L'Abbazia delle Tre Fontane è uno dei luoghi più spirituali e storicamente ricchi di Roma. Situata in una piccola valle lungo l'antica via Laurentina, è un'oasi di pace gestita dai monaci Trappisti (Cistercensi della Stretta Osservanza).
Il nome dell'abbazia deriva da una celebre tradizione legata al martirio di San Paolo, avvenuto proprio in questa località (allora chiamata Acque Salvie) nel 67 d.C. Secondo la tradizione, la testa dell'apostolo, una volta decapitata, rimbalzò tre volte al suolo, facendo scaturire miracolosamente tre sorgenti d'acqua in corrispondenza di ogni tocco.
Il complesso ha origini antichissime, dal VI secolo, e passò nel tempo sotto diverse comunità monastiche, fino a quando, nel 1140, Papa Innocenzo II lo affidò ai Cistercensi guidati da San Bernardo di Chiaravalle. Dopo un periodo di abbandono a causa della malaria, l'area fu bonificata dai Trappisti a partire dal 1868.
Il complesso monumentale
Il sito comprende tre chiese principali, collegate da un suggestivo viale alberato:
Chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio
È la chiesa più grande e antica, di fondazione cistercense (XII secolo), colpisce per il suo stile romanico austero e severo, con facciata in laterizio e interni che invitano al silenzio.
Chiesa di Santa Maria Scala Coeli
Prende il nome da una visione di San Bernardo, che vide le anime del Purgatorio salire in cielo tramite una scala. L'attuale edificio ottagonale è opera di Giacomo della Porta (fine XVI secolo). Al suo interno si trova una cripta dedicata a San Zenone e ai suoi soldati martiri.
Chiesa di San Paolo alle Tre Fontane
Ricostruita anch'essa da Giacomo della Porta, sorge sul luogo esatto del martirio. All'interno si possono vedere le tre edicole costruite sopra le sorgenti miracolose e la colonna a cui, secondo la tradizione, fu legato l'apostolo.
Si accede al Complesso Monumentale attraverso un grande Arco.
L’arco di Carlo Magno
L’arco che vediamo oggi risale al VIII-IX secolo, sebbene sia stato ampiamente rimaneggiato nel corso del Medioevo (XII secolo) dai monaci cistercensi. Un tempo era il luogo dove i pellegrini venivano accolti e identificati prima di essere ammessi alla foresteria.
La Struttura vede un corpo di fabbrica massiccio, costruito prevalentemente in laterizio e materiali di spoglio romani. Presenta un unico fornice con volta a botte, che fungeva da vera e propria porta fortificata dell'abbazia. In origine la sua funzione era difensiva, l'arco faceva infatti parte di una cinta muraria di protezione. Nel Medioevo i complessi monastici erano spesso bersaglio di incursioni (come quelle saracene), quindi l'ingresso doveva essere solido e facilmente difendibile.
Gli affreschi: il ciclo di Carlo Magno
Il nome "Arco di Carlo Magno" deriva da una tradizione leggendaria, un tempo illustrata da un importante ciclo di affreschi (oggi purtroppo quasi del tutto perduti o molto deteriorati) che decoravano l'interno del fornice.
La leggenda narra che Carlo Magno avesse donato all'abbazia le reliquie di Sant'Anastasio e diverse terre in Maremma (Ansedonia) come ringraziamento per una vittoria militare ottenuta grazie all'intercessione dei santi del luogo.
Gli affreschi non avevano solo uno scopo decorativo ma un significato politico, servivano a ribadire i diritti di proprietà dell'abbazia su vasti territori toscani, legittimati direttamente dall'Imperatore e dal Papa, al tempo Leone III.
L'architettura del Complesso Monumentale delle Tre Fontane
Si tratta di un affascinante palinsesto che attraversa i secoli, dal rigore medievale cistercense al raffinato manierismo rinascimentale. Il Complesso Monumentale è costituito da tre strutture principali:
1. Abbazia dei Santi Vincenzo e Anastasio
Questa è la chiesa più imponente e rappresenta il rigore cistercense, uno dei migliori esempi di questa architettura conservati a Roma.
Architettura: edificata a partire dal 1140, la struttura segue il "piano bernardino" con pianta a croce latina, con tre navate e un transetto. L'esterno è in mattoni a vista, privo di decorazioni eccessive, secondo la regola di San Bernardo che predicava la povertà e l'assenza di distrazioni visive per i monaci.
Interno: caratterizzato da massicci pilastri quadrangolari che reggono archi a tutto sesto, le finestre sono piccole e poste in alto, creando un gioco di luci e ombre che enfatizza il silenzio.
Elementi di pregio: sulle pareti della navata centrale si possono ancora scorgere tracce di affreschi medievali raffiguranti gli Apostoli. Notevole è il portico (nartece) esterno, con le sue colonne di spoglio (recuperate da edifici romani antichi) che sorreggono una struttura lignea.
Il Chiostro: è il cuore pulsante della vita monastica, il luogo dove il silenzio e la preghiera si materializzano nell'architettura. Essendo parte della clausura, non è accessibile ai turisti (se non in occasioni rarissime o per gruppi spirituali autorizzati), il che contribuisce a preservare il suo fascino misterioso. Il chiostro attuale fu costruito intorno al 1140, contemporaneamente alla chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio, per volere di Papa Innocenzo II che chiamò i monaci cistercensi guidati da San Bernardo di Chiaravalle.
