
È difficile fare una breve descrizione personale su noi stessi in un testo poco personale e poco vivibile. Per questo cercherò di trasmettere chi sono al meglio che posso. Anche se, come ho detto, non è semplice. Potrei scrivere in qualche riga come su LinkedIn, elencando i lavori che ho fatto e cosa mi definisce, ma in realtà cercherò di trasmettere chi sono scrivendo; il resto potrete guardarlo direttamente nei link dedicati a sinistra.
Sono Micol, classe 1994, italiana e metà brasiliana, amante di letture psicologiche e riflessive. Mi piace finire di leggere e pensare che posso aggiungere del mio su ciò che leggo, lasciando che la mente viaggi nell’incredibile mondo che è la nostra testa. Credo che la filosofia dei “perché” sia il mio mantra di vita: ho bisogno di capire per poter riflettere e dare un senso personale alle cose. La scrittura è semplicemente la risposta. Credo che un buon testo ti faccia riflettere, e questo è ciò che penso mi caratterizzi.
Ho vissuto in Brasile, USA, Italia, Portogallo e attualmente in Spagna. Conoscere altri luoghi e culture è fondamentale per comprendere diversi punti di vista. Come dico sempre, devi farti le domande giuste per avere le risposte giuste. E per arrivarci, bisogna passare attraverso molte domande sbagliate. Per arrivare alle domande serve curiosità, e per sciogliere il nodo serve perseveranza.
Il mio settore è la moda, che per quanto superficiale possa sembrare, trovo incredibilmente affascinante. Art Director dal 2016, stylist e fotografa: tutte attività estetiche e comunicative orientate alla vendita. Per questo scrivo, perché sento che manca qualcosa. Quando crei una foto o una campagna pubblicitaria, apri una conversazione invisibile: forte ma di breve durata. Molto spesso è una riflessione personale, giusta ma senza indicazioni. La scrittura, invece, è completa e informativa.
Nel 2019 ho avuto l’opportunità di creare il mio marchio di upcycling, Impersocial. Ispirata all’arte del kintsugi, il progetto riflette l’idea che i difetti non vadano nascosti ma illuminati con l’oro. Con questa teoria ho cercato di creare un parallelismo con l’estetica dei social: un mondo pensato per apparire perfetto e creare stereotipi impossibili da raggiungere. Impersocial voleva essere un manifesto a supporto dell’identità, volto a proteggere la domanda più importante: “chi sono io?”. In passato, l’idea restava sulle riviste: vedevi la modella e volevi essere lei. Oggi, purtroppo, questa pressione è entrata nella vita quotidiana, generando insicurezze diffuse.
Successivamente, dopo vari lavori da freelancer, ho deciso di aprire un magazine durante il master al Polimoda x Vogue Italia nel 2021, chiamato DAFT – Decentralize, Art, Fashion & Technology. Il progetto è nato in un momento di incertezza e affidabilità verso la tecnologia, usata come ponte per essere presente su più “universi”, come il metaverso. Ho scritto anche una tesi sul rapporto tra social, Black Swan / COVID-19 e l’incremento dell’arte degli NFT, indagando come la tecnologia trasformi la percezione anche della moda digitale 3D.
Oggi continuo a lavorare come Art Director freelance e ho deciso di allontanarmi dal mondo della tecnologia per dedicarmi a un approccio più riflessivo e meno virtuale. Nel mio tempo personale mi dedico a ceramica, meditazione, viaggi e cibo. Credo fortemente che curare e nutrire il nostro “io” interiore sia la cosa più importante di tutte.
Attualmente scrivo, oltre che per Meer, anche per Falcon Magazine, come giornalista di moda durante le fashion week. Questo mi permette di unire estetica e comunicazione, unendo visione e riflessione critica.
Il fondamento del mio lavoro è dare vita a un concetto visivo, andando oltre la superficie e tessendo una narrazione che coinvolga l’immaginazione dello spettatore. Come nel kintsugi, cerco di illuminare le crepe e i difetti, trasformando l’imperfezione in oro. Spero che chi legge riesca, attraverso le mie parole, a sentire l’autenticità e la bellezza che cerco di condividere ogni giorno.
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