Nato nel 1962, Delahaye fa parte di una generazione di fotografi che ha ridefinito il confine tra pratica documentaristica e artistica.
Le sue fotografie, spesso di grandi dimensioni e a colori, offrono una rappresentazione dei disordini del mondo contemporaneo. Dalla guerra in Iraq a quella in Ucraina, da Haiti alla Libia, dalle conferenze dell'OPEC a quelle della COP, Delahaye esplora il caos del mondo e i luoghi deputati a regolarlo.
A volte realizzate in un unico scatto, a volte vere e proprie composizioni assemblate al computer per mesi a partire da frammenti di immagini, le fotografie di Delahaye sono sempre un incontro, immediato o differito, con la realtà. Una realtà che deve essere espressa in una forma di distacco documentario, senza dimostrazioni: «Arrivare a un'unità con la realtà attraverso una forma di assenza, forse attraverso una forma di incoscienza. Un'unità silenziosa. La pratica della fotografia è una cosa piuttosto bella: permette di riunirsi con il mondo».
Questa retrospettiva, che copre venticinque anni di creazione, riunisce una quarantina di grandi formati, alcuni dei quali inediti e realizzati per l'occasione, nonché una grande installazione in un formato inedito per l'artista. La mostra, presentata al Jeu de Paume di Parigi, sarà presto ospitata dal Photo Elysée per la sua prima presentazione in Svizzera.
















