A pochi chilometri dal centro di Sansepolcro, incastonato fra i boschi dell'Alta Valtiberina, si erge l'Eremo di Montecasale, un angolo di mondo dove natura, storia e spiritualità si fondono per dar vita a un luogo unico.
La storia di Montecasale è indissolubilmente legata alla figura di San Francesco d’Assisi, ma inizia ben prima e, come vedremo, sarà parecchio travagliata. Già verso il 1192, infatti, un gruppo di monaci camaldolesi decise di riutilizzare i resti di un vecchio fortilizio usato per controllare il passaggio tra l'alta Valtiberina e le Marche per costruire un eremo in pietra, provvisto di un ospedale per gli ammalati e di un rifugio per i pellegrini. Solo nel 1213 il luogo fu ceduto dal vescovo di Città di Castello a Francesco e, di conseguenza, ai francescani che vi rimasero fino al 1268. In seguito, passò di fraternita in fraternita: terziari regolari, eremiti gerolomini, fino ad arrivare, nel 1537, ai frati cappuccini.
Questi vi abitarono fino al 1810 quando, a causa delle soppressioni napoleoniche prima e della soppressione sabauda poi, l'eremo fu messo all'asta e i frati cacciati. Nel 1894, decise di intervenire Giuseppe del Rosso: comprò il complesso e lo ricedette gratuitamente ai cappuccini che, ancora oggi, lo custodiscono e accolgono i pellegrini che percorrono la Via di Francesco.
La storia dell'Eremo è indubbiamente interessante, ma la sua architettura non è da meno. Per prima cosa va detto che il complesso ha subito, nei secoli, vari rimaneggiamenti, ampliamenti e restauri per rispondere alle esigenze di chi l'ha abitato. Mantiene ancora il tipico impianto degli antichi conventi francescani che costruttivamente si traduce in un chiostro centrale e in vari edifici legati alle funzioni religiose connessi fra loro da percorsi quasi labirintici. Percorrendoli, ci si imbatte nella chiesa con il coro, nella sacrestia, nella biblioteca, nelle celle dei frati, nella Cappella del Crocifisso con i reliquiari (ex cella di Francesco), non mancano, inoltre, gli spazi dedicati ai pellegrini, il refettorio e la cucina.
La tradizione vuole che Montecasale sia stato uno dei luoghi prediletti da Francesco, ed è per questo che fa da sfondo a numerosi aneddoti e culti.
Si diffuse, ad esempio, la credenza che la statua lignea policroma della Madonna con il Bambino fosse stata portata al santuario da San Francesco. La statua venne, ed è tutt'oggi, venerata a tal punto da indurre i frati ad intitolare la chiesa dell'Eremo a Santa Maria.
L'episodio, invece, che più racconta lo spirito di questo luogo è legato a tre briganti. Essi furono accolti e sfamati da Francesco e dai frati e, in seguito a ciò, si convertirono e decisero di dedicare la loro vita al servizio della comunità francescana. Oggi, nella Cappella del Crocifisso, sono ancora conservati i loro teschi.
L'accoglienza dell'altro senza pregiudizi e la trasformazione della violenza attraverso la misericordia sono gli importanti insegnamenti che questa vicenda ha lasciato.
Un altro episodio, alquanto curioso, racconta di due giovani che si recarono all'Eremo di Montecasale per chiedere a San Francesco di entrare nel suo Ordine. Per testare la loro reale obbedienza, il Santo li condusse nell'orto e mostrò loro come piantare dei cavoli capovolti, ovvero con le radici rivolte verso l'alto e le foglie interrate. Mentre il primo novizio si fidò ciecamente e imitò fedelmente il gesto senza sollevare alcuna obiezione, il secondo si rifiutò di procedere in quel modo assurdo, insistendo nel voler piantare gli ortaggi nel verso corretto. Attraverso questa prova pratica, San Francesco volle dimostrare che per intraprendere quel cammino spirituale non bastava la logica umana, ma servivano la totale umiltà e la capacità di superare il proprio ego.
Si potrebbe continuare raccontando di conversioni, vocazioni, miracoli del pane, ospiti illustri che vi hanno trovato ospitalità, ma alcune storie è bello sentirle raccontare nei luoghi in cui sono successe, per cui, se siete curiosi, non dovete far altro che visitare l'Eremo per scoprirle.
Come tutti i santuari francescani, anche Montecasale è strettamente connesso alla natura che lo circonda. Vale sicuramente la pena, quindi, addentrarsi nei boschi adiacenti al complesso e andare a scovare la Fonte di San Francesco, da dove il Santo fece sgorgare l'acqua, la Fonte Grappa l'Orso, da cui scorre una freschissima e limpidissima acqua potabile e, per i più avventurieri, percorrere un suggestivo ma tortuoso sentiero per raggiungere il Sasso Spicco.
Visitando per la prima volta l'Eremo di Montecasale, ho avuto subito l'impressione che quella non fosse una destinazione per chi cerca “qualcosa di bello da vedere”, ma un luogo in cui fermarsi. Fermarsi per dormire e rifocillarsi come fanno i pellegrini che percorrono da ore la via di Francesco, fermarsi per pregare davanti alla Madonna con il Bambino come fanno i molti fedeli che arrivano dai paesi vicini, fermarsi anche semplicemente per staccare per un'ora dalla frenesia, immergersi nel silenzio rotto solo dai suoni della natura, respirare e lasciare che il tempo passi mentre ci si gode la vista dall'alto su Sansepolcro e la Valtiberina.















