Per raggiungere Merang da Kuala Besut, l’accesso da nord con mezzi pubblici è un po’ più complicato: prendete uno dei tanti minibus, localmente detti econovan, per Jerteh (12km), qui cambiate van per Bandar Permaisuri, 40km più a sud, e con un terzo van seguite la strada costiera T1 per altri 32km fino a Kampung Merang, porto d’imbarco per Pulau Redang. Se non avete voglia di trafficare con orari e trasbordi, un taxi non costa più trenta di euro da dividere tra i passeggeri e in meno di due ore siete a destinazione. Diversamente dalla Route3 salite sul primo bus di linea che da Kota Bharu va a Kuala Terengganu e da qui tornate verso nord lungo la costa: è la via più lunga, ma anche la più semplice e servita.
Se siete automuniti, dal bivio di Permaisuri si giunge al mare a Penarik, villaggio turistico che merita una sosta per la sua pantai bagnata da acque basse e trasparenti, probabilmente la situazione migliore per una nuotata in questo tratto di costa. Il Penarik Inn, di proprietà dei simpatici coniugi Baha e Ana, offre ordinati chalet a bordo spiaggia. All’arrivo a Merang potete lasciare l’auto nel parcheggio vicino al jetty; avvisate il custode, che abita la casa sopra al recinto, circa la durata della vostra permanenza a Redang.
Utile da memorizzare: kuala (città), pulau (isola), teluk (baia), pantai (spiaggia), kampung (villaggio), tanjung (promontorio), pasir (sabbia), kampung ayer (villaggio su acqua), pinang (noce di areca), laut (mare).
Situato lungo la pianeggiante litoranea T1, 125km a sud di Kota Bharu e 38 a nord di Kuala Terengganu, Merang (da non confondere con Marang, punto d’imbarco per l’isola di Kapas, 55 km più a sud) è un anonimo kampung di pescatori predestinato dagli Dei a diventare famoso. Già negli anni Settanta la tranquilla spiaggia di Merang raggiunse l’apice della notorietà, quale meta prescelta dai giovani viaggiatori stranieri in cerca di luoghi genuini, lontani da centri abitati chiassosi e da hotel impersonali. All’epoca gli occidentali trovavano alloggio, ben accolti e coccolati, presso le case dei nativi e ben presto Merang divenne una delle tappe obbligate della filosofia hippie. Questa tendenza terminò all’inizio degli ’80, in concomitanza col successo turistico di Pulau Redang, quando Merang divenne il gateway ufficiale dell’arcipelago.
Oggi, nei mesi estivi il viavai di autobus e di turisti in transito da/per le isole è notevole e per logica conseguenza, in un bel tratto costiero subito a nord del villaggio, è sorto l’Aryani Resort, costruito in stile thai-javanese classico, gioiellino Spa a 5stelle giudicato tra i più attraenti della Malaysia: venti villette con giardino e vasche private a cielo aperto, come da tradizione, la raffinata e costosa heritage suite in palafitta del XIX secolo, arredata con oggetti e mobilio antico, la scenica piscina al centro di un elegante shopping arcade ed il sofisticato Pulau Beach Club sul mare, fanno rivivere agli ospiti un’atmosfera d’altri tempi. Ciò nonostante, negli ultimi decenni Merang non è cambiato molto, a differenza di altri villaggi simili non ha conosciuto un particolare degrado o “sviluppo” edilizio e la sua gente ha conservato lo spirito sereno ed ospitale di sempre.
Se siete mattinieri, alle prime luci dell’alba potrete assistere al ritorno delle barche dei pescatori che scaricano a riva il frutto del loro lavoro. In effetti, a parte la lunga distesa di sabbia e un bagno tonificante non c’è molto da fare se non sedersi sulle romantiche panche tra radi filari di palme e godersi il panorama, con l’isoletta di Bidong Laut, ex campo di rifugiati vietnamiti, poco al largo e la sagoma di Pulau Redang chiaramente visibile all’orizzonte. Volendo, si può noleggiare una bicicletta e visitare i piccoli appezzamenti di piantagioni da cocco a conduzione famigliare, dove macachi addestrati collaborano nella raccolta delle noci, i borghi di marinai dei dintorni, con caterve di reti da rammendare, oppure risalire il fiume Merang in barca per sorprendere grossi varani e lontre o praticare il birdwatching nelle paludi di mangrovie.
