Una straordinaria opera della scena internazionale approda a Venezia nella cornice del Teatro La Fenice. Si tratta di Carmen, capolavoro di Georges Bizet, che vede la regia del catalano Calixto Bieito (1963).
Figura assai nota nel panorama internazionale, Bieito - accanto allo scenografo Alfons Flores, la costumista Mercè Paloma e il light designer Alberto Rodriguez Vega – riproporrà Carmen nella singolare produzione che vinse a Palermo il Premio della critica musicale italiana “Franco Abbiati”, per la miglior regia vista in Italia nel 2011.
La direzione musicale dello spettacolo è affidata a Francesco Ivan Ciampa, alla guida di un cast composto per le parti principali da Annalisa Stroppa e Marina Comparato nel ruolo di Carmen, da Jean-François Borras e Stefan Pop in quello di Don José, e da Davide Luciano e Alessandro Luongo in quello di Escamillo.
Carmen gode di un allestimento realizzato dalla Fenice in coproduzione internazionale con il Gran Teatre del Liceu di Barcellona, il Teatro Regio di Torino e il Teatro Massimo di Palermo, e sarà in scena al Teatro La Fenice per otto recite: dal 24 al 3 giugno 2026.
Capolavoro del compositore e pianista francese Georges Bizet (1838-1875), tra i titoli di repertorio più amati dal grande pubblico, Carmen si basa su libretto del drammaturgo francese Henri Meilhac e del commediografo e librettista Ludovic Halévy, ed è tratto dall’omonima novella dello scrittore e storico Prosper Mérimée (1803-1870).
Carmen debuttò all’Opéra-Comique di Parigi il 3 marzo 1875 e fu l’ultima fatica di Bizet, che morì tre mesi dopo. La partitura del francese apportò una ventata di novità nella tradizione dell’Opéra-Comique, con le storie dei suoi personaggi a dir poco ‘lontani’ dagli ideali della borghesia francese tra sigaraie, contrabbandieri, donne di malaffare, personaggi loschi ed equivoci impegnati in vicende di traviamento e sensualità.
«Ambientata in una malfamata terra di confine tra Spagna e Africa – si legge nelle motivazioni del Premio Abbiati 2011 – la Carmen messa in scena da Bieito […] restituisce al capolavoro di Bizet la sua teatralità ruvida, svelata da istantanee vitali e a volte scioccanti che si susseguono in sintonia con i momenti cruciali della partitura componendo uno strepitoso racconto».
Di certo la celebre opéra-comique non sarà una Carmen storica, ma vedrà invece una carica erotica assai potente intrecciarsi con la violenza che prima scorre sotterranea per poi esplodere in tutta la sua drammaticità, tanto che la rosa rossa che Carmen stringe tra i seni sembra la prefigurazione della ferita mortale che riceverà. Ma altrettanto seducente risulta la scena di Carmen legata ad un palo che infastidisce con sguardi e ammiccamenti Don José. Sono questi alcuni segni tra amore e odio, indifferenza e passione, che sortiscono da una narrazione dove l’individuo perde identità e soggettività, o la possibile forma in cui non riconoscersi, e dove il rifiuto diventa offesa e rancore o il segno di un orrore. E non è un caso se musica, letteratura e psicoanalisi abbiano più volte profondamente affrontato la figura di Carmen.
E, del resto, se la musica traduce in divina melodia e armonia le passioni umane, così l’analisi dei codici affettivi presenti nella storia di Carmen consente di armonizzare la turbolenza degli affetti e dei sentimenti umani trasformandoli in conoscenze di verità profonde e comuni a uomini e donne. Così Carmen rivive puntualmente nell’immaginario individuale e collettivo come “donna demoniaca”, ribelle, che predice la morte di sé stessa e di Don Josè, in una drammatica storia di passioni, di colpi e contraccolpi, in uno spazio scenico in cui si amplifica il dramma, e dove l’amore diventa morte, con una passione che genera disperazione o il dramma di una vita.

















