Viviamo in un tempo che ci chiede continuamente di scegliere. Da una parte l’efficienza, i risultati, i numeri che pretendono di misurare ogni aspetto della vita. Dall’altra, il bisogno sempre più diffuso di rallentare, ascoltarsi e ritrovare un senso profondo nelle relazioni e nel lavoro. Sembra quasi ci venga imposto un aut-aut: essere concreti o essere umani, avere la testa o avere il cuore, occuparsi dei bilanci oppure delle emozioni. Ma la vita reale non funziona così. Ogni giorno ci muoviamo tra queste dimensioni. Non smettiamo di essere persone quando siamo in ufficio e non smettiamo di avere responsabilità economiche quando inseguiamo sogni e desideri.

Per molto tempo, però, questi mondi sono stati raccontati come incompatibili. Le discipline economiche hanno guardato con diffidenza ciò che non era misurabile. I percorsi di crescita personale, invece, hanno spesso relegato denaro e gestione delle risorse in secondo piano, se non addirittura rifiutandoli. È in questo spazio di apparente separazione che ho sentito la necessità di dare un nome nuovo a ciò che vivevo.

La mia storia professionale è iniziata tra bilanci, scadenze fiscali e normative. Fare la commercialista mi ha insegnato precisione, organizzazione, responsabilità. Ma dietro ogni numero vedevo persone: emozioni, speranze, fallimenti e rinascite.

Con il tempo mi sono avvicinata al counseling, al coaching, a metodi che danno voce all’intuizione e al sentire profondo. Ho fondato un centro di formazione, incontrato persone alla ricerca di strumenti per crescere e trasformarsi. Lì mi sono resa conto che mancava una parola capace di raccontare l’integrazione tra queste due anime: quella razionale, economica, concreta e quella intuitiva, empatica, creativa. Così è nato l’Econolismo®.

L’Econolismo® non è un compromesso, ma una visione che fonde due dimensioni. Non significa aggiungere un po’ di sensibilità alle pratiche economiche o inserire nozioni finanziarie nei percorsi di benessere. È un cambio di prospettiva: economia e olismo sono due facce della stessa realtà.

L’originalità di questo approccio è nel riconoscere che l’economia ha bisogno di anima e che l’anima ha bisogno di concretezza. Quando tornano a dialogare, le decisioni diventano più lucide, i progetti più sostenibili, le vite più piene.

Non è un caso che questo termine sia nato in un tempo veloce, digitale e complesso. Le persone sono schiacciate tra la pressione dei risultati e il desiderio di autenticità. Serviva una parola nuova per raccontare questa integrazione.

La tecnologia accelera i processi, ma spesso lascia un senso di vuoto. Il coaching tradizionale si concentra su obiettivi e performance. Il counseling privilegia ascolto ed elaborazione emotiva. Entrambi preziosi, ma parziali.

La vita chiede un ponte che tenga insieme le polarità. L’Econolismo® è questo ponte e, allo stesso tempo, una bussola per orientarsi nella complessità.

Potrebbe venire il dubbio che sia solo un altro modo di chiamare il coaching olistico. La risposta è no. L’Econolismo® non si limita a collocarsi accanto ad altri approcci: nasce come pensiero nuovo. La sua forza innovativa consiste nell’aver collocato l’economia dentro una visione olistica, senza ridurla né sminuirla. Non significa ridurre il benessere a una questione tecnica né giustificarlo con numeri e bilanci. Vuol dire riconoscere che senza una gestione consapevole delle risorse i cambiamenti restano incompiuti, e che senza radicamento umano ogni gestione rischia di svuotarsi di senso.

Questa sintesi non è teoria: produce effetti concreti nelle organizzazioni e nelle vite delle persone. Ogni volta che una crisi diventa occasione di rinascita, lì agisce l’Econolismo®.

Ogni volta che un professionista scopre che comunicazione ed empatia non sono accessori, ma strumenti fondamentali per lavorare meglio, lì agisce l’Econolismo®.

Ogni volta che un’intuizione prende forma concreta senza perdere autenticità, lì agisce l’Econolismo®.

Non parliamo di idee astratte, ma di pratiche che stanno trasformando aziende, scuole, comunità e relazioni quotidiane.

Da questo approccio sono nati strumenti come il Quadrante di Atena®, che orienta decisioni complesse tenendo conto di variabili esterne e interiori, e il metodo POPS©, che accompagna il passaggio dal desiderio alla realizzazione.

Ma l’Econolismo® non si riduce ai suoi strumenti: è una visione.

Custodire l’umano significa integrare competenze tecniche e capacità empatiche, logica e creatività, numeri e volti.

Vuol dire ammettere che il corpo ha voce nelle decisioni, che le coincidenze meritano ascolto, che i segnali del contesto possono orientare scelte. Allo stesso tempo, significa riconoscere che la visione ha bisogno di progetto, il progetto di gestione, la gestione di criteri.

È in questo intreccio che l’Econolismo® prende forma, trasformando intuizioni in scelte sostenibili e obiettivi in percorsi autentici.

Il valore culturale di questo approccio va oltre la crescita individuale. Nelle aziende significa considerare i collaboratori non come numeri da ottimizzare, ma come portatori di creatività e umanità.

Nelle scuole significa insegnare non solo conoscenze tecniche, ma anche la capacità di leggere se stessi e costruire relazioni.

Nella società significa recuperare fiducia, collaborazione, senso di comunità. In un’epoca dominata dalla tecnologia, l’Econolismo® ricorda che la vera rivoluzione è quella che custodisce l’umano.

La mia esperienza personale me lo ha insegnato chiaramente. Quando ho lasciato la professione di commercialista per dedicarmi al coaching e alla formazione, non ho rinnegato le competenze economiche: le ho integrate con nuove dimensioni.

L’Econolismo® è nato come sintesi biografica prima ancora che teorica. È stato il modo per raccontare la mia storia, ma anche per offrire un linguaggio a chi non vuole più scegliere tra utilità e bellezza, tra risultati e senso, tra concretezza e profondità.

Ognuno di noi porta dentro di sé questa tensione. L’Econolismo® offre strumenti per viverla non come conflitto, ma come risorsa.

Ecco perché non è un compromesso, ma una sintesi nuova. Economia e olismo non solo possono convivere, ma insieme generano valore più ricco, duraturo e autentico.

È una bussola per orientarsi nella complessità e un invito a costruire futuri in cui l’economia abbia anima e l’anima concretezza. Una parola nata per rappresentare una vita e che sta diventando cultura, metodo e prospettiva.

Box finale per i lettori di Meer

Domanda ispirazionale: In quale ambito della tua vita senti il bisogno di integrare concretezza e sensibilità?

Mini-esercizio: Prendi un foglio e scrivi da un lato una decisione pratica che stai affrontando; dall’altro le emozioni e i desideri che la accompagnano. Poi rileggili insieme, come parti di un unico quadro. Cosa emerge di nuovo?