Le sepolture - indipendentemente dal fatto che si abbia fede o meno - sono molto importanti. Per alcuni in virtù di quella “corrispondenza d’amorosi sensi” foscoliana che unisce i morti ai vivi, per altri semplicemente come ricordo delle persone che sono state. Chi è che non ha mai letto le iscrizioni funerarie di tombe che nulla avevano in comune con se stessi, ma per il semplice gusto di sapere chi vi è sepolto? La Basilica di Santa Croce a Firenze e il Cimitero di Père-Lachaise a Parigi sono due luoghi emblematici, seppur l’uno religioso e l’altro civile, di famosi sepolcri, ove se ne trovano molti di personaggi illustri.

“Incrociare” la tomba di un personaggio famoso muove lo spirito in modo particolare, quasi impossibile pensare che perché sia noto debba essere seppellito come tutti gli altri. I personaggi famosi, innegabilmente, del presente come del passato, hanno quell’aura che ce li rende, tutti, vicini.

E le iscrizioni funerarie tanto dicono, sia del defunto sia di chi gli ha dato degna sepoltura. Un tempo chiamate Carmina Latina Epigraphica, erano dei veri e propri componimenti poetici che si dedicavano al defunto in varia maniera.

Come ad esempio, nel CLE 477, rinvenuto presso Tusculum si legge:

Ti prego, mentre passi fermati un momento e leggi fino in fondo i versi che io ho dettato e ho ordinato di scrivere. La terra mi è leggera meritatamente, ma riposo chiuso in una tomba […] cercai sempre di tenere uniti gli amici […] La mia amata sposa sempre visse bene con me. Diedi sempre ciò che potei dare, sempre allontanai la lite.1

Nella classicità, la letterarietà delle iscrizioni era fondamentale, era la regola, ma lo è anche in certe moderne e contemporanee. Io penso che chiunque di noi, talvolta, si sia soffermato a leggere quanto scritto in una tomba o in un loculo estranei, attirato da un altrettanto estranea forza. Spinti da un tipo di curiosità che niente ha a che vedere con quella propriamente detta, ma legata - in primo luogo - alla sofferenza. Perché il cimitero, prima che un luogo di ricordo, è un luogo di sofferenza.

Ad esempio, nell’immensità del cimitero Père-Lachaise a Parigi (44 ettari per oltre 70.000 tombe e 5.300 alberi), ce n’è stata una in cui, visitandola, ho avvertito una sensazione di puro dolore: quella di Amedeo Modigliani, sepolto con la sua compagna Jeanne Héburtene, nella Divisione 96. La tomba è di una semplicità unica: di pietra grezza e porosa con un’iscrizione, in italiano, incisa che li ricorda entrambi.

Qualche visitatore ha lasciato un piccolo portachiavi a forma di angelo, qualche fiore, qualche pietra, un pennello e - al centro - il libro di Jeanne Héburtene, ben protetto da una pellicola trasparente, La luce di Modigliani. Amedeo e Jeanne, uniti “sino all’ultimo sacrifizio”.

Sapevo che Modigliani era stato a lungo a Parigi, conducendo anche una vita dissoluta e legandosi, poi, alla pittrice Jeanne Héburtene. Ciò che ignoravo è che fosse morto di una meningite tubercolare, a trentasei anni, nel 1920 tra le mani della sua amata, incinta di quasi nove mesi.

Quell’“ultimo sacrifizio” dell’incisione mi ha fatto presagire qualcosa, ma non immaginavo niente di così tragico: Jeanne, due giorni dopo la morte di Amedeo, si gettò da una finestra al quinto piano e la luce di Modigliani si spense definitivamente per entrambi, in quello che è – innegabilmente - un ultimo sacrificio. Visitare Père-Lachaise è un’esperienza senz’altro unica: andare di divisione in divisione (sono 97, suddivise in quattro zone) a cercare le sepolture dei vari personaggi famosi è come una caccia al tesoro che consente, poi, di ricostruire un enorme puzzle. E ci si stupisce nel vedere tombe di una semplicità unica, come quella del grande scrittore francese Marcel Proust, in semplice marmo nero con le scritte dorate e qualche fiore, ordinatamente disposto.

