Le opere in mostra si interrogano sul confine tra visibile e invisibile, tra ciò che è stabile e ciò che è in costante mutazione. Dai luoghi domestici carichi di memoria e identità agli oggetti ordinari che il tempo e lo sguardo trasformano in forme enigmatiche.

La mostra è attraversata da una tensione costante verso ciò che resta: tracce dell’infanzia, interni silenziosi, vibrazioni emotive che affiorano e si dissolvono, oggetti che trattengono l’impronta del corpo e del tempo.

Pittura e scultura diventano strumenti per rallentare lo sguardo, per dare forma a ciò che normalmente sfugge–un riflesso, una trasparenza, un sentimento ambiguo, un ricordo frammentario. Le figure sono come presenze transitorie, contorni emotivi sospesi. Le presenze sono le case che abbiamo abitato, le superfici che registrano il passaggio del tempo, i gesti quotidiani che si caricano di senso.

Ciò che ritorna, ciò che cresce ai margini, ciò che sembra scomparire ma continua ad influenzare il nostro modo di vedere e abitare il mondo.