La Pinacoteca Agnelli presenta In good company, la prima mostra istituzionale in Italia dedicata a Walter Pfeiffer, a cura di Simon Castets e Nicola Trezzi. Con più di cento opere a colori e in bianco e nero, scattate dai primi anni Settanta a oggi, l’esposizione intreccia le serie più iconiche dell’artista con immagini inedite, in un percorso senza gerarchie che evidenzia il suo contributo singolare all’arte, alla fotografia e alla moda.
In good company rende omaggio alla produzione prolifica e pionieristica dell’artista, che ha ridefinito i codici della fotografia, e traccia la traiettoria polifonica di Pfeiffer, che abbraccia tutti i generi della storia dell'arte – specialmente nudo, ritratto, paesaggio e natura morta – con un approccio che unisce formalismo, forza cromatica e sensualità. Aprendo ripetutamente nuovi orizzonti, la pratica dell’artista si è sistematicamente avventurata in territori inesplorati: dalle sue rappresentazioni sincere delle identità queer e della sessualità alla sua reinvenzione senza precedenti dell'immaginario dell'alta moda attraverso ironia, giocosità e imperfezione.
La mostra offre l’occasione di ripercorrere l’evoluzione del linguaggio visivo di Pfeiffer e di osservare come il suo lavoro abbia costantemente messo in discussione i confini tra generi, discipline e convenzioni estetiche. Le immagini esposte alternano momenti di intimità e costruzione scenica, restituendo una pratica che combina immediatezza e controllo formale in un equilibrio originale e riconoscibile. Nel corso di oltre cinque decenni, Pfeiffer ha costruito un universo visivo personale capace di intrecciare desiderio, leggerezza e sperimentazione.
Attraverso il dialogo tra opere celebri e materiali raramente presentati al pubblico, In good company mette in luce l’attualità della ricerca dell’artista e la sua influenza sulla cultura visiva contemporanea. Il percorso espositivo evidenzia il modo in cui Pfeiffer trasforma corpi, relazioni e situazioni quotidiane in immagini che sfuggono a definizioni univoche, riaffermando il ruolo centrale della sua pratica all’interno delle storie della fotografia, dell’arte e della moda.
