In tal caso, rivolgetevi ad Encik Ishak che organizza river-safari e possiede una grossa lancia davanti al Kembara Resort: chalet popolari ma decenti, cucina in comune ed ambiente amichevole poco a sud del jetty. Se il ferry non salpa per il cattivo tempo, in centro ci sono altri bungalow dove alloggiare per poca spesa: al Merang Inn Village ed allo Stingray Beach Resort. Accanto, sull’incrocio a T di fronte alla spiaggia, che forma il piccolo cuore di Merang, si radunano negozi, kedai kopi (caffetterie), bancarelle degli ambulanti e del mercato notturno domenicale. Ricordate di portare con voi molta acqua da bere perché sulle isole sa di salato.
A Merang, il nuovo porticciolo costruito alle spalle del faro, sacrificando il miglior angolo di balneazione della zona, si è miseramente insabbiato e al momento non è ancora utilizzabile. Il Merang Jetty attuale consiste in una serie di pontili in legno allineati lungo la riva meridionale del fiume, gestiti dalle compagnie dei resort indicate da un mega cartello e da un banco con servizio di check-in privato. Tenete presente che la quasi totalità dei turisti, europei e asiatici, giunge a Redang e Lang Tengah con pacchetti che includono il trasporto. Se viaggiate in modo indipendente, non resta che recarsi al molo e concordare il passaggio con l’agente del resort prescelto. Non ci sono orari precisi, ma i più salpano a metà mattinata per un’attraversata di 40 minuti. Naturalmente la priorità viene data ai clienti dell’all-inclusive e se il cosiddetto “ferry” è al completo occorre attendere il mezzo successivo, oppure noleggiare un motoscafo privato per l’equivalente di euro 80-100. In genere, però, stipano le imbarcazioni di gente oltre il concesso e ci sono buone possibilità di riuscire a salire comunque. L’unica differenza è la velocità del mezzo: più è veloce e meno si rischia il volta stomaco.
Diversamente, gli aerei della Berjaya Air e dell’Air Asia giornalmente decollano dal Seletar Airport di Singapore (da non confondere col Changi International) e dal Sultan Abdulaziz Shah di Kuala Lumpur e atterrano, rispettivamente in 70 e 45 minuti, al Sultan Mahmud Airport di Kuala Terengganu. Da qui il regolare servizio di bus per Merang è fissato a €7.50 a/r a persona. La nuova stazione aeroportuale costruita a Redang (RDG), nei pressi del Berjaya Redang Spa Resort, è in pratica “riservata” ai clienti dei tour operator.
Quaranta chilometri a nord-est di Merang sorge la bella Pulau Redang, o semplicemente Redang, l’isola maggiore del parco marino creato nel 1994 per salvaguardare la straordinaria abbondanza di vita sommersa sorretta da un esteso ma fragile reef, che ricama le coste di mangrovie ed i fondali del suo arcipelago formato da otto isole minori: Lima, Paku Besar, Paku Kecil, Kerengga Kecil, Kerengga Besar, Ekor Tebu, Ling e Pinang, base delle attività ricreative del parco.
Vincitore del premio “Best Tourist Attraction” della Malaysia, l’arcipelago è gestito da una dozzina di complessi alberghieri specializzati nei pacchetti con formula “tutto compreso”. Tuttavia, i viaggiatori indipendenti possono raggiungere l’isola col ferry del resort prescelto al jetty di Merang e trattare direttamente al molo o alla reception l’inserimento in un gruppo, o l’acquisto di vitto e alloggio a tariffa maggiorata: è un’opzione al pacchetto da casa già ampiamente collaudata e vedrete che non vi rimandano indietro. Giungendo al jetty in proprio si evitano le spese del trasporto aereo e certamente trovate posto al Redang Lagoon o al Redang Reef, i resort più a buon mercato dell’isola. Ma volendo, c’è pure la possibilità di dormire in tenda presso la sede del parco marino sulla bellissima Pulau Pinang.
Redang è incantevole, con scorci da paradiso terrestre, ideale per fare snorkeling, scuba-diving, kayak, escursioni in mare e nella giungla, popolata da macachi, cerbiatti, pitoni e iguana. Eppure, il suo alone di purezza è sempre più compromesso dalla costruzione di strade, aeroporto, acquedotto sottomarino (non così efficace), colli spianati per campi da golf ed altre infrastrutture turistiche in espansione. Negli anni ’70 fu proprio il distruttivo attacco di voraci sedimenti industriali e detriti argillosi ad infliggere gravi danni al reef, oggi ricreatosi spontaneamente ma tenuto sotto stretta osservazione: la pesca è proibita per un raggio di due miglia nautiche dalla costa.