O quella, in comune, di pietra grezza, con la placca messa dai cinefili per gli attori-simbolo del cinema francese, Simone Signoret e Yves Montand. Uniti nella carriera, nell’amato cinema. E uniti, indissolubilmente, nella morte.

O, ancora, fa un certo effetto vedere la straordinaria semplicità del loculo di Maria Callas, la divina musa di Pasolini, nel Crematorio: una lastra di marmo bianco con le incisioni dorate in cui vi è scritto: “Maria Callas 1923-1977. Questa targa è stata apposta dal Maria Callas International Club 13 settembre 1991”. Si tratta solo di una lastra commemorativa: dopo la cremazione, le ceneri furono disperse nel 1979 nel Mar Egeo, per sua stessa esplicita volontà. Pare avesse detto:

Abbraccerò il mio Aristo attraverso il mare.

Il cimitero di Père-Lachaise raccoglie le spoglie di “comuni mortali” e non (personaggi appartenenti al mondo dell’arte, della letteratura, della musica, della politica, del cinema). Conta tre milioni di visitatori ogni anno, non solo stranieri. La prima sepoltura fu quella di una bambina di cinque anni, nel 1804 dopo l’Editto di Saint Cloud.

Editto napoleonico con il quale si vietarono le inumazioni all’interno delle città (nelle chiese e nei loro cimiteri) per motivi di igiene e di salute pubblica. Ma anche per ragioni democratiche: le tombe andavano equiparate, in modo che non si distinguessero le persone illustri da quelle comuni. Ugo Foscolo si scaglierà proprio contro questo falso ugualitarismo.

In suolo italico, la legge è applicata nel 1806 e trova animi contrari, come quello di Foscolo, deluso già da Napoleone, nel 1797, col trattato di Campoformio, con cui Venezia venne ceduta all’Austria. Nel 1804, Napoleone viene incoronato Imperatore dei francesi. Per il grande Poeta, Napoleone aveva gettato la maschera e manifestatosi per ciò che era veramente: un avido conquistatore senza scrupoli.

Il famosissimo carme Dei Sepolcri nasce proprio in posizione antinapoleonica (dopo aver convintamente appoggiato Napoleone) e antifrancese. Il sepolcro, per Foscolo, è sì il simbolo del decadimento e della morte, ma reca con sé – intimamente - un senso positivo sia individuale che collettivo.

Il sepolcro è il fulcro degli affetti, conforto e impegno civile. È l’amoroso ricordo dei vivi, ma anche il simbolo delle glorie patrie.

La tomba racchiude in sé i valori ideali e civili di tutto un popolo, saprà avvalersi di quel patrimonio spirituale nei momenti di rinascita nazionale. Le tombe dei «grandi», infatti, -di coloro che hanno espresso gli ideali più nobili- sono patrimonio inalienabile di ogni nazione e di tutti gli uomini del mondo; da esse provengono messaggi di libertà recepiti e tradotti in azione da uomini del presente di «alto sentire».2

Alla fine del carme, Foscolo fa di sé un nuovo Omero che si deve far cantore dei valori umani e civili della Patria, divenendo così l’esule coraggioso che è anche un modello e un educatore per le nuove generazioni risorgimentali, inclini al rinnovamento della Patria. Senza mai dimenticare gli affetti:

Sol chi non lascia eredità d’affetti/ poca gioia ha dell’urna (vv. 41-42).

Nel carme Dei Sepolcri, rivolto all’amico Ippolito Pindemonte, vengono osannate le patrie glorie che riposano nella Basilica di Santa Croce, come Galileo Galilei, Niccolò Machiavelli, Vittorio Alfieri ed altri. E, destino ha voluto, che anche lui avesse riposo nella prestigiosa Santa Croce.

La basilica di Santa Croce è francescana, dunque le prime pietre, risalgono al 1200 ca. e già nel 1252 la planimetria generale era uguale a quella odierna. C’è un dato molto importante da sottolineare: sin da subito, Santa Croce non fu solo un centro religioso, ma anche laico.

