Pitti Uomo è la fiera come uno si immagina debba essere una fiera.

Mi assicura chi si occupa del commerciale della camiceria Fiore e delle giacche Fugato.

Questa fiera di Firenze è la migliore d’Italia.

Mi dice il giovane manager tedesco allo showroom DryKorn, un buffo nome cui sono intitolati 2000 negozi nel mondo.

Presenze in Fiera nei quattro giorni

L’edizione 110 di Pitti Immagine Uomo (16-19 giugno 2026), come di consueto svoltasi dentro e fuori la Fortezza da Basso di Firenze, si è chiusa con una presenza complessiva intorno ai 14 mila visitatori, di cui 11 mila buyer. Dall’estero, da più di 90 paesi, sono arrivati 5.200 operatori della distribuzione e del retail di alto livello. Ai primi posti della provenienza: Germania, Regno Unito, Spagna, Stati Uniti.

La giornata finale dei 4 giorni è stata calma. Dedicata soprattutto agli allievi delle scuole di moda. Il primo e secondo giorno, una folla oceanica, anche se quelli del primo giorno erano in maggioranza visitatori curiosi e il business è arrivato al secondo giorno. Il terzo giorno, preferito dai compratori italiani, è stato deludente per gli espositori a causa delle poche presenze.

Teatro Unicredit

Il Teatro Unicredit, che prende il nome dalla banca partner di Pitti Immagine dal 2020, durante le fiere di Pitti Immagine è sede di confronti atti a sostenere l’eccellenza del Made in Italy.

Si è svolta un'affollatissima messa a punto dello stato dell’arte di produzione e vendita di capi di abbigliamento Made in Italy. Il confronto fra Federazione Moda Italia, i produttori e Confcommercio, nella persona del presidente, come rappresentante dei negozi, spiega in parte il momento storico problematico del settore moda in Italia.

Il principale problema in Italia è che gli esercenti considerano il Made in Italy troppo caro da acquistare. Il Presidente di Confcommercio li incita ad avere coraggio. Forse meglio sarebbe far riflettere che i commercianti possono fare cultura dell’abito con le loro spiegazioni. Un abito fatto bene con buoni materiali dura a lungo e non passa di moda. Spendere inizialmente fa risparmiare nel lungo periodo. Forse gli stranieri, a parità di censo degli italiani, sono più capaci di apprezzare il fatto bene che dura. Sicuramente il Made in Italy è più apprezzato nel mondo che in Italia.

Il messaggio, in sintesi, è di non cercare il low cost per incentivare le vendite. Vendere prodotti di qualità spiegandone la sostenibilità e la resilienza. Ci vogliono iniziale coraggio e molta pazienza ‒ conclude il presidente di Confcommercio ‒ ma sono certi buoni risultati.

Altri interessanti argomenti trattati al Teatro sono stati: Emilio Pucci , il grande artista della moda. Oggetto di un libro di Idanna Pucci e Terence Ward è il primo strumento di intelligence globale dedicato alla mappatura della sostenibilità nella moda. L’hanno presentato Marco Ricchetti e Maurizio Ribotti.

Messaggi per Primavera Estate 2027

Domina il comfort, capispalla destrutturati, tailoring leggero, pantaloni dalle linee morbide. Ottimo esponente di questo design, Manuel Ritz. Resiste l’extra large per i più giovani. Il colore preferito: il beige. Per Brunello Cucinelli, in una parte della collezione, il beige diventa marrone chiaro. Tessuti naturali preferiti in molte collezioni.

Anche molte case produttrici di calzature hanno abbracciato l’idea di comfort. Il brand Ecco è rimasto fedele ad esso per 60 anni, avendone tenuto conto fin dall’inizio della produzione.

Nuove tecniche e proposte di interesse estetico

740 collezioni in scena alla Fortezza da Basso. Da questi numeri si capisce l’importanza di questa fiera, e insieme l’impossibilità di descrivere un unico trend da aspettarsi nella primavera-estate 2027. Ci si può limitare a descrivere nuove tecniche e qualche proposta di grande interesse estetico.

Chi unisce le due, nuova tecnologia ed estetica, è il sudcoreano Jiyong Kim, special guest. Ha presentato 34 cappotti di uguale modello, posti al sole ciascuno per tempi sempre più lunghi, per indagare l’effetto del sun bleaching. La durata complessiva del progetto è stata di tre mesi. Nei cappotti, con l’aumento dei tempi di esposizione, si osserva lo sbiancamento progressivo del colore e insieme la sempre maggior definizione dei disegni

Con un design fresco e intelligente, il brand danese Sunflower, special project, ha presentato, in una sfilata evento, un menswear di nuova estetica, costruito attorno a denim, capi sartoriali, pelle, pelletteria, maglieria e indumenti pensati per la quotidianità.