Gigantesco Berjaya a parte, situato in fondo a Teluk Dalam, nel nord dell’isola, i restanti resort li trovate allineati lungo Pasir Panjang, nella costa orientale, spesso affollata di bagnanti e di motoscafi che sfrecciano pericolosamente. Cuore turistico di Redang, Pasir Panjang, meglio nota con la traduzione inglese Long Beach, è la più estesa striscia di sabbia dell’arcipelago, divisa in due conche dal promontorio roccioso di Tanjung Tengah. La porzione settentrionale, essendo parecchio più lunga, viene appunto chiamata Pasir Panjang Besar (“grande”) ed è qui che risiede la maggior parte dei resort. Sulla riva, in pochi centimetri d’acqua, ci sono 3-4 reti da beach volleyball, ma all’imbrunire i turisti preferiscono confrontarsi in sudate partite di calcetto, che qui chiamano fustal.
Per i più avidi dello snorkeling, è facile vedere famiglie di squali che gironzolano tra i macigni nelle acque basse e cristalline di Tanjung Tengah, la punta sulla destra della baia. Per esplorazioni marine più dettagliate o gite ad ampio raggio alle isole Yu, Bidong, Skull Rock o ai relitti inglesi “HMS Prince of Walles” e “HMS Repulse”, due navi affondate dai giapponesi all’inizio della Seconda guerra mondiale, potete imbarcarvi nelle cosiddette snorkeling excursion coordinate nella baracca del “Tanjung Mak Cantik”, di fronte al Redang Reef Resort.
Alle spalle di soffici spiagge color del talco, lambite da un mare da favola, s’innalza soave l’entroterra di Redang (6x7km) ricoperto da folta vegetazione tropicale, dominata dal colle di Bukit Besar, un belvedere di 359m, meta prediletta degli escursionisti che associano la visita al travagliato Kampung Ayer, villaggio su palafitte abitato da duemila isolani trasferiti quassù in blocco dalle Autorità locali nel 1976: prima rimossi dall’antica sede di Pulau Pinang, per evitare l’inquinamento della barriera corallina, e in seguito dall’estuario alla sorgente del Sungai Redang, nel sud dell’isola a 4km dal mare, per realizzare l’attuale polo turistico. Attorno alla moschea trovate un paio di kedai kopi, ma non servono birra o alcolici. La popolazione autoctona discende dai guerrieri Bugis che giunsero dall’isola di Celebes (Indonesia) attorno al 1780, per iniziare una nuova vita lontani da estenuanti conflitti tribali di clan durati secoli.
Per le esplorazioni marine i siti più interessanti sono sparsi attorno alle isole del versato occidentale e meridionale di Redang, ad una decina di minuti di barca dall’area del resort. Destinazione obbligata, inserita in tutti i pacchetti istituiti, la visita ai magnifici giardini sommersi del Marine Park Centre, sul lato occidentale di Pulau Pinang, così chiamata per la quantità di noci di betel. Sono stati stimati 2-300 visitatori al giorno. Un grande viavai di battellini e piccoli natanti, spesso sovraccarichi di passeggeri, attracca alla sede del parco, dove si accede pagando un ticket d’ingresso, non compreso nel pacchetto. Eccellente sito per immersioni alla sinistra dell’edificio del Centro, guardando il mare verso ovest: a 10-15m di profondità trovate tumoli di corallo duro e tappeti porosi ricoperti da coloratissimi vermi a pennacchio, i tubi calcarei con tentacoli filiformi a spirale.
Giusto sotto l’area del molo, a soli 3-5m c’è un reef artificiale ricco di fauna ittica, tra cui pesci farfalla, soldato, accetta, coniglio, brigata e anguille-murena, mentre nel canale alla destra del jetty è ben visibile dalla superficie l’austera carcassa di una nave in acciaio adagiata ad una decina di metri. Nella parte sud di Pinang, i macigni affioranti di Terumbu Kiri ospitano enormi tavole di corallo duro e soffice, popolato da colonie di pesci pappagallo, cardinale, damigella, fucilieri, qualche squalo, spugne e vivaci alberi di gorgonia, che scendono ripidi sull’arena a 15-20m.
