Da sempre interessata a individuare e a rivelare il perturbante insito nei luoghi e nelle cose, Silvia Camporesi si è distinta negli anni per la sua originalità nell’impiegare la fotografia in senso metareale, astraente, mostrando ciò che resta liminale e inespresso nel paesaggio contemporaneo.
Grazie a un uso concettuale del linguaggio fotografico, l’artista esplora quelle immagini latenti ed enigmatiche che inquietano il nostro vedere, anche quando sembrano mostrare in apparenza la normalità del mondo.
Nella mostra Uno strappo nel cielo di carta - titolo ispirato da un brano di Luigi Pirandello - Silvia Camporesi presenta un ciclo inedito di fotografie a colori che ritraggono luoghi sommersi, misteriosi, spesso dimenticati. Esposti al declino temporale e naturale, questi luoghi del passato trattengono nella loro immagine dissipata quella inquietudine di cui parla Sigmund Freud nel definire il perturbante, espressione di familiare e spaventoso insieme che turba lo sguardo lasciando l’osservatore in uno stato di ‘soglia’ tra il certo e il rimosso. L’oblio del nostro tempo, che tanto guarda al passato per trattenere la memoria dell'umano e non smarrirla, è l’effetto di questo stadio liminale che viviamo quotidianamente, incerti e inquieti davanti a un presente prevedibile ma incontrollato.
Completano la mostra alcuni vintage dell’artista sui temi dell’identità e della relazione con l’immaginario letterario.
La mostra è accompagnata da un testo critico di Marinella Paderni, che ha seguito la ricerca artistica di Silvia Camporesi sin dagli esordi.
