Di nuova estetica si può parlare anche per la guest designer irlandese Simone Rocha, alla sua prima sfilata tutta al maschile. Molte camicie sono decorate di pizzi, alcuni capi richiamano le camisette femminili mini e i grembiuli. La designer afferma di portare avanti, con questo stile romantico, la lotta al machismo.

Dalle interviste con gli espositori qualche ultim’ora

Consinee, azienda cinese tra i leader nel settore del cashmere e dei filati di lusso, rinnova la collaborazione con Sara Sozzani Maino e Galib Gassanoff presentando il secondo capitolo del dialogo creativo ‘Suspended Grounds’. Si tratta dell’esposizione di abiti extra extra large,importabili ma altamente simbolici, realizzati nei materiali preziosi che produce. Essi danno al visitatore la possibilità di sentire al tatto la preziosità dei tessuti. L’espositore mi dice che porta questa creazione anche a Pitti Filati.

Cravatte

Durante questa edizione, la cravatta ha vissuto un grande ritorno da protagonista. L'accessorio è stato sdoganato non solo per completi tradizionali, ma anche in abbinamenti street style contemporanei. L'uomo con la cravatta è tornato ad affascinare buyer e visitatori. La manifestazione ha dato spazio anche a produttori storici di cravatte, che reinventano l'accessorio, ad esempio, in maglia di seta.

Cappelli

All’ingresso del Cavaniglia ci accoglie uno show funambolico di cappelli con visiera. Goorin è il marchio, un brand americano di abbigliamento sportivo dal 1895. Da molti anni fanno per la clientela quello che solo recentemente è divenuto un must: personalizzano gli indumenti. Qui vediamo esposti solo i loro cappelli con visiera. Ce n’è abbastanza, fra ricami e strass, per godersi uno show a parte.

Si definiscono con queste parole: “Progettiamo sapientemente cappelli e berretti per celebrare l'individualità che milioni di persone in tutto il mondo, eccezionali nei loro campi, indossano come parte della loro personale espressione.” Animali di tutti i tipi ricamati in un quadrato frontale, centrato sulla visiera. Alcuni uccelli dalle grandi ali esorbitano dal quadrato, dando al ricamo una vitalità inaspettata. Degna della sezione Dynamic attitude in cui il brand si trova.

Nel campo del vero Made in Italy spicca Doria 1905, che produce un restyling del cappello classico realizzato con humour e rigore, ispirato da una creatività raffinata e lineare. Vi troviamo la tradizione sartoriale del “fatto a mano”, mantenendo inalterate lavorazioni tramandate di generazione in generazione, seppur innovate da una tecnica avanzata. Coppole, trilby, cloche, berretti, caps, drop e fedora sono eseguiti con grande attenzione alla qualità dei materiali e alle finiture. Ciò che più li discosta dalla tradizione è la possibilità di ottenerli in bellissimi colori inusuali.

Fuori Fortezza

‘Pathos Formula’ è il progetto espositivo e installativo dell’Ied all’ex Teatro dell’Oriuolo. Curato da Francesca Gavin, Editor-in-Chief di EPOCH Review e Direttrice delle Arti Visive di Murmur, riunisce in mostrai lavori di studenti e studentesse Ied provenienti da diversi ambiti progettuali – fashion design, styling, fotografia, graphic design, video, sound e interior design. Il progetto prende ispirazione dal concetto di Pathosformel elaborato da Aby Warburg. Come sottolinea Francesca Gavin:

Pathos Formulas è un progetto espositivo profondamente contemporaneo e radicato nella moda. La mostra evidenzia che l’immaginazione contemporanea, le forme, le composizioni, i disegni e le idee che l’Umanità ha creato nel tempo risuonano fra il presente e la storia passata, in un dialogo che mette in luce un continuum, per cui le pratiche creative di oggi come foto, scatti di moda, film e post sui social media possono inserirsi in una conversazione che attraversa le epoche.

Kei Ninomiya di Dover Street Market ha presentato lo show Our Punk nel Complesso di Sant’Orsola, un ex monastero fiorentino. In passerella le acconciature floreali firmate da Pablo Kümin: un immaginario punk in cui la ribellione diventa linguaggio creativo, un contrasto tra estetica punk e delicatezza. Numerose le collaborazioni, tra cui quella con Jamie Reid, autore della celebre identità visiva dei Sex Pistols.