Ma il convento divenne ben presto, anche centro propulsivo per l’intera vita cittadina poiché promosse, nelle aree di sua proprietà, il popolamento e, contenendo al suo interno anche confraternite, coinvolse la partecipazione dei laici attraverso l’istituto della carità giornaliera e settimanale oltre a tutta una serie di manifatture artigianali.3

Il Quattrocento rappresentò senz’altro il maggior periodo d’espansione di Santa Croce, mentre la facciata, con i pezzami marmorei bianco-verdi è ottocentesca, rimandata sempre per mancanza di finanziamenti. L’architetto era Nicolò Matas: volle dare alla facciata un linguaggio più aderente alla tradizione trecentesca unicamente fiorentina, più che generiche forme gotiche. Lo scultore era Lorenzo Bartolini.

Nell’Ottocento, Santa Croce venne elevata al rango di “Pantheon nazionale” con le tombe e i cenotafi (i monumenti privi delle salme), come quello di Dante, dei più rappresentativi eroi italiani.

Facendo una passeggiata per Santa Croce, ci imbattiamo, appunto, nel cenotafio di Dante Alighieri del 1829 a cura di Stefano Ricci, massimo interprete del neoclassicismo canoviano. L’autore venne criticato per l’abito di Dante, inadeguato al Medioevo, così come anacronistica apparve l’allegoria dell’Italia con vecchi stereotipi. Non fu mai esaurita la richiesta dell’esule Dante a Firenze.

Il monumento al monumentale Michelangelo venne disegnato da Giorgio Vasari nell’ambito del rinnovo cinquecentesco della Basilica (1570). Si tratta di un sarcofago attorniato dalle figure allegoriche della Pittura di Battista Lorenzi, come il busto di Michelangelo. L’allegoria della Scultura, centrale, di Valerio Cioli e quella dell’Architettura di Giovanni dell’Opera. L’affresco con la Pietà è di Battista Naldini. Accanto alla tomba, ci sono una serie di affreschi probabilmente di Domenico Ghirlandaio che danno un’idea, seppur vaga, di come dovevano essere le pareti della Basilica a fine Quattrocento.

Il monumento a Vittorio Alfieri è un esempio di perfetto Neoclassicismo. Fu voluto dalla compagna del poeta, drammaturgo e scrittore, per quasi vent’anni, Luisa d’Albany. Realizzato da Canova nel 1810. Lo stile è grave e maestoso, aderente alla fierezza del personaggio secondo l’autore, ma emanava talmente tanta freddezza che il monumento non venne apprezzato a lungo dalla critica.

Quello a Niccolò Machiavelli risale al 1787 ed è di Innocenzo Spinazzi che ebbe un notevole ruolo nella produzione scultorea della seconda metà del XVIII secolo. Il monumento fu voluto dopo la ripubblicazione delle opere di Machiavelli. Vi è la statua allegorica della Politica, i lineamenti del suo volto sono classici e un medaglione-scudo, come un cammeo, nel quale è raffigurato Machiavelli.

Troviamo, ancora, la tomba del cancelliere della Repubblica fiorentina dal 1427 al 1444, Leonardo Bruni. Si tratta di una tomba a parete come un’edicola chiusa da un coronamento semicircolare ad arco. Inframezzano le tombe monumentali, le varie cappelle affrescate delle famiglie più ricche e in vista di Firenze: la Cappella Castellani, Baroncelli, Rinuccini, Bardi, Ricasoli etc.

Anche il monumento a Gioacchino Rossini è a parete, realizzato nel 1887 dallo scultore Giuseppe Cassioli. Il modello della tomba a parete è tipicamente neo-quattrocentesco, ma con un inserimento squisitamente ottocentesco per quanto riguarda la figura in atto di preghiera.

Senza soffermarmi, ricordo altre tombe illustri come quella del filosofo, astronomo, matematico, fisico, scrittore Galileo Galilei, quella del ministro del Granduca Pietro Leopoldo, Angelo Tavanti. E quelle del pittore Leon Battista Alberti e dello storico ed ex senatore del Regno d’Italia Gino Capponi.

