Sarà in scena fino al prossimo 14 febbraio al Teatro La Fenice di Venezia “Simon Boccanegra” di Giuseppe Verdi (1813-1901). L'opera proposta nel palcoscenico veneziano vede il nuovo allestimento del regista Luca Micheletti (1985) – il quale è anche baritono e attore -, che si cimenta per la prima volta con questa pagina, mentre le scene sono di Leila Fteita, i bellissimi costumi sono di Anna Biagiotti e il light design di Giuseppe Di Iorio; con Benedetto Sicca quale drammaturgo e aiuto regista. Mentre la direzione musicale dello spettacolo è di Renato Palumbo che, alla testa di Orchestra e Coro del Teatro La Fenice, dirige un cast eccezionale, costituito da Luca Salsi e Simone Piazzola (nelle repliche del 10, 12, 14 febbraio) impegnati nel ruolo eponimo; mentre Francesca Dotto per la prima volta in carriera è l’interprete di Amelia; Alex Esposito al debutto nel ruolo di Fiesco; Francesco Meli nel ruolo di Gabriele Adorno ; Simone Alberghini nel ruolo di Paolo Albiani; e con Alberto Comes nelle vesti di Pietro. Maestro del Coro Alfonso Caiani.
Simon Boccanegra è la quinta partitura composta da Giuseppe Verdi proprio per il Teatro veneziano. La genesi dell'opera è da ricondurre infatti alla commissione di un nuovo lavoro avanzato a Verdi dalla dirigenza della Fenice nella primavera 1856: fu Verdi, infatti, a scegliere il soggetto, mutuandolo dal dramma omonimo (1843) del drammaturgo spagnolo Antonio García Gutiérrez (1813-1884), al cui repertorio Verdi aveva già attinto per Il trovatore, opera questa rappresentata in prima assoluta il 19 gennaio 1853 al Teatro Apollo di Roma.
Autore del libretto è il traduttore muranese Francesco Maria Piave (1810-1876), impiegato, nel medesimo periodo, come direttore del palcoscenico della Fenice, e il cui ruolo fu prezioso anche come intermediario con la direzione del Teatro e con gli ambienti della censura. L'esito della prima rappresentazione, il 12 marzo 1857, fu infelice, paragonabile – parole dello stesso Verdi – a quello della Traviata. Ma a differenza della Traviata al Boccanegra non arrise in seguito una piena e repentina riabilitazione. Per questo Verdi fu spinto a prepararne una nuova versione, che esordì con grande successo il 24 marzo 1881 alla Scala di Milano.
«Il primo Simon Boccanegra – racconta il direttore d'orchestra Renato Palumbo – lo diressi proprio nella tournée della Fenice in Giappone nel 2001 e avevo appena diretto a Martina Franca la prima versione dell'opera. Mi trovai quindi a studiarne le differenze cercando di comprendere, in breve tempo, i 24 anni che portarono dalla prima alla seconda e definitiva stesura. Certo l'esperienza maturata da Verdi, unita all'età del compositore influì molto. Come influì il mutato assetto politico. Il Verdi battagliero e politicamente coinvolto del 1857 diventa la voce del doge che esclama "E vo gridando: pace! E vo gridando: amor!" ispirandosi ai versi finali della poesia “Italia mia, benché 'l parlar sia indarno” di Petrarca. Allo stesso modo anche la mia età e la mia evoluzione umana e professionale influenzano oggi sull'interpretazione dell'opera. Venticinque anni o sono l'irruenza giovanile mi faceva tralasciare aspetti contemplativi profondi che oggi ritengo fondamentali. L'essere padre mi fa capire come, con la comprensione e il perdono, all'avvicinarsi della vecchiaia, gli angoli astiosi si smussino per lasciare posto alla riconciliazione verso un mondo di pace, il messaggio che il Simon Boccanegra ci lascia».
«Tra le innumerevoli esperienze d'appagamento che può dare l'accostarsi a un capolavoro come Simon Boccanegra – dichiara il regista Luca Micheletti – io spero che trovi spazio anche una riflessione sulla necessaria cura da riservare alla fragilità di ognuno e alla comunione possibile. Simone, dalle sue miserie umane e personali, diventa leader perché è capace di piangere (“Piango su voi...”): una compassione che non è sentimentalismo, ma apertura del cuore, capacità di lasciarsi ferire dal dolore dell'altro. Quella che non ha Fiesco, ad esempio, al quale, prigioniero dell'odio, è mancato uno spazio interiore di rielaborazione. La politica avrebbe sempre bisogno di donne e di uomini interiormente desti, consapevoli della loro fragilità e della fragilità altrui, capaci di trasformare dolore e perdita in empatia e responsabilità». Lo spettacolo viene proposto con sopratitoli in italiano e in inglese. martedì 10 febbraio ore 19.00; giovedì 12 febbraio ore 19.00 e sabato 14 febbraio alle ore 15.30, serata nella quale al termine dello spettacolo, le Sale Apollinee del Teatro La Fenice ospiteranno il Carnival Cocktail 2026: un aperitivo in maschera, con dj set. E anche quest’anno Venezia e il Carnevale con il Gran Teatro La Fenice si dimostra essere un esemplare centro della ricerca teatrale e dello spettacolo internazionale.
















