Lo spazio di una galleria d’arte contemporanea, oltre a concretizzare un ruolo culturale, è un luogo che coesiste con il suo equivalente “non luogo” nell’epoca contemporanea dematerializzata: chissà se lo avrebbe definito così anche il compianto antropologo Marc Augé…
Questo spazio può essere considerato con intenti diversi: contenitore “sacro” o spazio istituzionale?
Il contenitore sacro si concentra sulla neutralità fisica e metafisica dello spazio espositivo per isolare l’opera, preservarne la “purezza” e sottrarla a tutti gli indizi esterni che potrebbero interferire con il suo statuto artistico. Lo spazio della galleria è progettato secondo leggi rigorose: finestre sigillate, pareti bianche e illuminazione proveniente dal soffitto. concettualmente l’arte si trova in una sorta di eternità espositiva, fuori dal tempo e dalle vicissitudini della vita reale. Questo ambiente è come uno spazio rituale o religioso, nel quale il mondo esterno non deve penetrare. Il contenitore è così potente che, una volta all’esterno, l’opera può perdere il suo statuto sacro per tornare a essere un oggetto secolare.
Lo spazio istituzionale rappresenta un’evoluzione in cui la galleria smette di essere un semplice “negozio di quadri” per diventare un attore culturale a tutto tondo; la mostra istituzionale è accompagnata da un’elevata rigorosità curatoriale e da attività di ricerca, spesso includendo pubblicazioni scientifiche e cataloghi un tempo riservati ai musei. La galleria assume così un ruolo di archivio e di memoria storica. L’istituzionalizzazione include anche la conservazione degli archivi degli artisti per offrire narrazioni storiche alternative oltre a creare valore sociale.
Questo spazio può essere considerato con intenti diversi: contenitore “sacro” o spazio istituzionale?
Da una parte il contenitore sacro, una lente che focalizza l’attenzione esclusivamente sull’oggetto per estrarne un’essenza artistica, dall’altra lo spazio istituzionale che lega l’opera alla storia, alla società e alla posterità e presuppone la galleria come luogo multi funzionale, oltre quello espositivo.
Mag2 è un’esposizione che riprende, ripropone, ricollega, affonda le radici nel terreno fertilissimo di Studio la Città. Gli artisti e le opere sono associati e isolati con il più grande sforzo di neutralità; è vero, il percorso della galleria l’ha istituzionalizzata ma il pensiero originale era sacro e da quel valore si concretizza il presente e si diramerà il futuro.
(Testo di Studio la Città, 2025)













