Nata in Cina e considerata quasi magica per la sua traslucenza e la sua resistenza, la porcellana approdò in Europa nel Seicento, dove divenne presto un oggetto di desiderio per le corti reali. Ogni regno volle creare la propria manifattura, trasformando quelle superfici lucenti in strumenti di rappresentanza politica e di raffinato gusto estetico. Sulle tavole dei sovrani, un servizio da tè valeva quanto un gioiello: raccontava appartenenza, eleganza e una precisa visione del mondo. Con il tempo, la porcellana lasciò i palazzi per entrare nelle case borghesi, senza perdere il suo linguaggio simbolico. Da oggetto cerimoniale divenne parte della vita quotidiana, conservando intatta la promessa di una bellezza fragile e sofisticata.
Fu proprio in questo passaggio, tra palazzo e quotidianità, che la porcellana contribuì a trasformare anche l’idea dell’ora del tè. Importato in Europa grazie alle rotte commerciali con l’Oriente, il tè divenne presto una bevanda associata alla ritualità sociale. In Inghilterra, in particolare, si trasformò in un vero e proprio cerimoniale codificato — un momento che non parlava solo di gusto, ma di ordine, misura, educazione. La porcellana, con la sua delicatezza quasi eterea, divenne il contenitore perfetto per questo rito. Le tazze leggere e finemente decorate non erano semplici recipienti: erano parte integrante dell’esperienza, amplificavano la sensazione di cura, di tempo sospeso.
Nel Settecento, molte dame dell’aristocrazia iniziarono a organizzare tea party come occasioni di incontro e diplomazia informale, veri salotti in miniatura dove mode, idee e alleanze prendevano forma tra un biscotto e un sorso di Darjeeling.
Anche nella nascente borghesia vittoriana, la porcellana cominciò a rappresentare una sorta di codice sociale: scegliere un determinato servizio significava dichiarare un’appartenenza, un gusto, un modo di essere. Colori, forme, motivi floreali o orientali comunicavano tanto quanto una frase ben scelta. La porcellana diventò così un linguaggio silenzioso, capace di raccontare più di quanto sembrasse.
Per molti, la porcellana evoca solo le cucine delle nonne o le vetrinette di famiglia, ma oggi è tutt’altro che un reperto del passato. Nell’estetica contemporanea, ogni tazza e ogni piatto diventano veri e propri oggetti di stile. Da collezionista di porcellane, mi diverto sempre a scovare le tazze più belle nei film e nelle serie tv.
È più semplice farlo nei period drama come Bridgerton o Downton Abbey, ma diventa ancora più affascinante quando la porcellana appare in produzioni contemporanee, dove il contrasto tra modernità e tradizione ne amplifica il fascino. In un mondo dominato da materiali industriali e minimalismo, la porcellana rappresenta un piccolo atto di resistenza estetica: un richiamo alla cura, al gesto lento e alla memoria.
Come ho già accennato, le serie di Shonda Rhimes sono sempre ricche di dettagli eleganti e non sorprende che alcune meraviglie firmate Royal Albert facciano la loro comparsa: come la delicata Lady Carlyle in Queen Charlotte, o Lady Violet che sorseggia con grazia il suo tè da una tazza Coalport Revelry.
Qualunque sia la scena, le collezioni Royal Albert sono un elemento imprescindibile su ogni set. Nata nel cuore dello Staffordshire nel 1896, Royal Albert divenne rapidamente famosa per la sua manifattura e per i raffinati motivi floreali, incarnazione dell’eleganza e del fascino della tradizionale cultura inglese del tè. Nel corso dei decenni, la maison ha creato alcuni dei design più iconici e duraturi, amati da collezionisti e appassionati di tè in tutto il mondo.
Il suo set più iconico, Old Country Roses, è sicuramente il più popolare. Pur non essendo tra i miei preferiti, devo ammettere che cattura sempre l’attenzione. Questo servizio intramontabile ha fatto apparizioni memorabili sullo schermo: in Friends (stagione 10, episodio 11) durante il tea party di addio al nubilato di Phoebe organizzato da Monica; in Le Terrificanti Avventure di Sabrina, dove dona alle scene un fascino nostalgico; e più di recente su Vogue UK, dove Kylie Jenner lo ha scelto per una mise en place che conferma il suo fascino senza tempo nella cultura contemporanea.
Un altro classico imprescindibile nel mondo del cinema e della televisione è il Mandalay Blue di Masons, una collezione profonda e sofisticata che sogno di aggiungere alla mia tavola. Fondata nel 1800, Masons contribuì a definire l’eccellenza della porcellana inglese, unendo artigianalità e motivi d’ispirazione orientale che hanno conquistato collezionisti in tutto il mondo. Non sorprende che il fascino senza tempo di Masons si trovi in produzioni come The Crown e Downton Abbey.
Devo ammettere che la mia passione per Masons ha ricevuto una spinta in più dopo aver visto Theo James in The Gentleman. Ciò che colpisce di questo set è come la porcellana inglese attraversi silenziosamente il suo linguaggio visivo. Dalle sontuose sale da pranzo ai cottage più modesti, è ovunque: un simbolo discreto di gusto e tradizione. Persino Vinnie Jones, che sorseggia tranquillamente il tè da una tazza Furnivals Quails, ci ricorda che questa quieta eleganza non appartiene solo all’aristocrazia.
Sono passati secoli, eppure la porcellana continua a svelare una gerarchia del gusto. Anche nelle serie contemporanee, il rito del tè resta un segno di status: un dettaglio discreto, ma capace di catturare l’attenzione. L’ora del tè diventa così un segnale culturale, una dichiarazione silenziosa di stile, buon gusto e, perché no, di un pizzico di lusso. Il semplice gesto di versare il tè si trasforma in un piccolo rito di raffinatezza, un atto che parla di cura e attenzione ai dettagli. Sullo schermo, come nella vita reale, quel momento si eleva subito: sobrio, discreto, eppure indiscutibilmente elegante.
Per me, ogni tazza racconta una storia: di artigianato, di cinema, di attimi sospesi nel tempo. La porcellana può essere fragile, eppure il suo fascino resta eterno. Finché, da qualche parte nel mondo, verrà versata una tazza di tè, quella sua quieta eleganza continuerà a vivere, immutata — un filo sottile che unisce passato e presente, tradizione e modernità, nella forma perfetta di una tazza di porcellana.















