La demenza è una condizione complessa che può avere conseguenze rilevanti sulla vita della persona e su quella dei familiari che la assistono. Si caratterizza per il progressivo deterioramento di diverse funzioni cognitive, tra cui la memoria, il linguaggio, il ragionamento e l’orientamento, compromettendo gradualmente la capacità dell’individuo di svolgere in autonomia le attività della vita quotidiana. Negli ultimi decenni, il fenomeno ha assunto una rilevanza sempre maggiore non solo dal punto di vista sanitario, ma anche sociale ed economico.

L’aumento dell’aspettativa di vita e il progressivo invecchiamento della popolazione mondiale hanno infatti contribuito alla crescita del numero di persone affette da demenza. Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e di Alzheimer’s Disease International, circa 48 milioni di persone nel mondo convivono attualmente con una forma di demenza, tra le quali la malattia di Alzheimer risulta essere la più frequente. Le prospettive future appaiono particolarmente significative: entro il 2050, il numero dei casi potrebbe superare i 130 milioni a livello mondiale, con conseguenze importanti per i sistemi sanitari, per le famiglie e per le comunità.

Parlare di demenza significa, tuttavia, confrontarsi con una realtà molto eterogenea. Non esiste infatti un’unica forma di demenza, ma diverse condizioni che possono distinguersi per origine, fattori di rischio, sintomi, velocità di progressione e prognosi. Anche le manifestazioni cliniche possono variare notevolmente: in alcuni casi il deficit di memoria rappresenta l’aspetto maggiormente evidente, mentre in altri possono risultare più compromesse le capacità linguistiche, il comportamento, la personalità o il giudizio.

Il decorso, inoltre, può essere lento e progressivo oppure caratterizzato da un’evoluzione più rapida. Questa varietà rende particolarmente complessi sia l’inquadramento diagnostico sia la gestione della persona, che richiedono un intervento costruito sulle specifiche esigenze del singolo individuo. Per questo motivo, la presa in carico coinvolge spesso diverse figure professionali, tra cui medici, psicologi, professionisti della riabilitazione, assistenti sociali e volontari, chiamati a collaborare per rispondere ai diversi bisogni della persona e della famiglia.

Poiché non è ancora disponibile una cura farmacologica in grado di arrestare la progressione della malattia o di riportare le funzioni compromesse ai livelli precedenti, negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione verso gli interventi non farmacologici. Questi ultimi non mirano necessariamente a modificare il decorso della patologia, ma possono contribuire a mantenere il più a lungo possibile le capacità residue e a migliorare la qualità della vita. Le attività proposte possono interessare diverse dimensioni del funzionamento della persona, coinvolgendo gli aspetti cognitivi, emotivi e relazionali. Tra gli interventi maggiormente utilizzati rientrano la stimolazione cognitiva, la musicoterapia, l’arteterapia e la terapia occupazionale, insieme ad altre attività che permettono di mantenere un ruolo attivo e di valorizzare le risorse ancora disponibili.

Questi approcci riflettono un cambiamento nel modo di concepire la presa in carico della persona con demenza. L’attenzione non è rivolta esclusivamente alla malattia e ai deficit che essa comporta, ma anche alla persona nel suo complesso, alla sua storia, alle relazioni, agli interessi e alle capacità che possono essere ancora utilizzate. In questo senso, l’intervento non farmacologico può diventare uno spazio nel quale mantenere forme di partecipazione e di espressione personale, anche quando alcune funzioni cognitive risultano progressivamente compromesse.

Parallelamente, si è sviluppata una maggiore integrazione tra discipline e modelli di intervento differenti. Medicina, psicologia, pedagogia, scienze sociali e arti hanno progressivamente iniziato a dialogare, mettendo a disposizione prospettive e strumenti diversi per affrontare una condizione che non può essere compresa esclusivamente attraverso il punto di vista medico. Questa collaborazione ha favorito la diffusione di interventi più flessibili e partecipativi, nei quali la relazione assume un ruolo importante e il benessere della persona diventa uno degli obiettivi principali della presa in carico. In questa prospettiva, la persona con demenza non viene considerata soltanto in relazione alla patologia e alle funzioni cognitive compromesse, ma continua a essere riconosciuta nella propria individualità.

La storia personale, gli affetti, le esperienze vissute e le capacità ancora presenti rappresentano elementi da tenere in considerazione nella progettazione dell’intervento. La valorizzazione di tali aspetti permette di adottare un approccio maggiormente centrato sulla persona, nel quale la dignità e la possibilità di mantenere una partecipazione attiva assumono un’importanza pari a quella attribuita agli aspetti propriamente clinici. In questo ambito negli ultimi anni si è reso sempre più comune l’utilizzo di strumenti appartenenti alle categorie più svariate, come quella dei giochi di carte e/o di società.

