Più ci guardiamo intorno, soprattutto di questi tempi, più dovremmo pensare che per capire, mai giustificare, la violenza nell’uomo, sarebbe meglio studiare il mondo degli animali, delle scimmie in particolare. Perché le scimmie e non altre specie animali?

Il motivo è che le scimmie, soprattutto scimpanzé, gorilla e oranghi, sono le specie evolutivamente più vicine all’uomo, anche per quanto riguarda una certa diffusione della loro violenza intraspecifica, cioè tra membri della stessa specie.

Sulle guerre condotte dall’uomo dovremmo avere una visione il meno settaria possibile, soprattutto quando ci riferiamo al numero delle vittime. Tre esempi, per capirci.

Durante il periodo del Terrore (1793-1794) in piena Rivoluzione Francese sono state ghigliottinate circa 35 mila persone. Sapete quante sono state le vittime innocenti a Gaza, in Palestina, anche se ovviamente non ghigliottinate, tra il 2023 e il 2025? circa 70 mila, cioè il doppio di quelle del periodo del Terrore, e nessuno si è veramente prodigato affinché questo disastro venisse evitato o limitato. Tutti, o quasi tutti, governi, primi ministri e presidenti del mondo hanno girato lo sguardo da un’altra parte.

Un altro esempio terribile. Durante la guerra civile in Burundi (1993-2005) ci sono state più di 350 mila vittime (dieci volte più di quelle del periodo del Terrore!), senza che qualcuno al mondo alzasse un dito per evitare quella catastrofe. Persino l’ONU non intervenne e la cosa più sorprendente fu che alcune truppe armate ONU erano già in quel Paese sin dall’inizio. Qualcuno potrebbe dire che dalla Rivoluzione Francese a oggi i tempi sono cambiati e che questi confronti non hanno senso. Hanno invece senso perché le vittime innocenti delle guerre, in qualsiasi periodo storico, sono tutte uguali. Inoltre, una vittima, anche se è unica, non può essere considerata irrilevante rispetto a dieci vittime o anche a mille. Perché rimaniamo insensibili a questi fatti? La risposta è l’indifferenza.

Fino a quando io, singolo individuo, non sarò tra le vittime possibili di un conflitto, potrò rimanere tranquillo nel mio guscio, nel mio egoismo, senza riflettere sul fatto che quanto, per esempio, è accaduto durante il periodo del Terrore ciò è successo recentemente a Gaza, e in tante altre vicende orrende nel mondo, prima o poi, potrebbe accadere anche a me. Il fatto è che rimuovere ciò che non ci fa comodo, soprattutto i nostri errori di valutazione, appartiene a uno stile di vita sempre più diffuso.

Quando i tedeschi diedero l’appoggio politico a Hitler (a dire il vero lo elessero), non pensarono assolutamente a che cosa avrebbero portato la sua politica e le sue megalomanie. Lo capirono solo quando si ritrovarono in Patria i loro nemici, gli americani da una parte e i sovietici dall’altra, in sostanza, quando era troppo tardi per tornare indietro. I tedeschi, come molti altri popoli di quei tempi, ma anche prima e in altri luoghi, non ebbero una visione complessiva della situazione politica che si stava creando in Europa e che ci avrebbe portati a una guerra disastrosa, la Seconda Guerra Mondiale. Non si tratta tanto di essere stupidi da un lato o intelligenti dall’altro, ma certamente di non essere lungimiranti. Sovente non vediamo più in là del nostro naso, purtroppo.

Ora, perché siamo partiti citando degli animali, delle scimmie antropomorfe in particolare? Non è che questi animali siano più o meno stupidi o intelligenti di noi, ma certamente sono più lungimiranti. Se questo è vero dovrebbe essere anche vero che per esserlo non sono necessarie facoltà psicologiche superiori a quelle di tutti gli altri esseri viventi. Che cosa vuol dire essere lungimiranti? Vuol dire anticipare con saggezza le conseguenze delle proprie azioni. Se così stanno le cose, dobbiamo purtroppo affermare che gli esseri umani spesso non lo sono.

