo chiede, è un lavoro condiviso, lento, costruito nel tempo e basato sul confronto continuo. Si passa dal prodotto al laboratorio, dai filati alle prove di vestibilità.
In azienda abbiamo un piccolo laboratorio interno dove sperimentiamo tutto direttamente, testiamo colori, proviamo tinture a mano ed osserviamo come reagiscono alla materia. Ad esempio, per questa collezione abbiamo sperimentato una tintura a pigmenti su una maglia a fiori presente nella Fall Winter 2026. Un lavoro nato dall’osservazione della natura che fa parte del nostro mondo quotidiano e ci guida come fonte suprema di conoscenza. Canessa è questo: un lavoro d’amore giornaliero, sempre guidato da una visione condivisa.
Lei e suo marito Andrea Giangrasso avete fondato il marchio Canessa Cashmere nel 2019 a Firenze, ma le radici della vostra azienda affondano nel savoir faire familiare del 1972, quando i fratelli Alfredo e Giacomo Canessa fondarono la storica azienda Malo. Durante tutti questi anni quali sono i valori che avete conservato e tramandato e qual è invece la novità che ha portato il vostro marchio?
Abbiamo conservato il rispetto per il lavoro, per il sapere artigianale e per la qualità, valori che arrivano da una storia importante legata all’esperienza di Malo. La novità è uno sguardo più intimo e contemporaneo sul lusso, vestibilità nuove e tinture a mano che rendono le nostre collezioni uniche.















