Da più parti si affronta il problema dell’avanzare dell’età. Se ne interessa il campo della medicina, ma anche, ovviamente, quello del business. In Italia, secondo le statistiche demografiche, l’indice di vecchiaia, cioè il rapporto fra gli over 65 e gli under 15 è 1,87 (dati 2021).

Perifrasi utilizzate

Sul piano culturale, tuttavia, in Italia si evita di usare l’aggettivo vecchio e quindi, spesso, esso assume connotati denigratori o di condanna, invece di essere la specifica di un’età. Anche perché oggi non c’è un passaggio netto alla vecchiaia, causa miglioramento delle condizioni e degli stili di vita. La cultura ricorre a perifrasi quali, ad esempio, molto anziano. Al Festival della mente che si tiene in settembre a Sarzana, l’argomento Vecchiaia è affrontato chiamandola Alta età.

I “grandi vecchi”

Durante un workshop, dal titolo More Years, Better Lives, organizzato a Parigi nel 2022, all’Institut national d'études démographiques dalla Joint Programming Initiative (JPI), gli over 85 venivano definiti “grandi vecchi”. Questo, per cominciare, fa capire che la vecchiaia comincia prima degli 85! Gli studi in quella sede venivano sintetizzati da Viviana Egidi, della Università di Roma La Sapienza, membro del Scientific Advisory Board della JPI, con queste parole: «Negli ultimi decenni vi è stata una vera rivoluzione della longevità, nessuno si aspettava simili ritmi di aumento». «Ecco perché non si parla più di vecchiaia» potrebbe pensare qualcuno.

Il problema è che, come l’adolescenza o la maturità, è un passaggio obbligato in cui corpo e psiche subiscono dei cambiamenti. Sarà però sempre più cruciale stimare l’età vera degli anziani, perché dovrà essere basata su condizioni di salute e livelli di fragilità invece che soltanto sui loro anni. Gli ultra-85enni sono la popolazione che più aumenterà nel futuro, grazie ai grandi miglioramenti della speranza di vita. Nella maggior parte dei paesi ricchi, se negli anni '70 solo un bambino su 5 poteva contare di vivere fino a 85 anni, oggi arriva a questa soglia più di un bambino su due. Inoltre gli over 85 sono sempre meno fragili e più autonomi, una vera rivoluzione della longevità. Il prossimo passo sarà dunque considerare ciascun anziano non più unicamente in base alla sua età anagrafica ma in base alle sue condizioni di salute e ai livelli di autonomia (la cosiddetta età biologica).

Perché una definizione è necessaria

Stabilire l’inizio, anche se solo indicativo, della vecchiaia, è molto importante proprio perché, ad esempio, il sentirsi bene e praticare con costanza uno sport, cosa raccomandata per prolungare un buono stato di salute, non deve esimere la persona vecchia dal tener conto che, comunque, è fragile. Uno strappo muscolare, un’infiammazione del crurale o dello sciatico, sarebbero evitati imponendosi, dopo una certa età, di non fare esercizi che sappiamo essere molto impegnativi. Anche gli istruttori, in palestra, dovrebbero applicare la prevenzione prudenziale.

La vecchiaia è una malattia?

Malgrado l’aumento dell’aspettativa di vita, come si diceva, l’erogazione di welfare è incredibilmente diminuita. La pubblica amministrazione parla di occuparsi di “persone fragili”, intendendo dializzati, pazienti cardiologici o con altre malattie conclamate. Non considera che anche la vecchiaia, pur non essendo una malattia, ingenera fragilità. Spesso avvengono eventi gravi, del tutto inaspettati, quali ictus, infarto, Alzheimer.

Che fare? Le premesse sono pessimistiche, però viviamo in un’epoca in cui la ricerca medica fa passi da gigante anche in ambiti quali la longevità e le buone pratiche nella nutrizione, in attività fisica, nell’apprendimento. È pertanto molto opportuno documentarsi ed essere pronti a cambiare comportamenti che la scienza dimostra essere nocivi.

Come abbattere il rischio di gravi patologie

Con l’allungamento della vita risulta di grande importanza evitare di contrarre patologie perché si allungheranno anche le sofferenze. Qual è il segreto per vivere più a lungo sani? Curarsi con il cibo e seguire uno stile di vita sano, ispirandosi ai nuovi risultati della ricerca scientifica.

Per fornire al pubblico un importante aggiornamento, il Panathlon Club di Firenze ha invitato il 19 luglio all’Hotel Villa Medici di Firenze la Professoressa Isabella De Ciutiis, fiorentina, ricercatrice in Neuroscienze all’Università di Sidney, Australia, a relazionare sul tema: "Il matrix della Longevità". Da una ricerca pluriennale del team di cui fa parte Isabella è stato affrontato l’argomento autofagia, ovvero il fenomeno per cui il nostro organismo elimina le cellule senescenti, quelle cioè non più in grado di riprodursi. Il meccanismo è automatico, ma rallenta all’aumentare dell’età. L’accumularsi di queste scorie produce infiammazione. Ciò che aiuta l’organismo a liberarsene è il digiuno, opportunamente programmato, accompagnato da un’attività sportiva aerobica quotidiana. Così si eliminano le cellule senescenti, il cui accumulo produce infiammazione all’organismo, causa dell’insorgenza di ogni malattia.

Un terzo elemento per la longevità è il mantenimento di rapporti validi, sia con i familiari, sia con gli amici. È intervenuto anche il Dott. Nicola Armentano, Medico Sportivo. Ha comunicato di avere fatto approvare, proprio quello stesso giorno, nel suo ruolo di Delegato Sport e Salute della Città Metropolitana, la messa a disposizione gratuita di un monte ore di attività sportiva per la cittadinanza anziana, in perfetta sintonia con quanto detto dalla Professoressa.

Approfondimenti

L’argomento trattato verrà ulteriormente approfondito dopo l’estate, ha dichiarato il presidente di Panathlon, Maurizio Mancianti, organizzatore della serata.