Come già detto, anche Ugo Foscolo si trova a Santa Croce, con una sepoltura un po’ tormentata così come lo è stata la sua vita.

[…] è rappresentato giovane, in uno spavaldo atteggiamento da combattente, avvolto nel mantello e con stivali speronati, davanti ad un basamento di colonna greca che si ricollega alla sua lontana origine ellenica. La camicia dall’ampio colletto e i favoriti contestualizzano cronologicamente il poeta, il cui volto è ispirato ai ritratti più noti.4

La tomba monumentale di Ugo Foscolo fu eseguita da Antonio Berti nel 1935-1937 ed inaugurata nel 1939. Siamo in pieno fascismo, e in realtà la storia del monumento funebre del Poeta, ne porta con sé anche un’altra.

Dopo varie peripezie tra Grecia ed Italia, i resti giunsero a Firenze nel 1871 e solo nel 1910 se ne decise - dietro concorso - la sistemazione definitiva con un’opera di Zulimo Rossellini che riprendeva lo stile neoclassico, aderente a quello foscoliano.

Purtroppo quest’opera, non varcò mai il suolo di Santa Croce: ultimata nel 1927, ben cento anni dopo la morte di Foscolo, venne lasciata in un deposito poiché Rossellini rifiutò sempre di prendere la tessera fascista.

L’omaggio al poeta che cantava la libertà degli ideali venne invece assegnato ad Antonio Berti, che nel volto del suo Foscolo incise un’espressione marziale, più consona ai tempi mussoliniani.5

Il sepolcro di Rossellini fu scoperto più di cinquant’anni dopo, dallo scrittore e poeta Franco Fortini. Il primo monumento si trova oggi in un cortile storico dell’Ateneo di Pavia, città non scelta a caso: qui, nel gennaio 1809, Foscolo tenne cinque lezioni di eloquenza.

Potremmo definire Foscolo un resistente, al pari di Rossellini che si oppose a quel crudo regime, ammesso che esista un regime a non esserlo.

Nel cimitero di Père-Lachaise c’è un altro resistente, uno che la Resistenza l’ha fatta anche con la sua arte: Marcel Marceau, coraggioso mimo. La tomba è in pietra grezza, scolorita e semplicissima, con la stella di David - sempre in pietra - e le iscrizioni con le date di nascita e di morte; cosa non scontata perché gran parte non recano date. È ricoperta di baci, con diversi colori di rossetto. Ci sono moltissime tombe “decorate” da baci, come quella di Oscar Wilde.

Il grande scrittore inglese riposa nel cimitero francese, nella Divisione 89, dopo essere stato in quello di Bagneux. Fu grazie al suo amante, con cui venne colto nell’atto di darsi un bacio e arrestato in Inghilterra e costretto ai lavori forzati, che la salma fu traslata nel 1909 nel famoso cimitero parigino. La tomba è imponentissima, realizzata dall’americano Job Epstein, noto per le sue statue di nudo integrale.

La scultura che sovrasta la tomba di Oscar Wilde è stata ritenuta oscena per lungo tempo: una sfinge alata mostra i genitali. Leggenda o verità, si dice che due donne nel 1961, sconvolte per l’oltraggiosità, abbiano evirato la scultura con sassi ed ombrelli. Negli anni Novanta un tributo al bacio che lo condannò, e cioè lasciare dei baci col rossetto nella tomba, la rovinarono.

Ora, per impedire qualsiasi inconveniente, e considerato che è una di quelle più visitate, ci sono due lastre di plastica che la preservano, “sigillate” comunque dai baci degli affezionati visitatori e ammiratori.

La maestosità della tomba dello scrittore inglese, si pone in antitesi con quella di un altro scrittore inglese, Percy Shelley, la cui pietra con una sua stessa epigrafe gli fa da riparo. È di pietra anche la tomba dell’avanguardista eclettico Guillaume Apollinaire, per il quale se n’è costruita una a forma di menhir. E per il padre dei calligrammi, un cuore-calligramma in cui si dice: “Il mio cuore è simile a una fiamma rovesciata”.