Il pluripremiato Dixit rientra tra i giochi di società più innovativi e apprezzati degli ultimi anni. Si tratta di un gioco da tavolo basato su carte illustrate, caratterizzate da una forte componente evocativa e da un particolare impatto visivo.

Il progetto grafico si distingue per la capacità di evocare un immaginario ricco di suggestioni simboliche, favorendo processi di immedesimazione che trascendono la dimensione infantile della fiaba. Il repertorio iconografico richiama riferimenti culturali e artistici eterogenei, tra cui l’universo surrealista di Magritte e Dalí e le atmosfere letterarie di Lewis Carroll. L’apparato visivo assume pertanto una funzione che supera la componente estetica, configurandosi come strumento di mediazione simbolica.

Le immagini, sospese tra realtà e immaginazione, traducono temi quali la nascita, il viaggio, la paura, la libertà, il rapporto tra adulto e bambino, la dimensione poetica e l’amore. Il meccanismo di gioco invita i partecipanti a confrontarsi con una carta e a formularne una definizione personale e interpretativa. In questo modo, il dispositivo ludico favorisce processi creativi e interpretativi, attivando l’immaginazione, l’elaborazione simbolica e la negoziazione di significati condivisi.

Grazie alla sua componente narrativa ed evocativa, Dixit viene utilizzato in diversi contesti educativi, clinici e riabilitativi per stimolare processi cognitivi, linguistici ed emotivi. In ambito scolastico favorisce lo sviluppo del linguaggio, della creatività narrativa e delle competenze inferenziali; in ambito clinico e neuropsicologico può essere impiegato come strumento di stimolazione cognitiva e relazionale, anche nei programmi rivolti a persone con decadimento cognitivo o demenza, contribuendo al mantenimento delle funzioni residue e alla promozione dell’interazione sociale.

Per quanto riguarda le modalità di impiego, la letteratura attuale non propone ancora modelli teorici consolidati né linee guida operative specificamente dedicate all’utilizzo di Dixit. Per questo motivo, con il mio gruppo di lavoro romano del Centro Sperimentale Alzheimer-Fatebenefratelli, ho pensato di creare un approccio strutturato che prevede l’utilizzo delle carte Dixit e di materiale tipico della cosiddetta Terapia della Reminescenza come le foto di famiglia, trasformando il tutto in una peculiare tecnica di Medicina Narrativa. Tale metodica è stata chiamata Re-Dixit.

L’approccio, somministrabile indifferentemente come terapia individuale e di gruppo, della durata di circa un’ora, è così strutturato:

  • presentazione dell’attività con descrizione di quello che faremo e di cosa è il gioco Dixit;

  • esposizione di circa 20 carte Dixit sul tavolo e scelta guidata di tre carte particolarmente simboliche per il paziente;

  • spiegazione dettagliata dei vissuti del paziente inerenti alla carta scelta e delle motivazioni della stessa;

  • attribuzione a ogni carta di una parola o espressione sintetica del significato che acquisisce per il paziente;

  • costruzione di una storia utilizzando le tre carte;

  • eliminazione delle carte e visione progressiva di tre foto di famiglia con descrizione dettagliata dell’immagine;

  • nuova esposizione delle tre carte precedentemente scelte;

  • ricordo dei vissuti e delle parole/espressioni associate alla carta;

  • associazione di ciascuna delle foto di famiglia alle tre carte, cercando di associare ogni foto a una carta diversa;

  • costruzione di una nuova storia in cui le carte sono mescolate alle foto nella sequenza che il paziente sceglierà;

  • commenti e conclusioni.

La versatilità delle immagini consente al professionista di calibrare l’attività in funzione degli obiettivi clinici e delle caratteristiche cognitive, emotive e relazionali del soggetto. La loro componente simbolica consente inoltre di valorizzare il patrimonio esperienziale della persona, favorendo un coinvolgimento attivo nel percorso terapeutico.

Nei prossimi anni è prevedibile che sempre più servizi di neuroriabilitazione accrescano le loro esperienze nell’utilizzo di Dixit a scopo terapeutico. Le sue facile reperibilità e riproducibilità ne favoriscono l’impiego in diversi setting, individuali, di coppia, gruppali e familiari.

I risultati che abbiamo ottenuto con i nostri pazienti sono molto incoraggianti in tal senso.

L'uomo non smette di giocare perché invecchia, ma invecchia perché smette di giocare.

(P. Neruda)

Si può scoprire di più su una persona in un'ora di gioco che in un anno di conversazione.

(Platone)