L’architettura è sempre stata uno strumento del potere. La mostra esplora la simbiosi feconda e in parte inquietante che esiste tra gli architetti e gli uomini di potere, concentrandosi in particolare sui progetti e sulle visioni di Le Corbusier.
L’architettura e il potere da sempre subiscono un’attrazione reciproca. Gli edifici monumentali rendono visibile il potere e consolidano il senso di appartenenza delle collettività. In cambio, gli architetti grazie ai loro progetti si assicurano grandi incarichi, fama e influenza a lungo termine. Nel corso della storia la simbiosi tra architettura e potere ha prodotto costruzioni imponenti che a tratti possono anche intimidire. Dimensioni monumentali, assi simmetrici e il linguaggio formale dell’antichità sono tipici elementi stilistici degli edifici destinati al potere.
Le Corbusier (1887-1965) si è adoperato tutta la vita al fine di ottenere grandi incarichi. Proprio nel periodo tra le due guerre, propone progetti la cui architettura mira a un nuovo ordinamento sociale e - alla ricerca di potenziali committenti - pecca ripetutamente per la mancanza di distanza critica dal fascismo. Le sue visioni urbanistiche e i suoi grandi progetti sono affascinanti e inquietanti allo stesso tempo. Le Corbusier si fa così l'erede di una tradizione architettonica controversa che giunge fino ai giorni nostri.
















