Agostino De Romanis (1947–2025) è stato un artista che ha saputo fondere il rigore della formazione classica italiana con l'esotismo spirituale dell'Oriente e dei mari del Sud. Considerato uno dei massimi esponenti della “Pittura Colta”, il suo lavoro è un viaggio tra mito, natura e introspezione, mentre la sua carriera è un percorso affascinante che si snoda attraverso "cicli" tematici molto definiti, il più significativo dei quali penetra nella spiritualità vibrante delle isole che affacciano sulla “cintura di fuoco” dell’Oceano Pacifico. Scomparso recentemente, lascia un'eredità artistica che continua a essere celebrata da critici di chiara fama e in esposizioni allestite in importanti sedi istituzionali. Molte di queste opere sono conservate in luoghi di prestigio, come il Museo Rudana a Bali, la Fondazione Erice in Sicilia, in diverse chiese.

La storia: da Velletri all’Oriente

Nato a Velletri, uno dei diciassette Castelli Romani, De Romanis si è formato all'Accademia di Belle Arti di Roma come scenografo. Questa radice teatrale è fondamentale per comprendere le sue opere: le sue tele non sono solo immagini, ma veri e propri "spazi" dove la luce e le figure interagiscono in modo drammatico e poetico.

Negli anni Ottanta entra a far parte del movimento artistico della “Pittura Colta” teorizzato dal critico Italo Mussa nell’ambito del postmodernismo come contraltare alla transavanguardia. Questo gruppo proponeva un ritorno alla sapienza tecnica e ai soggetti mitologici, in contrapposizione alle correnti concettuali dell'epoca. In questo periodo le opere di De Romanis rappresentano un "viaggio introspettivo" dell'artista, dove il tormento interiore trova pace nella spiritualità della natura.

L'Amore per l'Oriente e la Polinesia

Sebbene De Romanis sia spesso associato all’isola indonesiana di Bali, dove ha vissuto a lungo, la sua ricerca si è estesa a tutto l’Oceano Pacifico e Indiano, inclusa la Polinesia.

Come il pittore francese Paul Gauguin prima di lui, De Romanis cercava in questi luoghi un'umanità intatta e una natura non ancora corrotta. Le sue opere polinesiane e indonesiane non sono semplici paesaggi, ma visioni spirituali, i suoi dipinti esplorano il sacro, il rapporto uomo-natura e il sogno: figure ieratiche, templi immersi nella giungla e atmosfere rarefatte sono i protagonisti costanti dei suoi cicli pittorici.

La tecnica tra tradizione e innovazione: olio su carta rintelata

La perizia tecnica è il marchio di fabbrica dell’artista veliterno, la sua pittura è colta proprio perché padroneggia i segreti dei maestri del passato, reinterpretandoli.

Una delle sue tecniche preferite è l’Olio su carta rintelata, l'uso della carta montata su tela gli permetteva di ottenere una luminosità particolare e una texture vibrante che l'olio steso direttamente sulla trama della tela non avrebbe reso allo stesso modo.

I suoi colori sono saturi di Luce e Colori, accesi, quasi ipnotici. La luce non proviene da una fonte esterna, ma sembra scaturire dall'interno degli oggetti e dei personaggi, creando un effetto di "cosmogenesi", cioè la nascita di un mondo. Le sue forme sono fluide, mentre il segno morbido e sinuoso è capace di rendere l'evanescenza dei sogni e la densità dell'aria tropicale.

L'Enoteismo e il periodo "Indonesiano e Polinesiano"

Per il Maestro laziale l’Indonesia, la Polinesia e l'Oriente non erano mete turistiche ma stati dell'anima, le sue opere non sono semplici vedute paesaggistiche, ma "trasfigurazioni" di simboli e miti incontrati in oltre trent'anni di ricerca.

Nelle sue creazioni questi luoghi diventano simboli di un'armonia perduta. La sua arte è un invito a guardare "oltre" la superficie fisica del mondo per toccare la dimensione invisibile e divina che lo abita, è la fase della maturità, dove l'incontro con l'Oriente trasforma radicalmente la sua tavolozza: i colori diventano caldi, "tropicali" e la natura si fa onnipervasiva.

