Mr Prunty, o Brunty, di origine irlandese, ebbe tre figlie scrittrici e un’ammirazione incondizionata per l’ammiraglio Horatio Nelson: dal 1813 cominciò a firmarsi Brönte, con la dieresi sulla o affinché i suoi connazionali inglesi non storpiassero il nuovo cognome.

Alcuni anni prima, nel 1799, il re Ferdinando IV di Borbone ringraziò Nelson, leggenda della leggendaria marineria britannica, per averlo aiutato a salvare il Regno delle Due Sicilie stroncando la rivoluzione napoletan-giacobina. In una certa Napoli infatti l’ammiraglio non godette dello stesso plauso riservatogli in patria: dall’albero maestro della sua nave penzolò il Caracciolo capo della rivolta. Ferdinando lo ringraziò da vero lazzarone, così fu chiamato il sovrano, e avvalendosi dei poteri della Regia Legazia gli regalò l’abbazia basiliana di Santa Maria a Maniace creandolo Duca di Bronte, con poteri feudali su immensi possedimenti dell’aspra eppur feconda terra dell’Etna.

Così Charlotte, autrice di Jane Eyre, Emily di Cime tempestose e Anne del Segreto della signora in nero sono morte giovani e passate alla storia della letteratura con il nome siciliano Bronte, ma l’ammiraglio Nelson non vide mai la sua ducea: si era ripromesso di andarci dopo la battaglia di Trafalgar dove sconfisse la flotta francese alleata a quella spagnola prima di essere ucciso e sepolto a Londra, nella cattedrale di St.Paul.

Gentiluomo di grande carisma, molto rispettato dai suoi che sempre lo videro in prima linea, in combattimento perse un braccio, Nelson visse nell’era dei navigatori inglesi padroni dei mari eredi di Sir Francis Drake, pirata e corsaro con il benestare di sua maestà Elisabetta I che investiva su di lui quote del proprio patrimonio personale. L’ammutinamento del Bounty, con protagonisti altri ufficiali passati alla storia, avvenne nel 1789. Cook e Bligh erano contemporanei di Nelson.

Toccò alla nipote dell’ammiraglio, Charlotte, prendere possesso della ducea di Bronte. Quanto le dispiacque! Stanca dal viaggio estenuante la gentildonna dalla delicata pelle d’Oltremanica, trovò gelida la calda e luminosa Sicilia e giurò di non tornarci mai più. Suo marito, il barone di Bridport, pensò invece che quello fosse un gran posto e i suoi eredi lo abitarono fino a pochi decenni fa quando la proprietà è passata al Comune di Bronte per volere dell’ultimo duca di Bronte che vive a Ginevra.

Chi viaggia in quelle terre alla ricerca del cosiddetto Castello di Nelson attraversa zolle nere di terra e lava fitte di pistacchi, alberelli dall’aspetto un po’ provato lontanissimo dal rigoglio del noce. Il pistacchio di Bronte è il più rinomato e si raccoglie ogni due anni per far riposare le piante, arricchite e insieme sfinite dalla potenza del vulcano. Chi viaggia per quelle campagne mangia un pane caldo squisito, “cunzato” come si usa nell’isola con pomodoro, olio e origano, impastato dalle mani capaci di chi, spesso, parla solo in dialetto, ma sa che il lievito madre è migliore del lievito di birra. Chi viaggia fra i Monti Nebrodi e l’Etna non trova un castello con le torrette e la merlatura. Il castello di Nelson è una dimora nobiliare arredata all’inglese, con un prato all’inglese intorno al quale la natura meridionale si manifesta: palme splendide e gerani alla siciliana, smodati e insieme prosciugati dal sole. Drammatici, persino loro, certo non floridi e idilliaci come quelli che decorano fin quasi alla stucchevolezza la Svizzera e il Tirolo.

Nella confinante chiesa di Santa Maria alcune lapidi bilingui in italiano e in inglese ricordano i fedeli amministratori dei Bridport Nelson vicino a una Madonna della scuola di Raffaello e nel piccolo cimitero a qualche chilometro riposano solo pochi membri della famiglia, sei o sette tombe in tutto.

Mr Prunty, o Brunty e, per sempre, Mr Brönte, ebbe ragione: il suo idolo Horatio Nelson era signore di un luogo fascinoso, a lui ignoto, che avrebbe potuto ispirare quelle tre figliole, le famose e irripetibili sorelle Brönte, creatrici di romantiche, fosche, meravigliose atmosfere vittoriane. La Sicilia invece della brughiera, chissà.

Per ulteriori info5rmazioni: www.comune.bronte.ct.it