Ci sono eventi che lasciano il segno, nel vero senso della parola. Vissuti in prima persona o come spettatori, lacerano l’anima e creano ferite che continuano a sanguinare per anni.

Il trauma psicologico può essere definito come una ferita dell’anima derivante da un evento che supera la capacità di coping, cioè di far fronte all’accaduto, della persona minacciandone l’integrità fisica ed emotiva. Esistono diversi gradi di gravità del trauma e un’ampia gamma di sintomi, dai flashback all’evitamento di luoghi o situazioni analoghe, dagli incubi agli stati d’ansia o panico.

Se non viene elaborato, il ricordo traumatico resta attivo nel cervello che lo ripropone continuamente, l’evento passato portando la persona a mettere in atto risposte disfunzionali e incoerenti con il momento presente. In pratica è come vivere un replay infinito.

Per fortuna non tutti gli eventi stressanti che viviamo sono traumatici in senso profondo, ma che sia solo una scossa leggera o un vero e proprio terremoto, il nostro sistema è attivato alla stessa maniera. Vediamo come. In caso di pericolo, l’amigdala – una struttura a forma di mandorla presente nel cervello – si attiva proprio come un antifurto e inizia a inviare segnali molto veloci a tutto il sistema corpo-cervello. Appena rileva la minaccia, la sua risposta è così veloce da renderci inconsapevoli delle nostre reazioni; in effetti i segnali bypassano la corteccia prefrontale, la parte razionale, per attivare le reazioni automatiche del sistema: attacco/fuga/immobilizzazione (fight/flight/freeze).

L’amigdala comunica con l’ipotalamo che a sua volta manda segnali al tronco encefalico per generare una scarica di ormoni – tra cui l’adrenalina – che serve per farci reagire nel modo migliore possibile al pericolo. L’attivazione è così forte da bloccare la memoria, ecco perché i ricordi traumatici del passato si “incastrano” nel presente: non esiste una collocazione temporale ma solo una memoria corporea che si riattiva in presenza di trigger simili.

In forma meno travolgente, questo è quello che succede quando si vivono situazioni stressanti e non necessariamente traumatiche. Il primo pensiero potrebbe essere quello di voler allontanare lo stress a tutti i costi, così da evitare anche qualsiasi tipo di trauma, ma la brutta notizia è che se cancelliamo lo stress dalla nostra vita, smettiamo di crescere. La buona notizia è che possiamo evolvere anche dopo aver vissuto un trauma.

Lo stress è un insieme di risposte fisiologiche che si attivano in conseguenza ad uno stimolo esterno ed è uno strepitoso strumento di sopravvivenza e crescita. Senza attivazione, ci mancherebbe la motivazione per alzare anche solo un dito; con troppa attivazione ci sentiamo sopraffatti; con la giusta attivazione ci troviamo magicamente nello stato di flow, dove tutto scorre senza intoppi, dove l’attenzione è focalizzata come un laser, dove otteniamo i risultati che desideriamo.

Per raggiungere, conoscere e mantenere questo stato di flusso, è necessario farsela amigdala! Cosa vuol dire? Vuol dire imparare a sentirsi a proprio agio nel disagio, a trovare la tranquillità nel caos, conoscere e gestire lo stress. E ci sono diversi modi per poterlo fare. Quello che preferisco è il condizionamento fisico: allenarsi con l’obiettivo di imparare a conoscere se stessi, il proprio corpo, le proprie capacità e come ci si sente quando si è stressati.

È il momento di giocare il jolly: il cervello non riconosce uno stress reale da quello immaginato. E sì, è il momento dell’esempio del leone che ci vuole mangiare e del capo che ci vuole parlare. Per l’amigdala è la stessa cosa e suona l’allarme! Allo stesso modo, quando sei in palestra – o dove preferisci allenarti – l'attivazione corporea è proprio quella che si vive nella modalità fight/flight/freeze e più impari ad apprezzare il processo, meglio saprai riconoscere i tuoi personali campanelli d’allarme.

Inoltre, la palestra è un posto sicuro, un ambiente controllato dove puoi trovare un’ancora paracadute che ti riporta nel qui ed ora in caso di attivazione fin troppo intensa. Grazie all’esercizio fisico, puoi imparare a calmare la mente quando tutto il sistema è in allerta, rallentare il respiro e ritrovare calma e centratura. Fare questo, nel counseling, è costruire delle esperienze emotive correttive di riferimento a cui puoi guardare quando ti trovi in situazioni di stress, per ricordarti che sai gestire il problema.

E il trauma di cui si è parlato prima? Impossibile condizionarsi al trauma, tuttavia l’ottima notizia è che esiste una crescita post-traumatica (post-traumatic growth, PTG) e non solo il disturbo da stress post-traumatico. La crescita post-traumatica è la trasformazione in positivo di un evento traumatico o, in generale, di condizioni di vita impegnative o pericolose; è lo sviluppo di resilienza e capacità derivanti dall’evento stesso, un vero e proprio livello di funzionamento superiore. È impossibile tornare alle condizioni precedenti l’evento traumatico, tuttavia è possibile farne tesoro per ricostruire le basi della propria esistenza in modo più stabile, profondo e funzionale.

Non si nega il trauma, né si cancella il passato, semplicemente permette di rielaborare quanto successo permettendo alla persona di cambiare i filtri con cui osserva il mondo. Introdotto dagli psicologi Richard Tedeschi e Lawrence Calhoun negli anni '90, il modello della crescita post-traumatica si sviluppa in queste aree:

  • apprezzamento della vita: si sperimenta lo stato di gratitudine per le grandi e le piccole cose e diversi studi confermano quanto essa sia importante per un’elevata qualità della vita;

  • miglioramento delle relazioni interpersonali: intimità psicologica, empatia e sostegno reciproco diventano la base dei rapporti;

  • aumento della forza intrinseca: è il vecchio adagio “se ho superato quello, posso superare tutto il resto”;

  • apertura a nuove possibilità: si esplorano più facilmente settori o campi della vita che prima non venivano presi neanche in considerazione;

  • cambiamento spirituale: si trova o ritrova la fede, si scopre la speranza, si cerca il proprio significato.

Insomma, non tutto il male viene per nuocere! Per quanto possa suonare riduttivo, è realmente così perché ciò che fa la differenza si nasconde in come si reagisce di fronte a ciò che ci accade. La maggior parte della vita succede, si sviluppa e si muove fuori dal nostro controllo e l’amigdala si attiva in modo così perfettamente ancestrale che l’unica strada percorribile è farsela amica.

Allenarsi, fare esperienze fuori dal conosciuto, sbagliare, ci permette di allargare i nostri confini un pezzetto alla volta, quindi crescere, evolvere e prosperare. La paura è un formidabile strumento che ci ha regalato la natura e che ci permette di essere coraggiosi ogni volta che si presenta. Il campanello d’allarme sveglia l’eroe che è in tutti noi e che è chiamato all’avventura più grande che possa vivere: la Vita. Quindi smettiamo di desiderare un’esistenza più soffice per godere invece della crescita che si nasconde dietro alle difficoltà.