Nell’arte moderna e poi contemporanea, il nero è un’idea, un punto di partenza per l’azzeramento della forma e della critica concettuale: estremismo metafisico, gestualità radicale, profondità emotiva, superficie riflettente, spazio potenziale, assenza/presenza di luce… nero e neri per esprimere sensazioni senza nome, guardare la luce senza finestre.

Art is Art. Everything else is everything else.

(Ad Reinhardt)

#000000, Questa esposizione, ha la radice in un’idea, si dirama per altitudini variabili che sfiorano la storia della galleria, di chi l’ha fondata, dei valori critici che l’hanno alimentata e dei parametri che ha imposto per inerpicarsi a identificare il valore del presente e del futuro.

Nell’epoca specificatamente contemporanea, nella quale l’arte sembra svuotata a contenitore di aspirazioni, di valori politici, di affermazioni individuali, di equivalenze economiche, di scambi intercontinentali, rielaborare la base fondante di Studio la Città potrebbe essere un gesto radicale, contro corrente, contro le mode, un gesto affermativo. il Nero qui oggi è un azzeramento formale e ideologico per ricucire, eliminare, scoprire, meditare, andare oltre.

Il colore #000000, massima riduzione digitale del nero rappresentata dal codice esadecimale, si manifesta nel sistema RGB come l’assenza assoluta di Rosso, Verde e Blu (0, 0, 0), simboleggiando concettualmente il “zero della forma” teorizzato da Malevič e fungendo da punto limite o origine per un gradiente di colore, una transizione progressiva e graduale tra tonalità diverse.