Galleria Continua è lieta di presentare l’esposizione personale di una delle voci più autorevoli del panorama artistico internazionale, Carlos Garaicoa. La mostra, intitolata I giardini di Piranesi e appositamente concepita dall’artista cubano per la sede romana della galleria, presenta una nuova serie di disegni, acquerelli, dipinti e una grande installazione, Contrapeso (Ciudad Plomada). Composta da piccoli pesi metallici ancorati al terreno, che ricordano minuscoli edifici, e da scintillanti contrappesi in ottone di varie forme e simboli che fluttuano sospesi sopra di essi, l’installazione cattura immediatamente lo sguardo dello spettatore grazie alla tensione visiva creata dalle diagonali incrociate e dal gioco armonico delle forme.
Al centro della ricerca di Garaicoa si colloca da sempre la città, intesa come organismo complesso e stratificato, attraversato da tensioni tra memoria, trasformazione e possibilità. L’artista osserva architetture e paesaggi urbani cogliendone le trame profonde, le ferite e i sogni - tanto quelli dismessi quanto quelli ancora realizzabili - per poi rielaborarli attraverso un processo creativo che intreccia passato e futuro. Ne scaturiscono nuove prospettive e linee di fuga, in cui la dimensione collettiva e la moltitudine diventano protagoniste di un incessante divenire.
L’opera di Giovanni Battista Piranesi trova riscontro nella recente pratica di Carlos Garaicoa, culminando in una sintesi particolarmente significativa in questa nuova mostra. Il progetto si configura come un omaggio e un percorso di ricerca condiviso, soprattutto nell’uso del disegno quale strumento di analisi della realtà urbana e nell’idea della rovina come punto di partenza per l’indagine artistica. Come nelle celebri visioni dell’incisore veneziano, anche Garaicoa concepisce la città come un dispositivo critico, un territorio di narrazione dove l’ordine costruttivo si intreccia con la rovina, l’utopia e un’eccedenza simbolica che ne destabilizza continuamente il significato.
Fulcro della mostra è una nuova serie di disegni e dipinti in cui piante carnivore e velenose, volutamente sovradimensionate, crescono fino a eguagliare - o minacciare - la scala degli edifici fatiscenti dell’Avana con cui coesistono. Questa inversione delle gerarchie visive, innesca una lettura simbolica in cui l’elemento organico smette di essere decorativo per assumere una funzione attiva, quasi aggressiva, contrapponendosi allo spazio dell’architettura moderna in declino. In questo contesto, il dialogo con Piranesi si fa più puntuale: l’artista settecentesco non solo immaginava prigioni e città sopraffatte dalla propria monumentalità, ma concepiva anche il giardino come spazio di potere, ordine e rappresentazione, come dimostra il suo intervento presso la Villa Magistrale dei Cavalieri di Malta sul Colle Aventino. Analogamente, nelle opere di Garaicoa la vegetazione invade l’ambiente urbano, trasformandosi in metafora critica della fragilità del progetto moderno e dei conflitti sociali che emergono tra utopia e sopravvivenza.
Questa riflessione trova ulteriore sviluppo nell’installazione Contrapeso (Ciudad Plomada), che estende l’eredità piranesiana proponendo l’immagine di una città sospesa tra equilibrio e minaccia. Qui, la promessa di stabilità e perfezione architettonica rivela il proprio lato oscuro, evocando le visioni di città impossibili e spazi carcerari dell’artista veneziano come potente allegoria delle tensioni politiche, sociali ed esistenziali della contemporaneità.