L’Architettura rispecchia perfettamente la regola dell'ordine cistercense: semplicità e rifiuto del lusso. A differenza dei chiostri benedettini più ricchi (come quello di San Paolo Fuori le Mura), qui non ci sono colonnine binate tortili o mosaici cosmateschi sfarzosi. La planimetria sviluppa una pianta quadrangolare che funge da raccordo tra i vari ambienti della vita comunitaria: la chiesa (luogo della preghiera), il refettorio (luogo del pasto) e la sala capitolare (luogo delle decisioni). Il chiostro è composto da quattro gallerie coperte da una tettoia lignea (restaurata nel tempo), che si affacciano su un giardino centrale (il viridarium).
Le colonnine che reggono le arcate sono tutte diverse tra loro essendo elementi di recupero provenienti da ville e templi della Roma imperiale. I capitelli sono estremamente semplici, spesso con motivi a foglia d'acqua o geometrici, seguendo il dettame di San Bernardo che vietava rappresentazioni di mostri, animali o figure umane che potessero distrarre il monaco dalla meditazione.
2. Santa Maria Scala Coeli
Questa chiesa manifesta un’eleganza manierista, sorge su un antico oratorio ed è un gioiello del tardo Cinquecento.
Architettura: l'attuale edificio fu progettato dall’architetto Giacomo della Porta nel 1582, presenta una pianta ottagonale sormontata da una cupola. La facciata è sobria, con paraste e timpano triangolare che riflette il passaggio dal Rinascimento al Barocco.
Interno: si trovano tre altari, quello principale ospita un mosaico absidale di Francesco Zucchi, che raffigura la Vergine con il Bambino e San Bernardo.
Cripta: scendendo sotto il livello della chiesa, si accede alla cripta dove, secondo la tradizione, furono sepolti San Zenone e i suoi 10.203 soldati martiri. Qui si trova anche l'altare dove San Bernardo ebbe la visione della scala che portava le anime al cielo.
3. San Paolo alle Tre Fontane
Situata alla fine del viale alberato, è la chiesa che custodisce la memoria del martirio di San Paolo. Architettura: anche questa fu ricostruita da Giacomo della Porta (1599) su incarico del cardinale Pietro Aldobrandini; la facciata presenta due statue di San Pietro e San Paolo e lo stemma degli Aldobrandini.
Le Tre Fontane: l'interno è un'unica navata trasversale, lungo la parete si trovano le tre edicole poste a distanze diverse e altezze degradanti, edificate sopra le sorgenti miracolose. Le fontane sono incorniciate da colonne di marmo nero e sormontate da tabernacoli decorati.
Mosaici Pavimentali: un elemento artistico straordinario è il pavimento costituito da un grande mosaico romano del II secolo d.C. proveniente da Ostia Antica e raffigurante le Quattro Stagioni.
Abside: si trovano due grandi dipinti: una copia della Crocifissione di San Pietro di Guido Reni e una Decapitazione di San Paolo di Bartolomeo Passerotti.
Sebbene le tre chiese appartengano a epoche diverse, sono unite cromaticamente e matericamente dall'uso del laterizio e del travertino, materiali tipici della tradizione costruttiva romana, che conferiscono al complesso un'armonia visiva rara nonostante i quasi 500 anni di differenza tra una costruzione e l'altra.
Chiesa di Santa Maria Scala Coeli, copertura dell’aula cultuale, ph. Angelica Maria Luciani.
I restauri all'Abbazia delle Tre Fontane
Questi raccontano una storia di rinascita, avvenuta dopo il lungo periodo di abbandono dovuto alla malaria. Il momento cruciale è il 1867-1868, quando Papa Pio IX affidò il complesso ai Trappisti e ordinò interventi massicci per strappare il luogo al degrado.
In occasione del 18° centenario del martirio di San Pietro e Paolo (probabilmente tra il 64 e il 67 d.C.), il complesso fu oggetto di un restauro radicale che ne cambiò parzialmente l'aspetto, in particolare venne abbassato il terreno intorno alle chiese allo scopo di contrastare l'umidità ascendente e i problemi idrogeologici della valle. Questo è visibile soprattutto nel portico dei Santi Vincenzo e Anastasio, osservando le colonne si noterà che poggiano su doppi basamenti aggiunti in quella occasione, che ne hanno alterato le proporzioni originali rendendole visivamente più "tozze". Durante i restauri del 1868 fu inoltre inserito nel pavimento della Chiesa di San Paolo il celebre mosaico romano del II secolo d.C. ritrovato a Ostia Antica, fu un dono del pontefice per impreziosire il luogo del martirio.
Come accennato, il restauro non fu solo artistico, ma ambientale. I monaci Trappisti portarono avanti una vera e propria bonifica idraulica: piantarono migliaia di alberi di eucalipto, convinti, secondo le teorie mediche dell'epoca, che il loro aroma potesse purificare l'aria dalla malaria. Questi interventi hanno creato un paesaggio boschivo unico permettendo la sopravvivenza delle strutture architettoniche, altrimenti destinate al crollo per l'abbandono.
Restauri moderni e conservativi
Nel corso del Novecento e in anni più recenti, gli interventi si sono fatti più mirati, tra questi: Mosaici e pavimenti: lo Studio Cassio nel 1973 ha effettuato importanti lavori di distacco, consolidamento, restauro e ricollocazione dei mosaici pavimentali per proteggerli dall'usura e dall'umidità di risalita.
Recupero degli affreschi: nella Chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio sono stati eseguiti lavori per stabilizzare i rari frammenti di affreschi medievali, come gli Apostoli sui pilastri, che rischiavano di sparire.
Chiusura del Chiostro: recentemente, alcune arcate del cortile interno sono state protette con vetrate per preservare l'area di clausura e proteggere i marmi antichi dagli agenti atmosferici.















