Tra l’8 e l’11 ottobre, Lisbona ha ospitato ModaLisboa Priority, presented by OMODA & JAECOO, la 67ª edizione della fashion week portoghese. Gli eventi si sono distribuiti tra il Pátio da Galé, nel cuore della città, il MUDE – Museu do Design, il Museu do Tesouro Real, Moldo Studios e la Sociedade Nacional de Belas Artes, affiancati da un calendario di talk ed esibizioni artistiche che hanno coinvolto diversi spazi urbani.
Con questa edizione, Lisbona riafferma il proprio impegno verso un sistema moda più consapevole, in cui sostenibilità e creatività diventano priorità complementari. È proprio Priority la parola che attraversa l’intera manifestazione: un invito a ripensare le priorità dell’industria, dalla longevità dei prodotti ai metodi di produzione, fino all’ecosistema che sostiene la creazione e la distribuzione della moda.
Innovazione, passione e dedizione si incontrano in una ricerca di nuove forme di modernità, mentre libertà espressiva e sperimentazione creativa prendono forma in passerella.
Ecco alcuni dei designer che hanno contribuito a delineare il panorama creativo portoghese di questa edizione.
BEHEN - Desta Água Não Beberei
Per la collezione Primavera/Estate 2027, BEHEN esplora l’immaginario popolare di Nazaré e la cultura balneare che si sviluppò in Portogallo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. La città era allora sia un centro legato alla pesca sia una destinazione stagionale per le vacanze estive e gli incontri sociali.
Silhouette che richiamano l’abbigliamento da ufficio e la sartoria, tessuti classici da camiceria e forme raffinate si incontrano con tecniche tradizionali, riferimenti folkloristici e materiali legati al lavoro quotidiano. La selezione materica comprende cotone e lana al 100%, oltre a tessuti vintage e riciclati.
Il risultato è un dialogo tra memoria e contemporaneità, in cui il patrimonio culturale portoghese diventa materia per una nuova narrazione estetica. La tradizione non viene semplicemente riprodotta, ma reinterpretata attraverso un linguaggio che mette in relazione identità locale, ricerca tessile e sensibilità contemporanea.
Arndes - Irreal Social
Trasparenze, fluidità e tessuti dalle superfici lisce definiscono la proposta della designer. I materiali accompagnano il movimento del corpo, mentre gli occhiali dalle linee contemporanee completano i look, contribuendo a un’estetica che gioca con i codici della modernità.
Alla base della collezione si trova una riflessione sulla società contemporanea, interpretata come un palcoscenico sul quale ogni individuo costruisce la propria immagine attraverso codici visivi, tendenze, simboli di status e comportamenti che promettono appartenenza.
L’ideale smette così di essere una dimensione interiore per trasformarsi in un’immagine artefatta: un immaginario collettivo costruito e venduto come realtà. La collezione mette in discussione il confine tra ciò che siamo e ciò che scegliamo di mostrare, interrogando il ruolo dell’apparenza nella costruzione dell’identità individuale e sociale.
MESTRE - Sonhos de Menino
Magliette a righe, abiti ampi, scarpe da ginnastica consumate, pantaloncini corti e colori vivaci riportano in scena l’universo dell’infanzia, sospeso tra gioco e scoperta. Con Sonhos de Menino, MESTRE esplora il modo in cui la memoria trasforma il passato in un’immagine idealizzata, sospesa tra ricordo e sogno.
Al centro della collezione c’è la figura della nonna, custode di un mondo fatto di gesti quotidiani, affetti e protezione. Il suo abbigliamento scuro e segnato dal tempo si contrappone ai colori e alla spontaneità del bambino: due universi apparentemente opposti, che si completano attraverso il legame tra chi si prende cura e chi sogna.
Attraverso la decostruzione, i volumi e la ricerca sui materiali, il designer rielabora questi ricordi in un linguaggio contemporaneo. La collezione è dedicata alla nonna, come tentativo di preservare ciò che resta: è tra le mura della sua casa che hanno preso forma molti dei sogni d’infanzia del designer.
KOLOVRAT - Lugar Comum
Con Lugar comun, KOLOVRAT esplora il valore del lavoro manuale attraverso texture intricate e tecniche artigianali che rimandano a un modo di creare più lento e consapevole.
Chiffon fluidi e trasparenti drappeggiano e avvolgono il corpo, mentre jacquard strutturati introducono profondità e ricchezza materica. Frange, strisce grezze e dettagli intrecciati trasformano gli abiti in artefatti dalla presenza quasi organica, come oggetti attraversati dal tempo, lacerati, ricostruiti e infine rinati.
Gli ornamenti non si limitano a una funzione decorativa: diventano simboli, tracce di storie personali e collettive, segni di identità e cura. Anche le acconciature, complesse e riccamente ornamentali, partecipano alla costruzione visiva dei look, assumendo il ruolo di veri e propri accessori.
In questa proposta, la manualità diventa un linguaggio espressivo. Ogni dettaglio contribuisce a una narrazione in cui materia, corpo e ornamento si fondono, restituendo valore al tempo e alla complessità del processo creativo.
Valentim Quaresma - DISTOPIA
E se il futuro non fosse una meta verso cui ci dirigiamo, ma il riflesso di ciò che stiamo costruendo oggi?
La domanda introduce DISTOPIA, la proposta di Valentim Quaresma, che immagina un futuro in cui l’identità individuale si confronta con le contraddizioni del presente.
Gli accessori metallici conquistano la passerella con forme inusuali e fortemente identitarie, diventando elementi centrali dello styling. Più che semplici complementi, assumono la presenza di opere d’arte contemporanee, capaci di ridefinire le silhouette e catturare lo sguardo.
Volumi ornamentali, intrecci e sovrapposizioni tessili costruiscono un immaginario futuristico, nel quale abiti e accessori concorrono alla creazione di una narrazione visiva. La ricerca formale si intreccia con una riflessione sulla difficoltà di definire chi siamo in una società attraversata da trasformazioni e contraddizioni. Vestirsi può allora diventare un atto di resistenza. In uno scenario distopico, preservare la propria individualità significa difendere la libertà di espressione e la possibilità di sottrarsi a modelli imposti. È proprio in questa tensione tra estetica e significato che la collezione trova la propria forza: l’abito non è soltanto una forma da indossare, ma uno strumento attraverso cui affermare la propria presenza nel mondo.
Priorità come scelta
Le collezioni presentate dai designer raccontano modi diversi di interrogare il presente: recuperare un immaginario culturale, riflettere sulla costruzione dell’identità, preservare una memoria personale o immaginare scenari futuri. Percorsi distinti, accomunati dalla volontà di attribuire alla moda un significato che vada oltre l’abito.
È forse qui che il tema Priority trova la sua espressione più interessante: nella possibilità di scegliere cosa portare con sé e cosa lasciare evolvere. Che si tratti di tecniche artigianali, ricordi d’infanzia o codici estetici da mettere in discussione, ogni collezione stabilisce un rapporto diverso con ciò che eredita e con ciò che intende trasformare.
Lisbona ci ricorda che un sistema che guarda costantemente alla prossima novità, la domanda non è soltanto cosa verrà dopo, ma che cosa merita di durare.















