In questi nuovi lavori a rilievo, la struttura della memoria riaffiora, ora in una forma più erosa e tattile. Come prosecuzione di In the depths of memory, Van Veluw trasforma la memoria in simboli che portano evidenti tracce di usura e decadimento.

I rilievi circolari rimandano chiaramente al linguaggio visivo religioso, in particolare alle finestre a rosone che tradizionalmente simboleggiano stabilità e ordine cosmico. Qui, tuttavia, essi sono realizzati in argilla essiccata, che ne compromette la simmetria. La loro secchezza e la texture friabile suggeriscono un futuro in cui persino i simboli spirituali sono soggetti all’erosione. Le opere evocano un mondo in cui la siccità trasforma non solo i paesaggi, ma anche le immagini attraverso cui costruiamo il significato.

In un’installazione autonoma incontriamo la forma di una fontana. Tradizionalmente, la fontana simboleggia una fonte di vita, con l’acqua che scorre a rappresentare energia, rinnovamento e movimento continuo. Essa sottolinea anche la natura fugace dell’istante e la transitorietà della vita. Qui, però, l’argilla è spezzata e crepata, chiaramente segnata dal passare del tempo. Al posto dell’acqua, le vasche della fontana sono riempite da una moltitudine di sembianze dell’artista stesso. Duecentocinquanta teste scolpite formano un’immagine apocalittica. Van Veluw intreccia le associazioni tra memoria e identità, creando una visione inquietante e disorientante. Stiamo forse assistendo a un futuro in cui la fontana ha assunto un nuovo ruolo all’interno di un rituale spirituale? Oppure stiamo osservando qualcosa che è andato perduto?

Nel film vediamo l’artista catturato in una frenesia creativa quasi nevrotica, mentre modella ripetutamente la propria testa in argilla. Come in un sogno febbrile, tenta disperatamente di riempire tutti gli scaffali degli armadi alle sue spalle. Ogni volta che crede di aver completato l’ultimo ripiano, un altro blocco di argilla è già in attesa e il processo ricomincia. La scena richiama il mito di Sisifo, condannato a spingere eternamente un masso su per una collina, solo per vederlo rotolare nuovamente a valle. Come Sisifo, Van Veluw è letteralmente intrappolato nella ripetizione ossessiva del proprio impulso creativo. La creazione della propria effigie diventa una ricerca dell’eterna giovinezza o un’impossibile aspirazione all’immortalità, un’ambizione che sottende il lavoro di ogni artista.

In un’opera di dimensioni relativamente ridotte, osserviamo una struttura a griglia che sembra collassare su un lato. All’interno di questa intelaiatura, piccole forme sferiche sono disposte con cura. Man mano che la struttura si disintegra, anche l’ordine stesso inizia a dissolversi. La griglia rappresenta il controllo umano, mentre le forme arrotondate simboleggiano il contenimento della natura. Quando la struttura cede, questo equilibrio si spezza.

Nelle opere Remnant of bloom, il motivo della composizione floreale viene trasformato in un rilievo sedimentario, simile a un fossile. I fiori — normalmente associati alla vitalità e a una bellezza effimera — sono qui presentati come forme residuali: vuoti e margini su una superficie che ha perso la propria umidità. L’uso dell’argilla essiccata sottolinea sia la transitorietà della natura sia la fragilità della memoria, immaginando un mondo in cui la crescita lascia spazio a resti fragili e friabili.