Recentemente è stato osservato che quando un gruppo di scimpanzé molto numeroso che viveva allo stato libero in un Parco Nazionale dell’Uganda a un certo punto si è diviso in due gruppi, fatto che capita spesso tra gli scimpanzé, i due gruppi hanno iniziato a farsi la guerra tra loro, guerra che ha causato alcuni morti.

Questa violenza, però, oltre a essere il frutto di una naturale competizione tra le diverse fazioni, è stata determinata dal fatto che alcuni ricercatori hanno iniziato ad alimentare uno dei due gruppi abbandonando l’altro a sé stesso, ottenendo come risultato una forte frizione tra le due componenti quando ancora erano limitrofe. L’azione dei ricercatori ha infatti incrementato la competizione, soprattutto quella alimentare.

Ora, fino a quando i due gruppi, ma come quelli in Uganda, molti altri, rimarranno separati, questi conflitti continueranno e la situazione potrà essere sanata solo nel momento in cui si riuniranno di nuovo attraverso un processo detto di fusione, come infatti succede spesso in questi animali. Al di là della conflittualità dovuta ai processi di fusione e fissione, c’è un aspetto molto importante da considerare e cioè che tutte le volte che l’uomo interviene in queste comunità i risultati sono sempre negativi, opposti a quelli desiderati.

Questo esempio, secondo il mio parere, ha anche altri risvolti che vanno al di là dell’intervento dell’uomo e cioè che ogni volta che i sistemi sociali, per qualche ragione, vengono modificati, si creano degli attriti sociali; cambiano le aspettative e i singoli membri tendono a migliorare le loro condizioni, soprattutto le loro posizioni sociali. È per questa ragione che quando avviene un cambiamento nella società, come quando un gruppo prende il sopravvento su un altro, succede che alcuni individui ci vedano la possibilità di avanzare nella loro posizione sociale.

Tanto per fare un altro esempio, durante il nazifascismo molti uomini videro in questo drastico cambiamento politico, il passaggio dalla democrazia alla dittatura, l’opportunità di emergere, di diventare qualcuno, come si dice. Molti saltarono opportunisticamente sul carro dei vincitori, senza avere nessuna qualità, figuriamoci il merito. Ora nel gruppo degli scimpanzé di cui parlavamo sopra è successo proprio questo, cioè che alcuni maschi adulti quando videro la possibilità di distinguersi nel loro gruppo di appartenenza non persero tempo a farsi largo, anche con la violenza, addirittura sopprimendo alcuni loro conspecifici che potevano intralciare il loro cammino. Eliminarono la vecchia leadership e presero il comando.

Ebbene, qualcuno potrebbe dire che gli scimpanzé agiscono come gli uomini, soprattutto quando si tratta di prendere il potere. Non proprio, c’è una differenza sostanziale, che consiste nel fatto che gli scimpanzé che fanno le scelte sbagliate -allearsi con degli individui che poi verranno sconfitti- le pagano, eccome se le pagano. Alla fine vengono trattati come dei traditori. Molti di loro vengono soppressi o, nella migliore delle ipotesi, ostracizzati. È quello che è successo negli scimpanzé di cui abbiamo appena parlato. Negli uomini queste cose sono meno frequenti. Diventa molto più facile e sbrigativo cambiare bandiera, passare da una posizione all’altra, senza nessuna vergogna. Per inciso, nel nostro Parlamento, solo dal 2022 al 2024, hanno cambiato casacca ben 52 parlamentari, quasi il 9% di tutti i membri che, tra Camera e Senato, sono 600.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il fallimento della Repubblica Democratica Tedesca (DDR) fu anche dovuto al fatto che molti esponenti politici importanti della nuova DDR che precedentemente avevano aderito al nazismo sono passati dall’altra parte, nascondendo abilmente tutte le loro vecchie credenziali. Sono stati molto abili e intelligenti, ma negli scimpanzé queste architetture mentali ancora non esistono e quando sbagliano pagano davvero. Nelle loro scelte sono molto più accorti degli uomini. Capiscono i rischi che corrono nel momento in cui decidono di fare una cosa piuttosto che un’altra. Comunque, certo è che a loro, cambiare casacca non servirebbe a niente.