Il pane ha modificato il destino di terre, popoli, stati.

Scrive lo scrittore croato e jugoslavo Predrag Matvejevic, in Pane Nostro, 2009, un libro che ha richiesto vent’anni di lavoro per costruire una saga di saggezza, di cultura e di fede. La storia di un viaggio dalle radici antiche della Mesopotamia seguendo il pane, un simbolo cardine su cui ruota l’umanità.

Per sei anni Stefano Torrione, fotografo ed etnografo aostano, con una narrazione epica che attraversa popoli e territori, ha ripercorso il cammino del pane, l’architrave del Mediterraneo, elemento che unisce natura e cultura, cibo sacro e profano. La sua ispirazione parte proprio dal libro di Matvejevic, intellettuale cosmopolita slavo, celebre per il suo capolavoro Breviario Mediterraneo. Ed è così che nasce quello che lui stesso definisce “il grande vagabondaggio del pane” nel cuore profondo delle civiltà mediterranee dove continua a vivere nelle tradizioni più antiche, nei gesti tramandati di generazione in generazione, nei riti, nei rituali e nelle feste tradizionali.

In Sacred Bread. Le vie del pane, edito da MI-HUB SRL, uscito in concomitanza con la mostra allo Spazio Messina all’interno della Fabbrica del Vapore a Milano, l’itinerario tocca sedici tappe intorno al bacino del Mediterraneo. E il primo capitolo è dedicato a Lalibela in Etiopia. E la foto di copertina del volume si intitola: Lalibela 2020, Distribuzione del pane della domenica alla chiesa Biete Abba Libanos e descrive con un linguaggio fotografico di assoluta intensità la grande celebrazione del Natale ortodosso.

“Il re Gebra Mascal Lalibela fondò le 11 chiese medievali nella città santa di Lalibela, anche detta la Gerusalemme Nera, quella dell’Africa”, spiega Torrione che entra nella città santa con Giovanni, la sua guida. “Insieme ci immergiamo nel mondo dei fedeli etiopi, fluttuando nella fitta rete di cunicoli, grotte e cortili che collegano le varie chiese, scolpite fino a 15 metri di profondità nelle rocce rosse dell’altipiano degli Amhara…c’è chi parla di centomila, chi di duecentomila pellegrini, uomini con il lunghi bastoni di preghiera detti dula, le donne slanciate ed eleganti, i bambini e gli anziani, tutti in processione verso le chiese, tutti rigorosamente ricoperti dallo shamma, telo di cotone tradizionale bianco immacolato”.

La strada del pane è considerata in realtà una vera missione per il fotografo specializzato in reportage, pubblicati nelle maggiori riviste nazionali e docente di fotogiornalismo con un Master all’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano. Non è solo il risultato di progetto grandioso e di altissima qualità (le stampe di Fine art di tutte le opere sono curate da Roberto Berné, uno degli stampatori più ricercati del settore) ma trasmette in questi tempi complessi, un messaggio di pace e di speranza e, come sottolinea lo scrittore Erri De Luca nella postfazione, “il pane è un trattato di pace” e porta a riflettere sulle guerre e sui conflitti della nostra epoca contemporanea. Dal monastero di Santa Caterina del Sinai in Egitto il pellegrinaggio fotografico si sposta in Spagna nel deserto dell’Almería e ogni tappa è un segmento prezioso, come un anello di una collana liturgica.

Qualche tempo prima dell’attentato del 7 ottobre Stefano Torrione documenta i riti pasquali nelle comunità ultraortodosse di Gerusalemme e in vista della Pasqua ebraica, la preparazione del matzah, il pane sacro non lievitato. La Sicilia conserva intatto il culto del pane da Agrigento alla barocca Palazzolo Acreide. A Kerbala in Iraq 20 milioni di fedeli si recano nella città santa. “È Ahmed, un manager con esperienze nel campo della cooperazione e del giornalismo che si è offerto di farmi da guida in occasione dell’Arbaeen, il più grande pellegrinaggio musulmano del mondo”, commenta il fotografo. E poi la sua peregrinazione che incatena lo sguardo su ogni immagine dove unisce bellezza e sacralità prosegue in Marocco dove “i berberi conobbero il pane prima dell’arrivo degli arabi”, scrive Matvejevic.

In Algeria i Tuareg cuociono il pane Taguella sotto la brace nella sabbia mentre in Francia, a Ramou, s’incontra la tradizione antichissima del pane impastato a forma di coni e di croci. Le festività religiose in Sardegna sono diffuse per tutta l’isola, “Qui i pani sono più misteriosi, piccoli nelle dimensioni, ma preziosi perché decorati ad arte” e impressionante è il falò notturno di Lodé dove i giovani si sfidano sotto l’albero in fiamme “in cima al quale c’è il premio di una collana di pane sos calistros”.

Non possono mancare il Monte Athos o gli antichi monasteri della penisola calcidica in Grecia o la Pasqua ortodossa a Karpathos. E scorrono le fotografie realizzate a Ramallah e Betlemme in Cisgiordania nel periodo del Ramadan, “sono qui per il pane del mese sacro di Ramadan”.

Si torna in Italia sfogliando pagina dopo pagina l’intero volume e si approda in Puglia per la festa patronale di San Giuseppe a San Marzano nell’alto Salento.

E se nella sua storia martoriata Sarajevo in Bosnia – Erzegovina, in questo contesto si rilegge attraverso il Somuni, una pagnotta rotonda e sottile che vanta origini ottomane, il libro si chiude nella culla del sufismo e dei dervisci rotanti a Konya in Turchia e, dopo le soste al Mausoleo di Mevlana o di Rumi, sulla strada verso il suo hotel Stefano Torrione s’imbatte in un forno: “il panettiere intinge la mano in una scodella di giallo d’uovo. Imprime la sua mano sul pane (yumurtali susamlì) del mese di Ramadan. Sacred Bread”.