È Guillaume Apollinaire ad aprirci il portone del cimitero Père-Lachaise: lungo tutto il muro esterno vi è una targa lunga metri, metri e metri con un’epigrafe del grande artista francese. In quest’enorme placca sono incisi, a memoria, i nomi dei soldati parigini morti durante la Prima guerra mondiale: un Vocabolario di nomi propri.

Un altro muro, quello dei Federati, situato nella zona sud, ricorda i 147 esponenti fucilati - nel 1871 - durante la Comune e seppelliti in una fossa comune. Dal 1979 il muro dei Federati è meta di pellegrinaggio per tutti coloro che non hanno voluto, e non vogliono, dimenticare quest’eccidio.

Tra i monumenti più imponenti ci sono senza dubbio quello del favolista Jean de La Fontaine e del commediografo Jean Baptiste Poquelin (Molière) che si trovano fianco a fianco.

Una tomba pregna di grazia è quella del compositore Frédéric Chopin: la Musa della Musica, Euterpe, poggia dolcemente sul basamento. Il sepolcro è in pietra, circondata dalle grate di ferro battuto. Numerosissimi i fiori e gli omaggi di ogni tipo elegantemente apposti.

Vi è un altro intenso pellegrinaggio a tutt’altro genere di musicista al Père-Lachaise: Jim Morrison. Anzi, per molti, il cimitero è proprio identificato col frontman maledetto dei Doors. Si trova nella Divisione 6. Fiori, transenne con adesivi e un tronco d’albero “variopinto” dai chewing gum sono gli omaggi dei fans che si raccolgono attorno alla tomba in un mistico silenzio.

Un’altra personalità appartenente al mondo della musica che non possiamo dimenticare è Ėdith Piaf, colonna portante della musica francese, e anche la sua tomba è un luogo di culto. Ha una struttura architettonica simile a quella di Proust, ma - pur essendo molto sobria - non ha l’essenzialità di quella dello scrittore. Una grande croce col Cristo al centro, la caratterizza, come anche le grandi fotografie. Ėdith Piaf riposa nella tomba di famiglia.

Il cimitero deve il suo nome al gesuita François d’Aix de La Chaise (detto Père Lachaise, cioè Padre La Chaise), confessore di Luigi XIV e proprietario di molti terreni dove, durante il periodo napoleonico, fu edificato il cimitero. La progettazione e la realizzazione furono affidate all’architetto Alexandre-Théodore Brongiart.

Nell’impossibilità di accogliere qui la vastità delle presenze di questo cimitero, ne ricorderò solo alcune:

  • mondo dell’arte: Gustave Caillebotte, Jacques-Luis David, Eugène Delacroix;

  • mondo della letteratura: Sidonie Colette, Auguste Comte, Jules Vallès;

  • mondo della musica e dello spettacolo: Giber Becaud, Vincenzo Bellini, Annie Girardot;

  • mondo politico e militare: Alfred Conrad, Benjamin Constant, Georges-Eugène Haussmann;

  • mondo tecnico-scientifico: Claude Bernard, Georges Cuvier, Armand Trousseau.

All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne
confortate di pianto è forse il sonno
della morte men duro?

(Ugo Foscolo, Dei Sepolcri, vv. 1-3)

Note

1 Paolo Cugusi, Aspetti letterari dei Carmina Latina Epigraphica, Pàtron Editore, Bologna 1996, p. 60.
2 S. Treré/G. Gallegati, Nuovi itinerari nella comunicazione letteraria, Editore Bugarini Firenze, Firenze 1985, p. 352.
3 La Basilica di Santa Croce, Bonechi Edizioni, “Il Turismo”, Firenze 2003, p. 4.
4 La Basilica di Santa Croce.
5 Per approfondire leggere l'articolo sulla rivista Storica: Ugo Foscolo e la bizzarra sorte del suo sepolcro.