La galleria Tiziana Di Caro presenta Chimera, terza mostra personale di Stanislao Di Giugno negli spazi di Piazzetta Nilo 7 a Napoli.
La mostra esplora un corpus di opere realizzato da Di Giugno nel 2026: una serie di dipinti di varie dimensioni che sono in continuità con la produzione precedente, e un ciclo di sculture in bronzo che costituiscono, invece, una novità nell'ambito della sua pratica.
In senso figurato, chimera indica un'idea, un desiderio o un progetto illusorio, molto difficile da realizzare.
L'uso figurato deriva dalla chimera, un mostro fantastico composto da parti di animali diversi, simbolo di qualcosa di immaginario e non reale.
Di primo impatto, molti penseranno a "illusione" o "sogno impossibile”. La mostra, però, della chimera vuole mettere in risalto l'essere composto da elementi eterogenei: linguaggi pittorici diversi che, anziché respingersi, trovano un equilibrio. La chimera non è qui il simbolo dell'irrealizzabile, ma della coesistenza. Frammenti di linguaggi pittorici differenti si incontrano, si scontrano e infine trovano una forma comune, dando vita a organismi visivi coerenti.
Un lavoro astratto costruito sull'incontro di elementi stilisticamente differenti.
Ci saranno anche sculture in bronzo realizzate unendo piccole parti di automobili diverse, ritrovate per caso e raccolte. Ad esempio due specchietti di macchine diverse uniti insieme.
In questo caso le sculture chimera rendono il concetto quasi letterale: sono organismi costruiti dall'unione di parti provenienti da "corpi" diversi. Non è un collage casuale, ma la nascita di una nuova identità.
C'è un filo conduttore molto forte tra i due mezzi, quadri e sculture. Entrambi parlano di ibridazione, trasformazione e coesistenza.
Il fatto che le parti siano di automobili aggiunge un ulteriore livello di lettura. Lo spettatore riconosce singoli elementi, ma la loro funzione è scomparsa: diventano forme autonome.
È un procedimento vicino agli assemblage che ho realizzato negli anni passati, ma la fusione in bronzo rende l'oggetto definitivo, le parti non appartengono più alle categorie originarie ma è come se questa nuova creatura fosse sempre esistita.
La chimera è una forma nata dall'incontro di elementi eterogenei. Non è la somma delle parti, ma un organismo nuovo, la cui identità emerge proprio dalla convivenza delle differenze.
Ogni opera è un equilibrio tra riconoscibilità e trasformazione, memoria e invenzione.
La mostra esplora il momento in cui ciò che apparteneva a sistemi differenti smette di essere frammento e diventa presenza unitaria. La chimera non è qui il simbolo dell'impossibile, ma la prova che elementi apparentemente incompatibili possono generare una nuova coerenza.
(Testo di Stanislao Di Giugno)







![Stéphanie Saadé, Our love is my studio [Il nostro amore è il mio studio], veduta della mostra. Per gentile concessione della Galleria Tiziana Di Caro](/attachments/680eb778b6b0f036febb2f12c34408c1fd4e86c6/store/fill/330/330/ba5d775bce0999d1cea3fcea549d9e8754e9f2361187980dac3508e60a70/Stephanie-Saade-Our-love-is-my-studio-Il-nostro-amore-e-il-mio-studio-veduta-della-mostra-Per.jpg)








