La storia vitivinicola di Châteauneuf-du-Pape comincia con l’arrivo dei papi ad Avignone nel XIV secolo. Clemente V, installandosi ad Avignone nel 1309 d.C. si accorge del potenziale delle terre che circondano la zona e ne incoraggia attivamente la coltivazione della vigna. Il suo successore Giovanni XXII giocò un ruolo decisivo per il seguito. Ordinò la costruzione di un castello fortificato sulle alture del villaggio che verrà chiamato in seguito Châteauneuf-du-Pape. Questo capolavoro di architettura gli permette di allontanarsi da Avignone e di approfittare del clima ideale e della viticultura.
Giovanni XXII valorizzò poi in seguito il vino prodotto su questi suoli, conferendoli il nome di «Vino del Papa», rinforzandone quindi il suo valore. Questa riconoscenza gli varrà poi l’apertura delle grandi corti europee, dove nobili e dignitari lo accoglieranno come un «vino di pregio». Il vitigno più coltivato era principalmente il Grenache che conferisce struttura e un profilo fruttato ai vini. Grazie ai papi la viticultura si arricchisce di nuove tecniche e metodi per migliorarne la qualità.
Il castello, attualmente in rovina, resta ancora un simbolo forte di un «terroir» della denominazione e ancora oggi resta fonte di inspirazione che perpetua una tradizione legata all’eccellenza e all’autenticità. Verso la fine del XIX secolo i produttori di Châteauneuf-du-Pape prendono coscienza della necessità di proteggere il loro territorio e frutto del loro lavoro. Davanti alle frodi che minacciano la loro produzione, decidono di agire divenendo cosi dei precursori in materia di regolamentazione vitivinicola.
Nel 1894, molto prima della creazione delle AOC (appellation d’origine controlée in Francia), questi agricoltori «visionari» stabiliscono le loro proprie regole di produzione. Imponendo dei criteri sull’origine dell’uva, il rendimento in vigna e i metodi di vinificazione, garantiscono una qualità irreprensibile. Nel 1923 un pugno di viticoltori si riunirà, poi, per strutturare dal punto di vista legale la loro visione. Grazie all’intervento del Barone Le Roy de Boiseaumarié, anche lui viticultore nonché legale, i viticoltori di Châteauneuf si strutturano e nel maggio del 1936.
Châteauneuf-du-Pape diventa ufficialmente la prima AOC viticola francese.
Una storia di 13 sfumature di rosso e bianco. In questa AOC tutta particolare, quello che colpisce sono gli uvaggi autorizzati. Si tratta di 13 diverse uve (rarissimo nel quadro una legislazione vitivinicola). Grenache, è il re dell’assemblaggio, ma Syrah, Mourvèdre, Cinsault e altre varietà conferiscono complessità ed eleganza dei bianchi e dei rossi.
Gli uvaggi sono:
Rossi : grenache, syrah, mourvèdre, cinsault, counoise, muscardin, vaccarèse, terret noir.
Bianchi : roussanne, clairette, bourboulenc, picardan, picpoul.
La diversità di queste uve permette una combinazione di caratteristiche uniche ; potenza, ricchezza, finezza, eleganza. Questa inusuale fusione permette di trovare un equilibrio di sfumature uniche che finiscono per creare la firma di questo vino. L’assemblaggio e la vinificazione di queste uve apportano equilibrio, acidità, tannini e alcol, finendo con l’armonizzare un bouquet improbabile e creando così un prodotto unico e riconoscibile nella sua identità.
Nella sua diversità anche il suolo è esteticamente unico. Una distesa di galets roulés (grandi ciottoli levigati) che ricoprono la terra e che assorbono calore durante il giorno e lo rilasciano di notte, favorendo la maturazione delle uve. Un esempio di agro-enologia che colpisce gli occhi di uno spettatore non abituato a questi colori. Queste pietre proteggono le radici dalla siccità e danno al paesaggio un aspetto lunare e arido, unico nel suo genere Una vallata di chilometri e chilometri di vigne che alternano linee verdi a linee chiare che riflettono una luce particolarissima. Il mistral soffia spesso. Un vento che rende l’aria limpida e il cielo di un azzurro intenso con nuvole rade e veloci. Freddo e secco, protegge le viti da malattie. Come se la natura volesse partecipare alla costruzione di questo grande vino.
Le viti sono allevate sovente a gobelet (alberello basso) senza fili, esposte al sole e al mistral. Il colpo d’occhio è in generale selvaggio. Cespugli di lavanda, timo, e altre erbe tipiche della garrigue provenzale, profumano l’aria. Salendo in cima al villaggio si vedono i punti cardinali di questa regione: il Rodano ( a ovest) , il monte Ventoux (a est), le « Dentelles de Montmirail » ( a nord-est) e una distesa di vigneti, uliveti e piccoli borghi arroccati.
La sensazione visiva è di trovarsi in un modo antico, come se il tempo si fosse fermato. La luce è calda e bianca. Circondata da colori tipici di questa regione: ocra, verde oliva, grigio pietra, blu e azzurro cielo.
Il prodotto di questa storia «umana», di questa terra rude ma luminosa, di questo vento che scuote persone e cose, di questo cielo blu accecante è una produzione vitivinicola tutta da scoprire. I vini rossi sono strutturati e corposi, con una gradazione alcolica tra i 14 e 15% vol. Il bouquet è costituito da frutti rossi maturi, erbe di Provenza, pepe nero, liquirizia, cuoio. L’uso di botti grandi permette ai vini di gommare i tannini che diventano «setosi» con una bella sensazione di rotondità.
I bianchi hanno una bella acidità di base che conferisce al vino una freschezza che si conserva nel tempo. Sono rotondi con note di fiori, pesca bianca, albicocca, miele e erbe della macchia mediterranea.
Buona degustazione.















