Una grande retrospettiva con oltre settanta opere ripercorre l’universo visionario di Alberto Savinio, tra mito, memoria e metamorfosi, restituendo l’attualità di uno degli artisti più originali del Novecento.

A cent’anni dai suoi esordi pittorici, una grande retrospettiva alla Pinacoteca Agnelli di Torino rimette al centro la figura di Alberto Savinio (1891, Atene – 1952, Roma) . Dal 30 ottobre 2026 al 4 aprile 2027, Alberto Savinio. Souvenir, a cura di Sarah Cosulich e Pietro Rigolo, assistiti da Raphaële Sevrain, riunisce oltre settanta opere provenienti dai principali musei italiani, oltre che da istituzioni a Parigi e Vienna, e da numerose collezioni private, per ripercorrere i grandi temi della sua ricerca: la mitologia e l’infanzia, l’ironia e il grottesco, le origini del mondo e le sue continue metamorfosi.

Mostri, divinità, animali, manichini e giocattoli popolano un universo pittorico visionario e colto, nel quale immagini personali, riferimenti letterari, filosofici e mitologici si incontrano in combinazioni inattese. La mostra restituisce la singolarità di un artista che ha fatto della pittura uno strumento di conoscenza, capace di interrogare la realtà attraverso l’immaginazione.

Musicista di formazione, scrittore, drammaturgo, giornalista, saggista e scenografo, oltre che pittore, Savinio occupa una posizione unica nella cultura europea del Novecento. La retrospettiva di Pinacoteca Agnelli celebra l’artista oltre il mito del “Grande Dilettante”, focalizzandosi unicamente sulla sua pratica pittorica per dimostrare l’attualità del suo linguaggio in relazione alle pratiche contemporanee. Teorico della metafisica insieme al fratello Giorgio de Chirico, Savinio ha saputo incorporare discipline diverse in una poetica totalmente autonoma, colta, ironica e personale, in cui il pensiero filosofico si intreccia con l’invenzione artistica.

Il titolo Souvenir racchiude uno dei principi fondamentali della ricerca di Savinio: la memoria non è soltanto conservazione del passato, ma un processo creativo attraverso il quale esperienze personali, miti collettivi e frammenti della cultura occidentale vengono trasformati in nuove configurazioni simboliche.

Fotografie di famiglia, libri dell’infanzia, illustrazioni etnografiche, atlanti geografici, statuaria classica e racconti mitologici convivono nei suoi dipinti secondo un principio di montaggio vicino al collage: accostamenti sorprendenti e talvolta stranianti nei quali il ricordo individuale si intreccia con una memoria più antica e condivisa, che dal Rinascimento risale alla Grecia classica, alla preistoria e al tempo degli dèi.

Nell’universo di Savinio, le figure mitologiche continuano ad abitare il presente, assumendo le sembianze di personaggi borghesi, animali o creature ibride. Il mito perde ogni carattere celebrativo e diventa uno strumento per interpretare la contemporaneità, mentre l’ironia permette di smascherare le convenzioni sociali e culturali e di mettere in discussione le certezze della modernità.

La pittura si configura così come uno spazio di confronto tra inconscio e mondo visibile, immaginazione e razionalità. Un luogo nel quale le immagini non restituiscono una verità univoca, ma aprono continuamente nuove possibilità di interpretazione.

Il 2026 segna il centenario degli esordi di Savinio nella pittura, e l’inizio del suo secondo periodo parigino. Un anniversario che offre l’occasione per rileggere la sua opera alla luce di questioni centrali nel dibattito contemporaneo: dalla ricombinazione delle immagini, oggi amplificata dalle tecnologie digitali e dall'intelligenza artificiale, al rapporto tra umano e non umano, fino alla ridefinizione dei concetti di originalità e autorialità.

La modernità di Savinio risiede proprio nella capacità di guardare al passato non come a un repertorio immobile, ma come a una risorsa per immaginare ciò che ancora non esiste.