I più importanti luoghi dell'Ispirazione sono:

  • Bali: L'isola dei "mille templi", dove ha vissuto e lavorato a lungo, celebrandone la spiritualità quotidiana.

  • Sulawesi (Tana Toraja): L'esplorazione dei riti legati alla vita e alla morte.

  • Siberut e Nias: Il fascino per le culture ancestrali e primitive, dove il tempo sembra essersi fermato.

  • Java: Lo splendore dei complessi monumentali e l'armonia tra uomo e divino.

Mostre Significative

Rediscovering Indonesia (Riscoprire l’Indonesia), 2003-2004, è un importante progetto espositivo (con relativi preziosi cataloghi curati da Vittorio Sgarbi pubblicati da L’Erma di Bretschneider) volto a rafforzare il legame culturale tra Italia e Indonesia. Le mostre del pittore di Velletri hanno toccato Roma, Musei di San Salvatore in Lauro, 2003; Jakarta, Gedung Arsip Nasional, National Archives Building of the Republic of Indonesia, 2004; Bali, Museum Rudana, Ubud, 2005, dove alcune opere del ciclo sono entrate a far parte della collezione permanente del museo. Questa serie di esposizioni ha consacrato De Romanis come "l'italiano di Bali".

Successivamente abbiamo le seguenti importanti mostre dove vengono esposte in particolare dipinti indonesiani:

  • Vittorio Sgarbi, Agostino De Romanis. Il pensiero dipinto. La forza mistica del mondo orientale, con saggio in catalogo di Roberto Luciani “L’Indonesia e il suo infinito florilègio”, Camera dei Deputati, Complesso di Vicolo Valdina, 8 - 21 febbraio 2012, catalogo della mostra, Terzo Millennio, Cisterna di Latina 2012.

  • Roberto Luciani, De Romanis a Santa Maria dell’Orto, Chiesa di Santa Maria dell’Orto in Roma, 20 novembre - 4 dicembre 2016, catalogo della mostra, dei Merangoli editrice, Roma 2016.

  • Roberto Luciani, Agostino De Romanis per Anzio Imperiale, Città di Anzio, Museo Archeologico di Anzio, 14 - 27 aprile 2019, catalogo della mostra, Accademia Nazionale d’Arte Antica e Moderna, Roma 2019.

  • Roberto Luciani, De Romanis. L’arte incontra i sogni, Musei di San Salvatore in Lauro, Roma, dicembre 2020 – marzo 2021, catalogo della mostra, Il Cigno GG Edizioni, Roma 2020.

Il Maestro è scomparso il 13 marzo 2025, soltanto alcuni mesi prima era stata inaugurata una sua grande mostra che ha celebrato vent'anni di produzione (2003-2023) ripercorrendo molti temi legati all’Indonesia, alla luce e alla ricerca interiore:

  • Marco di Capua, Nella natura la luce dell'anima, Vittoriale degli Italiani, Gardone Riviera (BS), Villa Mirabella e Museo d'Annunzio Segreto (MAS), 25 maggio - 30 settembre 2024, catalogo della mostra, Il Cigno GG Edizioni, Roma 2024.

Tra le biografie più accreditate abbiamo De Romanis pictor, a cura di Antonio Venditti, presentazione di Roberto Luciani, Palombi Editori, Roma 2015.

Le due opere "simbolo"

Si stima che il Maestro abbia realizzato circa trecento opere dedicate esclusivamente all'Indonesia e all’Oriente, tuttavia alcune spiccano per qualità iconografiche, simboliche e tecniche.

Le opere Ombre del giorno e della notte del 2003 e Tormento velato del 2007 appartengono alla produzione più matura di Agostino De Romanis, quella in cui la lezione spirituale e cromatica dell'Oriente e dell’Indonesia in particolare si fonde con la sua formazione colta e scenografica europea.

Entrambi i dipinti condividono la cifra stilistica che ha reso De Romanis unico: la Luce Mistica cioè una luminosità che sembra provenire dall'interno degli oggetti e delle persone, non da una fonte esterna; il Senso del Sacro, sia che parli di ombre o di tormento, l'artista conferisce alla tela una dignità rituale, trasformando il sentimento personale in un'esperienza universale.

