Un articolo pubblicato sulla rivista Frontiers in physiology riporta i risultati di una valutazione degli effetti della microgravità su alcune specie di insetti. Un team di ricercatori ha esaminato le possibilità di allevare insetti nello spazio allo scopo di utilizzarli come cibo. Nel corso dei decenni, moscerini della frutta e varie altre specie di insetti sono stati al centro di esperimenti di vario tipo che sono andati da brevi voli in orbita all'allevamento nello spazio con risultati spesso positivi, mentre alcune specie sembrano avere problemi di adattamento. Nel complesso, la comprensione degli effetti della microgravità sugli insetti è ancora limitata e ciò si riflette anche sulla possibilità di usarli come fonte di cibo per gli astronauti.

In molte aree del mondo esistono pregiudizi culturali riguardo al nutrirsi di insetti ma sono potenziali fonti di cibo che consumano poca acqua e ossigeno mentre sono ricchi di proteine, acidi grassi essenziali, ferro, zinco e vitamine del complesso B. Si tratta di caratteristiche che li rendono ottimi dal punto di vista nutrizionale, per molti versi più di carne, pesce e legumi. Per gli stessi motivi, possono essere molto sostenibili come fonte di cibo.

La FAO ci dice che gli esseri umani mangiano oltre 2.000 specie di insetti. Si tratta di un tipo di cibo che è normale per una buona parte dell'umanità ma è stato trascurato per quanto riguarda gli astronauti perché in genere appartengono a popoli che hanno remore culturali da questo punto di vista. Per andare oltre i pregiudizi, l'ESA (European Space Agency) ha supportato questo nuovo studio finalizzato a valutare la possibilità di allevare insetti nello spazio per poterli utilizzare come cibo per l'equipaggio di una stazione spaziale, durante possibili missioni nello spazio profondo e, in un futuro ancor più lontano, per gli abitanti di basi e colonie fuori dalla Terra.

Gli esperimenti legati alla crescita di insetti nello spazio sono tutt'altro che nuovi. Per molti anni, lo scopo è stato verificare gli effetti della microgravità e dei livelli di radiazioni esistenti in orbita. Il rapido ciclo vitale di molte specie di insetti le ha rese utili per condurre esperimenti biologici.

La specie studiata da più tempo è il moscerino della frutta, conosciuto anche come drosofila (Drosophila melanogaster). I primi test di sopravvivenza in orbita di moscerini della frutta risalgono addirittura al 1947 e da allora sono stati condotti molti studi delle varie fasi del loro ciclo vitale. Alcuni studi hanno anche mostrato i possibili problemi a cui possono andare incontro questi insetti in certe condizioni e si tratta di risultati utili per capire come mantenerli in salute in microgravità e durante un viaggio nello spazio.

Altri studi sono stati condotti sul grillo domestico (Acheta domesticus), sul cosiddetto verme della farina, conosciuto anche come tarma della farina o tenebrione mugnaio (Tenebrio molitor). Si tratta di due specie che hanno ricevuto l'approvazione per la vendita e il consumo da parte dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), l'agenzia dell'Unione europea che fornisce consulenza scientifica e una comunicazione in materia di possibili rischi legati alla catena alimentare. Questo provvedimento non è stato ben accolto da tutti, per la gioia di chi ha creato finte immagini di insetti ma anche di ragni in vendita tra gli alimentari di qualche presunto supermercato.

Il supporto dell'ESA a questo studio non è la prima iniziativa legata al potenziale degli insetti come fonte di cibo. Nel 2022, l'astronauta Samantha Cristoforetti portò sulla Stazione Spaziale Internazionale una barretta di cereali prodotti usando farina di grilli. In questo caso, si trattò di un prodotto che è già decisamente sofisticato rispetto al mangiare direttamente qualche insetto. Sempre pensando al punto di vista culturale e alle remore degli europei, una farina di grilli, che in certi paesi viene usata comunemente per produrre anche pane, pasta e cracker, può rappresentare un passo iniziale nell'adozione di questo tipo di fonte di cibo.

Esemplari di ape europea o ape occidentale (Apis mellifera) sono stati sottoposti a brevi esperimenti e sembrano tra le specie che hanno maggiore difficoltà ad adattarsi a situazioni di microgravità. Questo è un caso in cui un insetto potrebbe costituire una fonte indiretta di cibo, nel senso che produce miele.

Bombi della specie Bombus ignites, falene della specie Anticarsia gemmatalis, mosche della specie Musca domestica, formiche della specie Tetramorium caespitum, l'insetto stecco (Carausius morosus) e ditteri della specie Polypedilum vanderplanki sono altri insetti al centro di diversi esperimenti condotti nel corso dei decenni.

Solo alcune specie sono state studiate anche come potenziale fonte di cibo. In molti casi, si tratta di studi che avevano lo scopo di valutare gli effetti di microgravità e radiazioni su di essi per raccogliere dati biologici. Grilli domestici e vermi della farina sono le specie che hanno attirato un interesse più specifico che ha portato a mettere assieme i dati raccolti in decenni per cercare di ottenere una valutazione degli effetti della microgravità su di essi.

Il compendio prodotto in questo studio mostra che la nostra comprensione delle possibilità di allevare insetti nello spazio è ancora incompleta. Per questo motivo, l'ESA sta preparando nuovi esperimenti per studiare tutte le fasi dei cicli vitali di alcune specie. Gli astronauti hanno un approccio molto pratico a tutte le attività che compiono nello spazio e ciò riguarda anche le fonti di cibo. Per questo motivo, anche quando appartengono a popoli che generalmente schifano l'idea di mangiare insetti, sono tra le persone più aperte a questo tipo di novità.

Nonostante le fake news che alcuni creduloni hanno "ingoiato" al posto degli insetti, nessuno vuole obbligarci a mangiare insetti o aracnidi. È però innegabile che siamo in minoranza nel mondo e la loro adozione come fonte di cibo da parte degli astronauti potrebbe contribuire a cambiare le cose, anche se ci vorrà molto tempo.