Nella baia di Pasir Panjang, il sito più comodo dove praticare snorkeling è attorno a Pulau Besar, ad un tiro di sasso dai resort, ma il migliore è certamente alle sue spalle nell’isola di Lima, l’unico del versante occidentale di Redang ad offrire un’importante barriera corallina di superficie, che scende sulla sabbia a 30m. Ad appena 50m dalla punta nord di Pulau Lima c’è il colle sommerso del cosiddetto Big Mount, un cono ovale che inizia ad una profondità di 20m, sempre più frequentato dagli amanti dell’immersione. Altro sito popolare, in particolare per lo scuba-diving notturno, è suo fratello minore Mini Mount, situato un centinaio di metri ad est di Pulau Kerengga Besar e ricco di creature delle tenebre. In entrambi sono visibili squali dalla pinna nera, razze, polpi, aragoste, granchi, gamberetti, calamari, pesci farfalla, angelo, leone ed anche conchiglie giganti.
Nell’estremo nord dell’isola, uno dei nuovi dive-site molto apprezzato per i vari tipi di corallo (Hydrozoans, Siphonophorans, Anthozoans) e le grosse specie ittiche, è Tanjung Lang, detto anche “whale mount” per la presenza di giocosi squali balena (Rhincodon typus), che girano attorno ai sub coi loro 6-7 metri di lunghezza. La stagione delle immersioni a Redang è compresa tra fine marzo e inizio ottobre, mentre il periodo migliore è incentrato da metà aprile a metà maggio, quando la visibilità non è mai inferiore ai 25 metri. Il picco delle presenze, però, si ha nei mesi di luglio e agosto (come in Italia). Dopo l’impatto disruttivo di El Niño nel 1997-98, i sub sono stati dirottati su nuovi siti per consentire ai reef storici di rigenerarsi.
Profonda baia che abbraccia il nord dell’isola, Teluk Dalam (“baia interna”) è senza ombra di dubbio la più affascinante spiaggia di Redang, probabilmente una delle più belle del Paese: “simply the best”. Su questa lingua di sabbia candida e soffice sono state costruite le 266 camere del lussuoso complesso Berjaya Redang Beach Resort, unico resort esistente, esclusivista di un angolo di mondo a 5 stelle. Da Pasir Panjang l’insenatura di Teluk Dalam è considerata inaccessibile. Normalmente ci si arriva noleggiando una barca o, in via eccezionale e accompagnati da guide, superando l’arco montuoso in un’ora di faticoso trekking nella giungla. Diversamente la via d’accesso più comune rimane il ferry del Berjaya, che dal Shah Bandar Jetty di Kuala Terengganu attracca alla foce del Sungai Redang, nel sud dell’isola, dove un minivan conduce i clienti al resort, via Kampung Ayer, seguendo per 5km il saliscendi della nuova strada.
La spiaggia di Teluk Dalam è indicata per fare belle nuotate, ma non per lo snorkeling a causa dell’assenza di barriera in prossimità della riva. Tuttavia, in cima alla baia c’è una discreta distesa di corallo chiamata Aziz Reef ed in pochi minuti di battellino verso nord-est, invece, si approda alla piccola Pasir Chagar Hutang, o Turtle Bay, luogo prescelto dalle tartarughe per deporvi le uova, col mare adiacente perfetto per le immersioni. A Redang vige la regola dell’all-inclusive con viaggi organizzati dai tour operator di mezzo mondo, particolarmente attivi in Occidente, Taiwan, Hong Kong e soprattutto a Singapore. Se siete in “solitario”, le agenzie che amministrano i resort hanno tutte una propria sede o filiale a Kuala Terengganu; rappresenta validamente numerosi hotel l’agenzia privata Ping Anchorage in Jl. Sultan Sulaiman 77. In genere non accettano di affittare soltanto la camera, come in un qualsiasi albergo, ma occorre acquistare un pacchetto con pensione e servizi completi.
Per visitare la superba spiaggia di Teluk Kalong, più a sud, è sufficiente chiedere ai water-taxi appostati lungo la battigia: andata e ritorno con €5 circa. La tranquilla e appartata Pantai Kalong, antica base scelta dai primi residenti Bugis, è un’altra perla tropicale, con rare chiazze di corallo ma una splendida piscina naturale da non perdere! L’unica alternativa ai resort rimane il campeggio autorizzato al Marine Park Centre, sull’isola di Pinang.















