In occasione di Exposed Torino Photo Festival, Mazzoleni presenta Dalla scena al reale. Persistenze e metamorfosi del corpo collettivo. Il progetto espositivo mette in relazione opere della modernità italiana con pratiche contemporanee, individuando nella rappresentazione del corpo - individuale e collettivo - un dispositivo di continuità e trasformazione tra pittura e fotografia. L’allestimento si configura come una sequenza di incontri, in cui ogni coppia di opere genera un campo di risonanza visiva e concettuale.

Il primo nucleo accosta Maternità *(1954) di Felice Casorati a *Donna con bambino (1982– 2000) di Oliviero Toscani, instaurando una riflessione sulla relazione primaria madre-figlio. Casorati costruisce una maternità sospesa, ieratica, in cui la figura è elevata a paradigma universale, distante dalla contingenza del reale. Toscani, invece, rompe questa distanza e decostruisce l’iconografia della maternità: il suo scatto introduce una dimensione etica e politica, restituendo alla maternità la sua complessità concreta. In questo confronto, la pittura si rivela come luogo di astrazione e misura, mentre la fotografia agisce come dispositivo di smascheramento, capace di riportare il simbolo alla sua urgenza contemporanea.

Il circo del dipinto di Massimo Campigli Il circo / Le cirque (1940) si presenta come una comunità chiusa, ritualizzata, costruita attraverso una sintassi formale che immobilizza i corpi in una dimensione arcaica e quasi sacrale.

Nella fotografia Kappa futur festival fake wheelchair (2018), Massimo Vitali osserva la folla contemporanea nel suo dispiegarsi caotico e spontaneo: il festival musicale diventa il nuovo circo, uno spazio di aggregazione in cui l’individuo si dissolve nella massa. Il dialogo evidenzia un passaggio cruciale: dalla rappresentazione simbolica e codificata del collettivo alla sua registrazione diretta, dove la fotografia amplia e democratizza lo sguardo, trasformando lo spettatore in parte integrante della scena.

Il terzo dialogo connette Jeux d’anges (1930) di Alberto Savinio con Palermo procession #4 (2018) di Marinella Senatore, realizzata nell’ambito di Manifesta 12. Savinio introduce una dimensione enigmatica e metafisica, in cui il gioco e il travestimento destabilizzano ogni possibile lettura univoca del soggetto. Senatore traduce questa dimensione in chiave partecipativa: la processione diventa un dispositivo performativo reale, in cui il movimento non è più rappresentato ma vissuto collettivamente. La fotografia, in questo caso, non documenta soltanto, ma restituisce la complessità coreografica e sociale dell’evento, attualizzando la dimensione del gioco e del rito già presente, in forma latente, nella pittura di Savinio.

Ne emerge una traiettoria evolutiva che attraversa il Novecento fino al presente: dalla costruzione formale e simbolica dell’immagine alla sua espansione nel reale, dalla staticità della rappresentazione alla dinamica della partecipazione. Pittura e fotografia non si oppongono, ma si rivelano come fasi di un unico processo di ridefinizione dello sguardo, in cui il passato continua a informare il presente, e il presente restituisce nuova leggibilità al passato.