È una continua riscoperta quella che ha avviato il Teatro La Fenice, nell’ambito della stagione della Lirica e del Balletto, “Vivaldi operistico”, in quanto ora, dopo Dorilla in tempe (2019), Farnace (2021), Griselda (2022), Orlando furioso (2018, 2023) e Tamerlano (2024), presenta un nuovo allestimento dal titolo Ottone in villa, che sarà in scena al Teatro Malibran di Venezia dal 22 marzo prossimo. La regia e la coreografia dell’opera è di Giovanni Di Cicco, mentre le scene sono di Massimo Checchetto, i costumi di Carlos Tieppo, il light design di Andrea Benetello e il coordinamento coreografico dell’Associazione Deos Danse Ensemble Opera Studio. Infine, la direzione musicale sarà affidata a uno specialista del repertorio barocco e vivaldiano quale è Diego Fasolis.
Il dramma per musica in tre atti su libretto del napoletano Domenico Lalli, basato sul libretto Messalina di Francesco Maria Piccioli, ovvero Ottone in villa, rappresenta il debutto operistico di Antonio Vivaldi (1678- 1741). Esso andò in scena per la prima volta il 17 maggio 1713 a Vicenza, un centro musicale periferico che per lo più fino a quel momento aveva importato soprattutto il repertorio operistico dalla vicina Venezia. Nel 1713 però, con l’apertura del nuovo Teatro delle Grazie, si optò per un lavoro inedito in un’ottica di rivalità nei confronti del più antico Teatro di Piazza o delle Garzerie. Ecco, dunque, la commissione al Prete Rosso, a quel tempo ritenuto uno dei più importanti compositori strumentali e proprio dal 1713 viene ‘promosso’ maestro di coro all’Ospedale della Pietà di Venezia. Questo nuovo allestimento di Ottone in villa ‘richiama’ alla memoria quella produzione del luglio 2020 con la quale la Fenice tornava a produrre lirica, in piena emergenza covid e nel rispetto delle precise regole di distanziamento sociale, su di un palcoscenico trasformato materialmente e simbolicamente dall’installazione di una chiglia.
Così Ottone in villa rappresenta la riapertura del teatro a una vera produzione operistica in scena e con pubblico durante il tragico periodo del covid. “Un’opera scelta – come ricorda il direttore Diego Fasolis - per la durata contenuta in grado di offrire non solo un’opera mutilata ma una versione integrale di un capolavoro che sgorga direttamente dai successi strumentali del Prete Rosso”. Così alcune arie sono riprese da altre opere e alcuni noti brani strumentali sono affidati alle voci. Ma, come ricorda il regista e coreografo Giovanni Di Cicco “riprendere Ottone in villa a distanza di quasi sei anni significa innanzitutto interrogarsi sullo spazio. Così, se la prima edizione, nata in un contesto del tutto eccezionale, era stata concepita per il Teatro La Fenice, questa nuova versione trova invece la propria collocazione al Teatro Malibran, un luogo che impone una relazione differente tra scena, corpi e architettura teatrale. Il mutamento della sala condiziona profondamente la visione e la percezione dell’opera. E allo stesso modo “si è imposta una riflessione di ordine drammaturgico: come spiegare la scelta di Vivaldi di mettere in musica un testo così fortemente influenzato dalla figura di Messalina, seppure trasposta nominalmente e temporalmente da Domenico Lalli”? Ho avvertito che il vero nucleo propulsore dell’opera risieda in Cleonilla – prosegue Di Cicco - personaggio che, pur non essendo formalmente protagonista, orienta l’intera azione.
In lei si manifesta una tensione verso una forma di vita eccentrica e irregolare, mentre Ottone, pur nel suo ruolo imperiale, appare come una figura ambigua, incapace di assumere fino in fondo le responsabilità legate allo Stato e all’impero, che comporterebbero al suo status. Da queste premesse è nata l’esigenza di porre al centro della scena il corpo, inteso come luogo primario delle emozioni. E a differenza della precedente edizione, in questo allestimento ho ritenuto necessario introdurre una presenza fisica ulteriore, immaginando un gruppo di danzatori, pur non previsti dal libretto. La specificità del Teatro Malibran e il confronto con Massimo Checchetto, che cura le scenografie, ha orientato l’immaginazione scenica verso l’idea di uno spazio neutro e, a volte, densamente abitato da vestigia, oggetti e presenze che appaiono e scompaiono secondo una logica non narrativa ma simbolica».
Giova ricordare che nel cast, figureranno, in ordine di locandina, il soprano Carlotta Colombo nel ruolo di Cleonilla; il contralto Margherita Maria Sala in quello di Ottone; il mezzosoprano Lucia Cirillo in quello di Caio Silio; il tenore Ruairi Bowen in quello di Decio; il soprano Michela Antenucci in quello di Tullia. Regista collaboratrice Emanuela Bonora; assistente alle scene Serena Rocco. Il continuo sarà eseguito da Giacomo Cardelli al violoncello, Fabio Grandesso al fagotto barocco, Francesco Tomasi alla tiorba e Andrea Marchiol al cembalo. Le repliche sono previste per il 24, 26, 29 marzo 2026, per uno spettacolo da non perdere.














