Il concetto di Yugen, intrinsecamente legato alla cultura giapponese, rappresenta un'estetica del mistero che trascende la mera bellezza. Si configura come un'attrazione verso l'invisibile, un'immersione nel vago e nell'indefinito, un'emozione profonda che scaturisce dalla contemplazione di ciò che eccede la piena comprensione. Di fronte all'immensità dell'universo e al mistero dell'esistenza, lo Yugen evoca un brivido reverenziale, un senso di timore e fascino che connette l'individuo alla profondità del proprio essere.

L'essenza dello Yugen si radica nella bellezza del non detto, nell'allusione e nel suggerimento. Come un'ombra che danza nella luce crepuscolare, lo Yugen si manifesta attraverso ciò che non è presente, evocando un mondo di emozioni e sensazioni che sfuggono alle parole. La sua natura effimera lo rende inafferrabile, eppure proprio questa inafferrabilità ne costituisce la forza evocativa.

Il fruscio del vento tra i pini
penetra nel tempio vuoto:
la voce del Buddha?

(Matsuo Bashō)

Nella pittura monocromatica sumi-e, l'essenza dello Yugen trova una forma espressiva particolarmente evocativa. Le pennellate delicate e i paesaggi sfumati creano un'atmosfera di quiete e contemplazione, un invito a immergersi nel mistero e nell'indefinito. La bellezza non si esaurisce nella rappresentazione realistica del mondo, ma si esplica nell'evocazione di ciò che non è visibile, di ciò che si cela tra le linee e le sfumature.

La cerimonia del tè, che celebra la bellezza del non detto e la perfezione dell'imperfezione, rappresenta un'esemplificazione paradigmatica dello Yugen. I gesti lenti e precisi, l'attenzione al dettaglio e la quiete dell'ambiente creano un'atmosfera di contemplazione che lascia cogliere l'essenza di questo concetto. Il giardino zen, con la sua disposizione asimmetrica delle pietre, la ghiaia rastrellata che evoca le onde del mare e la presenza di alberi e muschio, crea un microcosmo di natura che racchiude l'essenza del mistero e dell'impermanenza.

Anche nella poesia giapponese, haiku e waka in particolare, lo Yugen si manifesta con immagini evocative e suggestive. La solitudine di un ciliegio in fiore contro il cielo autunnale, il fruscio del vento tra le foglie di bambù, il bagliore della luna sull'acqua increspata… Il poeta non descrive esplicitamente le sue emozioni, si limita a suggerirle. Il silenzio diventa un elemento fondamentale, una tela bianca su cui dipingere la propria immaginazione e le proprie emozioni.

Un sentiero solitario
tra le erbacce autunnali:
dove va il viandante?

(Saigyo)

Il concetto di Yugen trova risonanza in diverse culture e tradizioni. L’idea del Sublime nella filosofia occidentale, ad esempio, condivide profonde affinità con lo Yugen. Entrambi travalicano la comprensione razionale, immergendo l'individuo in un'esperienza che va oltre la sfera del raziocinio, aprendolo a dimensioni di mistero e di ineffabilità. Tuttavia, il sublime occidentale tende ad essere associato a un senso di terrore e di timore reverenziale di fronte alla potenza della natura (per Kant, ad esempio, il sublime è ciò che è "incommensurabile" rispetto alla capacità di immaginazione umana, e per questo provoca un senso di "piacere negativo"), mentre lo Yugen si concentra maggiormente sulla bellezza e sulla delicatezza del mistero, ridimensionando la centralità dell'uomo e connettendolo a una forza superiore.

La Mistica offre un'altra interessante prospettiva di confronto con lo Yugen. In molte tradizioni mistiche, l'esperienza del divino è spesso descritta come ineffabile e misteriosa. L'unione con l'Assoluto trascende le parole e il linguaggio, lasciando spazio a un senso di profonda beatitudine e di pace interiore, come nella dimensione ascetica del sufismo.

Com’è lieve e rassicurante l’abbraccio del senso di universalità in questo tipo di esperienza. In culture diverse e in epoche differenti, l'uomo ha trovato il modo di esprimere il fascino per il mistero e l'incommensurabile, aprendosi a dimensioni di conoscenza e di spiritualità che trascendono il contingente.

Il mistero è la cosa più bella che possiamo sperimentare. È la fonte di ogni vera arte e scienza.

(Albert Einstein)