Sebbene facciano parte di un percorso unitario, ciascuna tocca corde emotive e tematiche differenti: la prima è un esempio magistrale della capacità di De Romanis di trattare il dualismo, il Tema rappresenta il passaggio ciclico del tempo, un concetto centrale nella filosofia orientale (il continuum tra luce e buio, vita e morte). Non è una divisione netta, ma una coesistenza di opposti.

Il profondo significato del componimento artistico suggerisce che ogni momento della giornata porta con sé una traccia dell'altro; il giorno non è mai completamente privo di mistero e la notte non è mai completamente priva di rivelazione.

La composizione del grande quadro (olio su carta rintelata, cm 250 x 130) vede De Romanis utilizzare figure che sembrano fluttuare o emergere da fondi scuri, illuminate da squarci di luce improvvisa. Le "ombre" non sono assenza di luce, ma presenze silenziose (spiriti, antenati o memorie) che popolano il quotidiano.

Nel secondo dipinto, Tormento velato (olio su cartone, cm 70 x 100), emerge il lato più introspettivo e psicologico dell'artista, legato alla sua capacità di "velare" le emozioni attraverso la tecnica pittorica. Il concetto di "Velo" rappresenta per De Romanis la sovrapposizione di molti strati di colore trasparente (come lacche). In quest'opera, il "velo" rappresenta la difesa dell'anima: il dolore e il tormento ci sono, ma sono filtrati, resi pudici e quasi sacri dalla pittura.

La figura umana centrale dai colori scuri su sfondo dai colori sgargianti occupa otticamente tutta la dimensione dell’opera ed è carica di tensione drammatica ma contenuta in un'atmosfera di sospensione. Il tormento non è un grido aperto (come in Edvard Munch), ma un'inquietudine profonda, sotterranea, che l'osservatore deve scoprire guardando "oltre" la superficie.

Qui si avverte il legame con la sua interpretazione della Gerusalemme Liberata di Tasso: il dramma dell'eroe o del santo che combatte contro i propri demoni interiori.

Allo scopo si vedano le opere realizzate dal Maestro presenti nel monumentale volume di Roberto Luciani, Agostino De Romanis. La Gerusalemme Liberata Dipinta, Edizioni AIAC Associazione Italiana di Architettura e Critica, Roma 2018.

Le opere Ombre del giorno e della notte e Tormento velato sono state protagoniste di importanti tappe espositive che hanno segnato la carriera di Agostino De Romanis, in particolare nel suo dialogo tra l'Italia e l'Indonesia.

Ombre del giorno e della notte è stata esposta come simbolo della dicotomia tra la luce solare dei tropici e il mistero dei riti notturni balinesi nel 2003 a Roma nei Musei di San Salvatore in Lauro, successivamente a Jakarta nel 2004 al Gedung Arsip Nasional, nel 2005 a Bali al Museo Rudana, Ubud, nella mostra Nella natura la luce dell'anima del 2024 al Vittoriale degli Italiani, Gardone Riviera (BS).

Tormento velato, è stato esposto tra l’altro nella mostra a Santa Maria dell'Orto, Roma- Trastevere nel 2016 insieme ad altri 32 dipinti.

Epilogo

Si racconta che durante i suoi soggiorni in Indonesia, il Maestro non si limitasse a dipingere in studio, ma passasse ore a osservare i rituali nei templi. Questo gli ha permesso di catturare non solo l'estetica, ma l'energia di quei gesti, rendendo le sue opere "vive" per la popolazione locale tanto quanto per il pubblico europeo.

Tutti i dipinti che appartengono a questo tema sono capaci di esplorare il concetto di Tri Hita Karana (la filosofia balinese dell'armonia tra uomo, natura e Dio), che Agostino De Romanis ha saputo tradurre visivamente in composizioni “verticali”, che spingono l'occhio dal basso (la terra) verso l'alto (il divino).

image host Agostino De Romanis, Ombre del giorno e della notte, olio su carta rintelata, cm 250 x 130, 2003.